Accendiamo la TV nel 2025 e viene un dubbio: non è che abbiamo viaggiato nel tempo? Quiz e varietà che dominavano i palinsesti nei primi anni Duemila stanno magicamente ricomparendo uno dopo l’altro sullo schermo. La Ruota della Fortuna gira di nuovo e Gerry Scotti domanda “È la tua risposta definitiva?” a concorrenti seduti sulla celebre sedia de Il Milionario. E non è un deja-vu, sta succedendo davvero: è l’effetto nostalgia sul quale la TV italiana sta colpendo duro.
Nel frattempo su Rai 1, ogni sera, si riaprono i pacchi di Affari tuoi come se il 2003 non fosse mai finito. Insomma, più che fine 2025 sembra di essere ripiombati nell’era dei telefonini a conchiglia e degli sms a pagamento. La nostalgia impazza nei palinsesti e non solo: abbiamo finito le idee o semplicemente ci piace ancora quella tv “leggera” di una volta?
TV italiana: revival mania o effetto nostalgia?

L’operazione nostalgia è partita alla grande da Mediaset. Canale 5 ha rispolverato La ruota della fortuna, lo storico game show lanciato da Mike Bongiorno negli anni ‘80 ma popolarissimo anche nei primi Duemila. A sorpresa, il pubblico ha risposto con entusiasmo travolgente: in piena estate, la nuova conduzione di Gerry Scotti ha quasi sempre raggiunto oltre 3,5 milioni di spettatori per circa il 30% di share. La Rai, colta di sorpresa, ha dovuto incassare il colpo e mettere in campo strategie difensive non sempre efficaci. Durante l’estate su Rai 1 è andato in onda il collage di TecheTecheTè che al confronto ha ottenuto circa la metà di quello share. Forte di questo exploit estivo, Mediaset ha capito di aver fatto bingo col revival e ha deciso di raddoppiare la dose.
Così, nel finale di 2025, ecco tornare anche Chi vuol essere Milionario? (alias Il Milionario) su Canale 5. Il quiz dei “quindici domandoni” mancava da un bel po’ in versione regolare, a parte qualche speciale celebrativo negli ultimi anni. Stavolta il ritorno è in grande stile: un torneo tra ex campioni per festeggiare i 25 anni dalla prima edizione italiana. Le nuove puntate in realtà erano state registrate già a novembre 2024 e tenute in naftalina per un anno – segno che a Cologno Monzese credevano nel progetto ma cercavano il momento giusto. E il momento è arrivato ora, complici anche le “distrazioni” festive della concorrenza (Rai 1 la sera del debutto trasmetteva la Prima della Scala). Risultato? Il Milionario versione 2025 ha esordito con un robusto share oltre il 22%, conquistando la serata. Mica male per un quiz che imperversava nei palinsesti di 20 anni fa.
Non è finita: lo stesso Gerry Scotti è ormai uomo simbolo di questa operazione revival. Si divide tra pre-serale, access e prime time come un one-man show: dai suoi quiz recenti come Caduta Libera fino ai grandi classici risorti. È al timone della Ruota, è tornato padrone della “valigetta” del Milionario e si gode la rivincita del vintage sul nuovo. Dal canto suo, Mediaset pare aver trovato l’elisir di ascolti nei titoli del passato: persino il reality La Talpa (cult di metà anni 2000) è stato annunciato per un ritorno con Diletta Leotta, anche se tra rinvii e inciampi produttivi la partenza è slittata più volte.
Sull’onda del motto “usato sicuro”, ogni vecchio format di successo viene considerato una miniera da riaprire. Ecco allora che Max Giusti ha già iniziato a registrare il nuovo Scherzi a parte mentre su Nove continua La Corrida di Amadeus. Insomma, tutto torna prima o poi, basta aspettare il momento giusto e l’effetto nostalgia della TV italiana farà il resto.
Gerry Scotti, Stefano De Martino e il paradosso del nuovo che passa dal vecchio
Il volto simbolo di questo ritorno alle origini è senza dubbio Gerry Scotti. Da decenni è il custode della tv nazional-popolare e oggi si ritrova protagonista di un vero e proprio revival permanente. La Ruota della Fortuna e Il Milionario sono il suo habitat naturale, e la sua presenza contribuisce a rendere l’operazione ancora più rassicurante.
Dall’altra parte c’è Stefano De Martino, che rappresenta il paradosso perfetto di questa fase televisiva. È uno dei volti più giovani e contemporanei della Rai, eppure il suo successo passa da un format che ha più di vent’anni. Ma allora come fa a funzionare? De Martino è riuscito a rinfrescare Affari tuoi senza snaturarlo, dimostrando che non sempre il problema è l’età dei programmi, ma la capacità di farli vivere nel presente. Il pubblico lo premia, gli ascolti sono sempre altissimi e la Rai si trova tra le mani un nuovo uomo forte costruito, ironicamente, su un’idea vecchia.
The Cage prova a combattere l’effetto nostalgia in TV ma si scontra con l’immobilismo
In questo discorso non può mancare Amadeus, l’uomo che più di tutti negli ultimi anni ha provato a tenere insieme tradizione e rinnovamento ma che ha visto un flop dopo l’altro. Il suo Festival di Sanremo è stato un caso emblematico: un evento storico rilanciato attraverso linguaggi pop, social, contaminazioni e un’idea di spettacolo più inclusiva. Sanremo è rimasto Sanremo, ma ha parlato anche a chi non lo guardava più.
Il problema è che quel modello sembra difficile da replicare altrove. Fuori dall’Ariston, la TV generalista fatica a trovare nuove formule capaci di durare. Lo stesso Amadeus, una volta uscito dalla Rai, ha sperimentato quanto sia complicato lanciare format inediti in un sistema abituato a riconoscere solo ciò che già conosce. Il risultato è un’industria che oscilla continuamente tra il desiderio di innovare e la tentazione di rifugiarsi nell’usato sicuro.
Un esempio interessante in controtendenza è The Cage sul Nove. È uno dei pochi programmi davvero nuovi degli ultimi anni, con un ritmo veloce, un meccanismo originale e un linguaggio diverso rispetto a ciò a cui siamo abituati. Eppure non è diventato un fenomeno popolare. Ha un pubblico, è apprezzato da chi lo guarda, ma resta confinato a una nicchia.
Qui il tema si fa più complesso. Il problema non è solo la mancanza di idee, ma la difficoltà del pubblico generalista ad adottarle. Abituato per anni a un certo tipo di racconto televisivo, lo spettatore medio sembra meno disposto a fare uno sforzo in più. Meglio un quiz già visto, magari aggiornato, che un format nuovo da decifrare. E così anche quando qualcosa di diverso c’è, fatica a emergere.
Una TV che guarda al passato perché il presente fa paura

Alla fine, il grande revival della TV italiana racconta soprattutto una paura: quella di sbagliare. Rai, Mediaset e persino Nove sanno che oggi un flop pesa più di una volta, e che il pubblico è sempre più volatile. Ripescare un titolo del passato significa ridurre il rischio, partire da una base solida, giocare in difesa.
Ma fino a quando si può andare avanti così? Ogni epoca ha bisogno dei suoi nuovi classici, e i classici non nascono dal nulla. Nascono da tentativi, errori, intuizioni che all’inizio sembrano azzardi. I programmi che oggi tornano in onda come reliquie sacre, un tempo erano scommesse.
La sensazione è che l’effetto nostalgia in TV possa durare ancora molto, ma che quest’ultima sia in una fase di transizione, sospesa tra il conforto del passato e la difficoltà di immaginare il futuro. Nel frattempo, noi spettatori viaggiamo avanti e indietro nel tempo, con il telecomando in mano, chiedendoci se la prossima grande idea arriverà davvero… o se continueremo a girare la ruota ancora per un po’.