Calcio in chiaro, spunta anche Mediaset: Pier Silvio lo ammette “Ci penseremo”
A margine della conferenza stampa di Natale di Media For Europe, Pier Silvio Berlusconi apre all’ipotesi Serie A in chiaro su Canale 5: un sogno affascinante ma complicato, mentre il mercato dei diritti tv entra nella fase più delicata.
Durante la conferenza stampa di fine anno, Pier Silvio Berlusconi ha pronunciato la frase che ha riportato Mediaset al centro del dibattito sui diritti tv: “Il sogno, in una delle prossime aste per i diritti della Serie A, sarebbe che ci fosse una partita in chiaro”. È una dichiarazione che ha il sapore del ritorno alle origini, quando il calcio in chiaro era parte integrante dell’identità Mediaset.
Il sogno di Pier Silvio
L’AD del gruppo Mediaset ha immaginato uno scenario quasi cinematografico: “Tra noi e la Rai, voglio proprio vedere cosa succede. Sarebbe veramente tosta, ma sarebbe bellissimo avere una partita la domenica sera su Canale 5”.
Un’apertura sincera, quasi emozionale, che però si porta dietro tutta la complessità di un mercato oggi dominato dallo streaming. Pur con qualche dubbio e incerto: non è che i conti di DAZN brillino e soprattutto l’anno scorso si era parlato anche di una possibile smobilitazione della rete on line che arriverà invece fino alla fine della stagione 2028-29 con l’attuale pacchetto. Tutte le partite su DAZN, sette delle quali in esclusiva, con tre partite su SKY.
Calcio in chiaro: si può
Ma i diritti in chiaro sono un’altra cosa. La Lega anche per fronteggiare una obiettiva flessione di interesse che sta in qualche modo impoverendo anche il prodotto in senso più generale, ci penserebbe più che volentieri. In questo caso
gli interlocutori della Lega, e nel caso di Mediaset i potenziali concorrenti, sono molti. Oltre alla RAI c’è SKY, che con TV8 ha già trasmesso grandi eventi sportivi, come alcune tappe del Mondiale di Formula 1, Discovery che tuttavia pur avendo a disposizione Nove è al momento coinvolta in una fase di ristrutturazione del suo gruppo che potrebbe rallentare un investimento così significato. E naturalmente La7 il cui editore Urbano Cairo ha sempre chiaramente fatto capire di non volere assolutamente acquisire diritti così onerosi. Soprattutto nel mondo del calcio.
Un desiderio che si scontra con i numeri
Dopo l’entusiasmo e la definizione di tele-sogno di Pier Silvio Berlusconi, però, è arrivata anche la puntualizzazione: “A oggi, questa prospettiva sembra quasi impossibile”. Un’ammissione lucida che tiene conto di un sistema in cui lo streaming – nonostante difficoltà strutturali – continua a muovere cifre che la tv in chiaro non può eguagliare con la sola raccolta pubblicitaria.
Tuttavia è evidente come il triennio DAZN abbia mostrato i suoi limiti: problemi tecnici, proteste degli utenti, un modello di business ancora fragile. Però la piattaforma mantiene l’esclusiva e una presenza ormai centrale nelle strategie della Lega Serie A. La sfida, per Mediaset, non sarebbe solamente di carattere economico: si tratterebbe di ridefinire il ruolo del calcio all’interno dell’offerta generalista.

Sky osserva, Mediaset riflette: la partita strategica
Se DAZN affronta una fase complessa, Sky vive una fase di attesa attiva. Il gruppo di Comcast sa che il valore della sua infrastruttura – soprattutto sul fronte qualità di trasmissione – rimane un punto di forza. Non scopre le carte troppo presto, lasciando che la Lega, DAZN e l’eventuale interessamento di Mediaset traccino i primi movimenti.
In questo scenario, l’idea di Mediaset come “terzo polo” non è affatto peregrina: una partita in chiaro garantirebbe alla Serie A visibilità, un pubblico generalista e una spinta promozionale che negli ultimi anni si è considerevolmente ridotta. Berlusconi questo lo sa e lo dice tra le righe: un ruolo Mediaset nell’asta cambierebbe il tavolo. Anche perché ormai, e anche questo è un dato di fatto, la famiglia con la cessione del Monza è definitivamente fuori dal mondo del calcio.
Il sogno resta aperto
L’AD non chiude alcuna porta: “Ci penseremo”. Una frase che pesa perché arriva in un momento di grandi ristrutturazioni interne e di forte riposizionamento strategico.
Il calcio in chiaro è un sogno complicato, forse lontano, almeno quanto la sintesi del secondo tempo della partita di cartello che andava in onda su RAI Uno subito dopo Novantesimo Minuto. Ma non più impossibile da nominare. E nel mondo dei diritti tv, anche solo il fatto che se ne parli è di per se stesso un segnale.