Checco Zalone, da Zelig a Buen Camino: il riscatto della maschera comica tra cinema e tv
Checco Zalone torna al cinema con Buen Camino. Luca Medici riscatta il ruolo della maschera comica, tra cinema e tv, dimostrando che parlare di commedia dell’arte ha ancora senso oltre che un profondo valore sociale.
Checco Zalone è l’ultima maschera contemporanea del cinema e della televisione. L’Italia viene dagli insegnamenti di Paolo Villaggio che aveva, dal punto di vista della comunicazione, tanti punti in comune con Luca Medici (l’artista che anima Zalone). A partire dalla scelta dei testi e delle battute da proporre.
Entrambi, seppur attingendo a repertori differenti, anche rispetto all’epoca che hanno vissuto e attraversato, hanno fatto dell’irriverenza dialettica il proprio vessillo. Uno, Fantozzi, un iperbole negativo: sempre a rincorrere una felicità che non esiste, l’assurdo è proprio vedere come e quanto arrivi vicino all’obiettivo per poi perderlo a un passo dal risultato.
Il potere della maschera comica
La tranquillità come chimera e le peripezie per sforzarsi di raggiungerla. Questo ha sempre fatto ridere (e riflettere) in Fantozzi e i film della saga. Zalone, invece, è un iperbole positivo. Una scanzonata goliardia ipertrofica mascherata da ignoranza e genuinità che favorisce, all’interno del sotto testo del personaggio, anche poderosi spunti di riflessione.

Due opposti, Fantozzi e Zalone, che si attraggono su resa e impresa dei loro prodotti. Villaggio e Medici hanno sempre scelto di mostrarsi sotto altre vesti per far sì che le loro maschere non coinvolgessero la quotidianità che avrebbero dovuto vivere. Fantozzi era una costola di Villaggio, ma non ne determinava la natura complessiva. Lo stesso vale per Zalone con Medici. Il talento e l’anagrafe vanno di pari passo.
Da Ugo Fantozzi a Checco Zalone
Questa scelta ben precisa ha portato, nel caso di Zalone e prima ancora di Villaggio, a una carriera sfavillante perchè – attraverso la maschera – è stato possibile mettere in evidenza vizi, virtù, passioni e reticenze di un Paese intero. Zalone, nello specifico, come Fantozzi, è un ritratto generazionale di come cambiano i costumi e la morale di un territorio intriso da stimoli, innovazioni e influenze. Dai tempi di Zelig fino ai successi del cinema, Medici – attraverso le fattezze di Checco – ha saputo cogliere in fallo i luoghi comuni della società. La platea ride guardando Zalone senza pensare che è un riflesso della visione comune del mondo.

Checco, nella fattispecie, è come uno specchio sulle controversie di ciascun italiano. Ecco perchè, forse, la comicità che emana è divisiva. Ogni apparizione di Zalone, al cinema e in tv, ha causato grandi sorrisi ma anche notevoli dibattiti. Esagerato, senza filtri, schierato. Addirittura volgare. È stato detto di tutto su Zalone e la propria arte televisivo cinematografica. Tranne indifferente. Zalone, in maniera più dettagliata, fa bene al cinema e alla televisione perchè essendo l’ultima maschera artistica in circolazione la guardano e ascoltano tutti. Proprio come facevano con Fantozzi.
Un successo crescente
Poi, magari, l’opinione pubblica critica, discute, si infervora. Dopo, però, aver prestato attenzione a quello che Zalone (animato da Luca Medici) sceglie di fare. Così è stato a Zelig, ancora prima a TeleNorba, poi è arrivato il successo al cinema: da Cado dalle Nubi a Che Bella Giornata, sino al record italiano di incassi con Quo Vado?, successivamente è arrivata l’opera prima da regista. Tolo Tolo ha conquistato la platea solo parzialmente. È stato visto come un esperimento riuscito a metà, in cui si ride meno per far posto alla riflessione. Ora – al netto della parentesi con Sole a Catinelle – dopo qualche spettacolo teatrale Medici torna a vestire i panni di Zalone con Buen Camino.
Film comico diretto da Gennaro Nunziante, con Medici che ha contribuito alla scrittura, per dimostrare che questi anni di attesa (e silenzio mediatico) sono serviti a Checco Zalone per ricaricare le batterie e fare il ritratto delle ultime tendenze dell’essere umano medio. L’italianità tradotta in una personalità poliedrica, anche leggermente esasperante, che mette ciascuno degli estimatori davanti alle proprie pecche. Lo fa, però, con stile e questo rende piacevole (almeno secondo la maggioranza dei telespettatori) persino la critica più aspra e la parodia maggiormente cinica. Zalone, tuttavia, non è stato proprio assente dal piccolo e grande schermo.
Checco Zalone contro l’indifferenza
Recentemente le sue parodie social, come l’ultimo giorno di patriarcato, l’hanno fatta da padrone. Anche con camei illustri, da Ellen Mirren a Vanessa Scalera, della serie: tutti vogliono lavorare con Luca Medici che fa Checco Zalone, perchè – proprio come Fantozzi – anche quando delude non lo fa mai in maniera banale. Infatti, altra dote sottovalutata, Zalone appare e scompare nel tempo. Dopo l’arrivo al cinema o il ritorno in tv, prima di rivedere la maschera comica in azione, passa qualche anno.
L’attesa aumenta il desiderio, ma anche la curiosità. Cosa si sarà inventato Medici, stavolta? La risposta sarà disponibile a partire dal prossimo 25 dicembre 2025 nei migliori cinema. Nell’attesa è possibile capire perchè Luca Medici, con la maschera Zalone, ravviva il sistema audiovisivo italiano: di maschere interpretative non ce ne sono quasi più.
Il riscatto della commedia dell’arte
Checco Zalone, tra ambizione e interpretazione, è l’ultimo baluardo di una commedia dell’arte sempre più in disuso. Una sorta di Arlecchino 2.0 che, oltre agli applausi, genera dibattito. Questo è il pane quotidiano, che oggi nella maggior parte dei casi manca, di cui dovrebbero nutrirsi cinema e tv. Medici glielo garantisce ogni volta in forma diversa, ma con la medesima qualità. Un marchio di fabbrica che non passa mai di moda, proprio come Fantozzi. Villaggio è morto nel 2017, ma il ragioniere continua a vivere in ogni vizio e vezzo di ciascuno tra frasi, tormentoni e abitudini che non passano mai.