Sky Sport e l’esultanza della discordia: cos’è successo agli stagisti richiamati durante Verona-Inter
Sky Sport, un’esultanza di troppo dietro le quinte è finita in primo piano nelle cronache sportive. Cos’è successo agli stagisti richiamati dall’azienda dopo Verona-Inter.
Verona-Inter, la partita prosegue anche fuori dal campo e non per questioni di classifica. Domenica 2 novembre 2025, intorno alle 14.20, il misfatto: i nerazzurri passano in vantaggio con un’autorete di Martin Frese e i tifosi interisti si lasciano andare a esultanze smodate in tribuna. Nel frattempo a Sky Sport si sta raccontando la partita nello studio del canale tematico, con i collegamenti dedicati e gli aggiornamenti da tutti i campi.
Non si vede, in quel contesto specifico, la gara ma Luca Tommassini – conduttore e cronista di Sky Sport – prende la parola per raccontare quanto accaduto al Bentegodi. Il racconto, poi un sorriso accennato, perchè si accorge di qualcosa che nella telecamera non doveva entrare. Due stagisti, dietro le quinte, impegnati a svolgere gli obblighi di redazione, si lasciano andare a un’esultanza genuina credendo di non essere visti. Il Web li intercetta e quell’inquadratura di troppo finisce in prima pagina su testate online e non solo.
Sky Sport, un’esultanza di troppo
Questo vuol dire, per Sky Sport, essere accusati indirettamente di parzialità: in Rete, infatti, si comincia a parlare di addetti ai lavori faziosi e non solo. La polemica divampa. A quel punto, per cercare di arginare le proteste, interviene il Direttore di Rete Federico Ferri. Il quale scrive una lettera formale a tutta la redazione. In questa missiva aziendale, ripubblicata anche a mezzo social, si chiede una condotta diversa a tutti i membri di Sky Sport: una maggiore sobrietà e un comportamento consono. “Quando accadono queste cose – scrive Ferri – per la gente fuori non ci sono singoli responsabili, ma c’è Sky Sport. Punto”. Parole dure seguite da un atteggiamento altrettanto risolutivo.
I due stagisti, protagonisti dell’involontario siparietto, sono stati sospesi. Alla notizia, il popolo del Web – lo stesso che ha reso pubblico quel frame che avrebbe dovuto restare nella categoria degli imprevisti della diretta e, invece, è diventato un caso per via delle reiterate condivisioni – si è schierato ulteriormente: i commenti si sono moltiplicati chiedendo più raziocinio e meno severità nei confronti di due lavoratori.
Cos’è successo dopo Verona-Inter
Questa situazione, dunque, si è trasformata in un attacco ulteriore a Sky Sport: è sufficiente guardare i commenti sulle piattaforme social per capirlo. “Allora i vari Assogna, Mangiante e Bergomi non dovrebbero lavorare più?”, si chiedono molti utenti. Il riferimento è al fatto che i cronisti sportivi e anche qualche ex calciatore attualmente opinionista parteggino per determinate squadre, ma continuino a lavorare ugualmente. Nonostante questa loro dichiarata o meno fede calcistica.

Insomma, il Web ora chiede maggiore condiscendenza nei confronti degli stagisti sospesi, ma dove sta la verità? Come dovrebbe comportarsi un Direttore di Rete o un cronista (che sia stagista o assunto) quando lavora per un’emittente sportiva? A disciplinare tutto questo c’è un emendamento che è finito anche nel codice deontologico dei giornalisti. È consultabile anche attraverso il sito ufficiale dell’Ordine dei Giornalisti e non solo.
Cosa dice la deontologia professionale
La norma prende il nome di emendamento Raciti e si deve a un episodio spiacevole accaduto nel 2007: l’ispettore di Polizia Filippo Raciti veniva barbaramente ucciso durante gli scontri tra tifosi nella partita di calcio Catania-Palermo. Quell’episodio di cronaca mise metaforicamente sull’attenti anche i cronisti e coloro che lo sport devono raccontarlo per dovere, oltre che per passione. Da quella situazione si decise, come condotta da mantenere, che oltre all’equilibrio e all’imparzialità un cronista deve mostrare un tono sobrio per evitare di favorire o dare adito a scontri dialettici e fisici fuori dal piccolo schermo.
In altre parole: la televisione, e vale per qualsiasi emittente, non deve mostrare – all’interno del racconto sportivo – un tono eccessivamente sopra le righe perchè potrebbe favorire qualche scontro (sul piano dialettico e fisico) non incline alla condotta della società civile. Tradotto ulteriormente: le parole sono armi, esattamente come i comportamenti, quando si è in onda e il riferimento deve essere sempre la platea in questione. Ovvero chi sta parlando.
Dalla tv al Web
Dunque, al popolo del Web – così come a qualunque altro tipo di commentatore – non spetta giudicare la condotta di Ferri o Sky Sport. Si dovrebbe, tutti, però, fare attenzione a quello che si vuole comunicare prima, dopo e durante un evento sportivo. Oggi, un’esultanza non prevista fa notizia, ma il linguaggio odierno (attorno al dibattito sportivo e non solo) consente codici di condotta spesso fuori luogo perché modelli non sempre puntuali vengono portati alla ribalta dalla Rete e messi a raccontare una partita. Oppure una gara di basket o un confronto di scherma. Senza il minimo requisito possibile, ad esclusione dell’esuberanza.
La televisione non è un bar, ma un punto di raccolta. Dunque, la vicenda di Sky Sport – se c’è una lezione che può lasciare – deve ricordare a chiunque (dentro e fuori da Rogoredo) che il problema non può essere soltanto un’esultanza, ma l’uso che se ne fa. Se si sceglie di strumentalizzare un momento goliardico per costruire un precedente pericoloso (e il riferimento non è a Sky Sport, ma a tutti gli esponenti della Rete che prima hanno attaccato e poi metaforicamente assolto gli stagisti in forza all’emittente), vuol dire che c’è la volontà di camminare su un viatico delicato che potrebbe portare a seminare altre divisioni – e conseguenze spiacevoli televisivamente parlando – piuttosto che creare collegamenti e spunti necessari per continuare a raccontare lo sport e non solo nel migliore dei modi.
L’importanza di un codice
Ferri, da Sky Sport, l’ha detto: è importante avere un codice di condotta uniforme. C’è già, ma tutti – dentro e fuori le emittenti – dovrebbero conoscerlo. Anche quando si decide di puntare il dito contro qualcuno soltanto in nome di qualche visualizzazione in più. In questo le tv c’entrano poco, ma si ritrovano – loro malgrado – direttamente coinvolte in una sete di popolarità senza esclusione di colpi che non risparmia nessuno. Neppure dei lavoratori con la “colpa” di essersi trovati nel posto giusto al momento sbagliato.