Addio a Franco Mari, l’ironia surreale di Rupert Sciamenna che ha cambiato la comicità italiana
È morto a 78 anni Franco Mari, l’attore diventato cult negli sketch surreali di Maccio Capatonda nel ruolo di Micidial, l’imprenditore nemico di Mario nella serie TV e di Giulio Verme in Italiano Medio
La notizia della morte di Franco Mari, a 78 anni, paradossalmente ha commosso una generazione di giovanissimi che conosceva poco o nulla della sua lunga carriera artistica ma lo riconosceva nel suo ruolo surreale di nemesi di tutti i personaggi creati da Maccio Capatonda.
Franco Mari, alias Rupert Sciamenna
Accettando di mettersi in gioco completamente così come facevano tutti i personaggi creati da Maccio, a cominciare dal nome d’arte e da ruoli improbabili e bizzarri, Franco Mari era diventato Rupert Sciamenna, sinonimo di follia controllata, personaggi tragici e irresistibili, eccessi grotteschi e risate che nascevano da dettagli improvvisi, smorfie, accenti impossibili e una verbosità irreale e forzatissima.
Mari aveva conquistato il pubblico proprio così: senza mai prendersi sul serio e trasformando l’assurdo in linguaggio.
Franco Mari, da comparsa a protagonista
Era nato a Milano e aveva iniziato lontano dalle telecamere, nel mondo degli hotel, dove aveva incrociato attori e registi. Da quelle occasioni casuali nacque una seconda vita: il cinema e la TV.
Piccoli ruoli all’inizio, soprattutto da comparsa fin dagli anni ’80 con Monicelli (Facciamo Paradiso) e con Steno (Mani di Fata), poi l’incontro con Paolo Costella che lo utilizza in Tutti gli Uomini del Deficiente nei panni di Leone Stella, proprietario di un’azienda di videogiochi pronto a lasciare il suo impero a uno dei numerosi personaggi impegnati in un feroce gioco a eliminazione organizzato come un reality show. Franco Mari si vede solo una icona, nell’impartire ordine ai concorrenti.
La vera notorietà arriva però con Maccio Capatonda.

Gli anni con Maccio: il mito di Rupert Sciamenna
Da Mai dire lunedì alla serie Mario, passando per Italiano Medio e Omicidio all’italiana, Mari ha incarnato una generazione comica nuova, che non aveva paura di rompere i canoni. Nei panni di Rupert Sciamenna era un gentiluomo malvagio, un villain ridicolo e spietato al tempo stesso, un signore d’altri tempi perso in mondi sbagliati. La sua risata agghiacciante, l’eleganza stortata, i personaggi sopra le righe lo hanno reso iconico.
Il suo personaggio era Lord Micidial, proprietario di una global company feroce pronta a piazzare orrendi prodotti di mercato: sua la proprietà della tv nella quale Mario lavora come anchorman, sua la società costruttrice che vuole sbaraccare un parco per realizzare il quartiere Il bello che avanza sbarazzandosi delle proteste di Giulio Verme in Italiano Medio.
Herbert Ballerina lo ha ricordato così: “Era il più giovane di noi, anche se sembrava il più vecchio del mondo”. Un modo per dire che dentro quell’apparenza un po’ bizzarra c’era un entusiasmo puro, quasi infantile per ogni ruolo che gli venisse affidato.
Marcello Macchia, il geniale produttore e regista che ha creato l’universo di Maccio Capatonda lo definisce in un breve post di commiato nel modo più azzeccato possibile: Un mito della comicità.
Un’eredità che resta
Mari è stato uno degli ultimi veri caratteristi comici, capace di lasciare un segno anche con una sola inquadratura. Il pubblico gli ha voluto bene perché era imprevedibile. Perché sorprendeva. Perché quel suo mondo assurdo sembrava una lente perfetta per raccontare il nostro. Fantastico il fatto che sotto i commenti social ogni ricordo dei fan sia completato da uno dei suoi tormentoni che lo hanno reso celebre nelle clip e nelle trasmissioni di Capatonda… Segno che in pochissimi anni, quando molti attori non hanno più voglia di prestarsi a giochi assurdi, lui abbia davvero lasciato un segno indelebile.