Fatma Hassona, un sogno spezzato a Gaza: il documentario di Sepideh Farsi alla Festa di Roma
Si intitola Put Your Soul on Your Hand and Walk e racconta la storia tragica di Fatma Hassona, videoreporter 24enne che sognava di una carriera nel cinema: morirà uccisa da una bomba subito dopo aver mandato le sue ultime immagini alla documentarista Sepideh Farsi che oggi presenta il suo film a Roma
Fatma Hassona aveva 24 anni, viveva a Deir al-Balah e sognava di studiare fotografia in Europa. Lavorava fin da bambina con macchine fotografiche, obiettivi e piccole videocamere portatili con le quali documentava Gaza e il suo dramma. Ore e ore di immagini, migliaia di scatti.
Chi è Fatma Hassona
In un contesto difficilissimo e incerto dopo numerosi tentativi di contatto, Fatma era riuscita a contattare la regista iraniana Sepideh Farsi. Un rapporto tra due giovani donne con la stessa passione, la documentazione per immagini. Fatma e Sepideh si riescono a sentire in inglese e decidono di collaborare grazie a poche videochiamate in circostanze estremamente precarie.
Fatma registra ogni giorno, e anche quando perde i suoi strumenti di lavoro continua a riprendere con strumenti di fortuna, anche semplicemente con un telefonino. Oggi le sue immagini sono diventate un film: Put Your Soul on Your Hand and Walk, un diario dal vivo sulla vita in guerra, girato il poco che aveva e una infinità di coraggio.
Il film: uno sguardo dall’interno, montato a distanza
Il dispositivo è semplice e potente: Fatma filma e invia, Farsi ascolta e monta. Dal ritmo degli allarmi agli sguardi dei bambini nei rifugi, dai mercati improvvisati al mare visto da lontano, il documentario cerca disperatamente la vita dove tutto parla di morte.
Non c’è alcun voice-over ingombrante, nessun testo, nessuna voce narrante. La regista lascia che siano il respiro di Fatma, le sue esclamazioni improvvise, le urla e le lacrime di chi passa, il rumore della strada a diventare narrazione in presa diretta.
Sepideh Farsi, già autrice di diversi film a tema politico e intimista, firma un’opera che resta asciutta, etica, lontana da qualsiasi sensazionalismo o vittimismo.

La tragedia improvvisa
Il film arriva al Festival del cinema di Roma con il peso di una notizia che rende questo documento ancora più attuale e significativo. Fatma è morta in un’esplosione che la coglie nel sonno, nel suo rifugio insieme ad alcuni familiari, poche ore dopo l’invio degli ultimi materiali.
La sua immagine di ragazza che sorride alla vita si fa allora testimonianza e lutto. In sala, il pubblico vede e ascolta già sapendo il finale del film, chi l’ha girato non c’è più, e il cinema, mai come in questo caso, è verità: ma non ha alcuna forza consolatoria.
Un film dentro la guerra
Put Your Soul on Your Hand and Walk non è un film “sulla” guerra ma uno straordinario “dentro la guerra” che parla anche l’ostinazione di una giovane donna nel cogliere senza pensarci qualsiasi rischio pur di documentare e sul filo che lega due donne a distanza, che non si sono mai conosciute di persona, che diventano l’una l’estensione dell’altra. Fatma riprende, Sepideh mette ordine.
La storia di Fatma, più forte di qualsiasi retorica, interroga la nostra attenzione: chi racconta rischia, e noi in certi casi abbiamo il dovere di guardare. E provare a capire.