Home Serie Tv Il finale di Ed Gein spiegato: cosa succede nella serie Netflix con Charlie Hunnam

Il finale di Ed Gein spiegato: cosa succede nella serie Netflix con Charlie Hunnam

Una serie di cui stanno parlando tutti e che, nei suoi secondi finali, cela un epilogo inquietante. Proprio come il resto del racconto.

13 Ottobre 2025 19:30

La terza stagione della serie Monster di Netflix, ideata da Ryan Murphy, si conclude con un episodio che sfida le convenzioni della realtà, trasformando l’ultimo atto di Ed Gein in un’esperienza quasi onirica. Attenzione, rischio spoiler!

Il celebre serial killer, noto per i suoi crimini efferati e le sue pratiche necrofile, si ritrova a confrontarsi con le proprie ossessioni e con l’eredità oscura che ha lasciato nel mondo. Ma come si intrecciano finzione e realtà nel finale di questa serie?

La fine di Ed Gein

Ed Gein, ormai malato di cancro e confinato in un ospedale psichiatrico, si trova a vivere una serie di visioni che rivelano la distorsione della sua psiche e la sua relazione morbosa con la madre Augusta. Contrariamente a quanto suggerito nei fatti reali – dove Gein fu arrestato nel 1957 senza l’incontro con una figura femminile come quella di Adeline Witkins, sua fidanzata – gli sceneggiatori della serie scelgono di introdurre una visita immaginaria della donna. Adeline promette di “continuare l’opera” di Gein, ma lui, ormai svuotato dalla sua malvagità, le chiede di non farlo, un gesto che funge da catalizzatore per una riflessione sul suo percorso distruttivo. Questa interazione, totalmente inventata per la serie, si distacca dai fatti storici, dove Adeline non lo incontrò mai dopo il 1955.

Finale Ed Gein
L’inquietante finale di Ed Gein foto: Netflix – (tvblog.it)

Un altro elemento che stupisce gli spettatori è l’incontro di Gein con altre figure emblematiche che hanno segnato la storia della criminologia e della cultura popolare. Nel suo stato di semi-incoscienza, il serial killer percepisce la presenza di assassini come Richard Speck e Ted Bundy, che, nel mondo della serie, lo ammirano e lo lodano per la sua “creatività”.

Per gli sceneggiatori Murphy e Brennan, questa sequenza non è solo una riflessione sulle sue atrocità, ma anche un omaggio alle “creature oscure” che sono state, a loro volta, segnate dall’ombra di Gein. La sua figura, un punto di riferimento malsano per altri assassini, diventa un simbolo di come la cultura popolare possa prendere ispirazione da storie di violenza, amplificandole e trasformandole in leggende moderne.

Nel cuore di queste visioni, Gein si ritrova di nuovo faccia a faccia con la figura di sua madre, Augusta, la donna che ha avuto un ruolo centrale nella sua formazione psicologica. Il regista spiega che, in un primo momento, la scena avrebbe dovuto prevedere una visita della madre a Gein, con un incontro che sarebbe stato carico di tensione e di un riconoscimento tacito di quanto il figlio avesse portato avanti i suoi insegnamenti distorti. Tuttavia, i creatori hanno deciso di virare verso una rappresentazione più simbolica: Gein, avvolto da infermiere che lo circondano danzando, sale le scale e si trova davanti sua madre, che lo accoglie con un sorriso quasi compiaciuto, come se, alla fine, avesse raggiunto la sua “vera” realizzazione.

Nel finale, che si svolge decenni dopo la morte di Gein, alcuni adolescenti tentano di rubare la sua lapide, un atto ispirato dalla realtà, dato che la sua tomba è stata più volte profanata. L’episodio si conclude con una scena iconica in cui, nonostante la sua morte, Gein appare osservando i ragazzi con il suo ghigno inquietante. L’immagine si riflette in un’ultima danza disturbante, simile alla famosa scena finale di Non aprite quella porta, dove Leatherface, simbolo della sua eredità, brandisce la motosega in una danza contorta di violenza e follia.

Il vero finale, però, non si limita alla cultura popolare. Gein, ancora giovane, è ritratto accanto alla madre, che gli sussurra: “Solo una madre potrebbe amarti”.