Home Notizie Carlo Conti, ‘democristiano’ per scelta: 40 anni di Rai, Tale e Quale e la rotta verso Sanremo 2026

Carlo Conti, ‘democristiano’ per scelta: 40 anni di Rai, Tale e Quale e la rotta verso Sanremo 2026

In una lunga intervista a Vanity Fair il conduttore RAI rivendica il suo stile: “Sono cattolico e rispetto tutti”. Tra i temi in discussione 40 anni nella tv di Stato, la forza del varietà e un Sanremo 2026 che potrebbe chiudere il suo ciclo.

4 Ottobre 2025 15:40

Quarant’anni in Rai. Difficile, anzi… impossibile, trovare al momento un conduttore più fedele di Carlo Conti alla TV di stato.

Entrato in RAI dopo una lunga gavetta sulle reti televisive locali, il conduttore toscano ha condotto il suo primo programma  nel 1985 – Hit Parade, forte della sua radice nelle radio locali – per passare poi alla TV dei ragazzi. Un percorso se vogliamo molto simile a quello di Fabrizio Frizzi.

Carlo Conti, 40 anni in RAI

Inutile sottolineare che soprattutto dopo la decisione di prendere l’eredità di Sanremo al termine dei cinque anni di gestione Amadeus le aspettative fossero alte. Così come i rischi. Carlo Conti si appresta a chiudere l’anno con un bilancio straordinariamente attivo. E lo fa tornando a uno dei programmi cui è più legato, Tale e Quale Show.

In una intervista a Vanity Fair, Conti torna a una etichetta che più lo perseguita: “È vero, mi definiscono democristiano: Ma la cosa non mi offende. Sono cattolico e cerco di vivere nel rispetto lascio spazio e sono tollerante. Forse vogliono dire che sono diplomatico…”

Una formula nella quale c’è la grammatica del suo stile di conduzione: diplomazia, ma anche ascolto, tempi morbidi, la scelta di tenere il centro in modo organizzato piuttosto che accentrare.

Il tutto, possibilmente, con calma: “Ho imparato tanto dai programmi che ho fatto, soprattutto da quelli che erano andati peggio. Con gli anni sono diventato meno frettoloso, meno ansioso,  agisco con calma e buon senso”.

Conti annuncia regolamento sanremo giovani
Carlo Conti quest’anno al suo quinto Sanremo Giovani – Credits RAI Ufficio stampa (TVBlog.it)

Tale e Quale Show: perché funziona ancora

Quindici edizioni dopo, “Tale e Quale Show” resta la sua sala giochi del venerdì, e Conti lo difende nella sua natura di varietà e sicuramente non di talent: “Non parliamo di concorrenti ma protagonisti che accettano di mettersi in gioco. Non è un talent ma un varietà, la componente di gara è davvero molto sfumata” aveva ribadito nella presentazione stampa della nuova edizione. E anche quest’anno lo show ha salutato la ripartenza con una giuria composta da Giorgio Panariello, Cristiano Malgioglio e Alessia Marcuzzi, e con un omaggio dichiarato alla tradizione: la dedica a Pippo Baudo, scomparso ad agosto è stato il primo punto all’ordine del giorno.

Il programma piace, anche ieri ha vinto la prima serata sfiorando il 20% di share riguadagnando considerevolmente dalla Ruota della Fortuna che ancora una volta aveva vinto il preserale rispetto ad Affari Tuoi.

Sanremo 2026: il numero giusto e l’idea di misura

Sull’Ariston, Carlo Conti sembra aver tracciato una rotta precisa. Negli ultimi interventi pubblici ha lasciato intendere che il 2026 sarà il suo ultimo Festival di questo ciclo, il secondo di fila e il quinto in assoluto: “Arrivare a cinque a me sembra già un bel numero”, ha detto in questi giorni, anticipando che annuncerà i Big in gara tra fine novembre e inizio dicembre.

La logica è la stessa che governa il resto del suo profilo: primo non strafare. Meglio un perimetro netto – cinque edizioni, una cifra simbolica – che l’inerzia del “uno in più” ma senza un motivo. Anche qui, la bussola è la qualità dell’offerta: il Festival come varietà musicale, non come bulimia di contenuti.

Le canzoni invece saranno 26, questo per lo meno è l’intenzione di partenza: “Penso che sia il numero giusto. L’anno scorso mi sono lasciato coinvolgere, mi dispiaceva togliere dei brani che è sempre la cosa peggiore, quella che non ti fa dormire. Dovrò impormelo…”