Non solo “Freddo”: Vinicio Marchioni da “Romanzo Criminale” al palcoscenico. La televisione ha partorito un nuovo talento
Vinicio Marchioni non è Freddo. Lo è, limitatamente alla brillante interpretazione televisiva che l’attore romano ha confezionato per la serie Romanzo Criminale, ma sulle assi del palcoscenico teatrale, ecco che quello che viene fuori è puntualmente un calore umano, virtuoso e attoriale proprio dei grandissimi talenti. Al “Cometa Off”, storico teatro testaccino di Roma, con
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Vinicio Marchioni non è Freddo. Lo è, limitatamente alla brillante interpretazione televisiva che l’attore romano ha confezionato per la serie Romanzo Criminale, ma sulle assi del palcoscenico teatrale, ecco che quello che viene fuori è puntualmente un calore umano, virtuoso e attoriale proprio dei grandissimi talenti. Al “Cometa Off”, storico teatro testaccino di Roma, con “La più lunga ora”, Marchioni è in scena – dal 3 all’8 febbraio – con un suo sentitissimo monologo ispirato al poeta “maledetto” Dino Campana, morto il 1 marzo 1932 nel manicomio di Castel Pucci dopo una reclusione durata quattordici anni. “Mi sono chiesto – dice l’attore 33enne – quante volte puo’ morire un uomo, un poeta per di piu’, durante tanti anni di manicomio. Quante e quali cose gli sono potute mancare. E quanto e’ costato a quell’uomo aver inseguito per tutta la sua vita, meno gli ultimi quattordici anni, la poesia. Naturalmente non ho risposte: La piu’ lunga ora e’ il frutto di queste domande”.
Vinicio Marchioni è un brillante attore, curiosamente “scoperto” dalla tv commerciale. La sua bravura, già dimostrata, si palesa definitivamente dalla visione del suo spettacolo teatrale. Tante qualità le aveva già mostrate al grandissimo pubblico durante le 12 puntate di “Romanzo Criminale – la Serie”, trasmesse da SkyCinema, dove interpretava il Freddo, elemento fondamentale della banda criminale cosidetta “della Magliana”, resa celebre, oltre che dalla cronaca reale, anche e soprattutto dal romanzo omonimo di Giancarlo De Cataldo e dal film di Michele Placido; ne “La più lunga ora”, che si sviluppa effettivamente per la durata di sessanta minuti circa, Marchioni, da solo in scena, si muove su un tappeto di fogli scritti che sono le poesie di Dino Campana, da lui stesso interpretato. La storia è proprio quella del poeta che, parlando in prima persona, racconta tra lampi di follia e genio, la propria discesa in quel “male oscuro” che l’ha portato alla reclusione manicomiale fino alla fine dei suoi giorni.
La resa scenica dello spettacolo è molto interessante: le luci, curate dalla brava Giulia Dietrich, assurgono quasi al ruolo di co-protagoniste, sottolineando meravigliosamente la caduta di Dino Campana attraverso toni freddi o spesso quasi totalmente scuri, dove sono solo le ombre, insieme alla voce penetrante di Marchioni-Campana, a raccontare la storia.
Diplomato nel 2000 all’Accademia dello Spettacolo, Vinicio ha messo su una piccola compagnia teatrale diretta da lui medesimo, prima di essere scelto dal maestro Luca Ronconi con cui ha lavorato in due spettacoli, l’ultimo dei quali è stato “Nel bosco degli spiriti”, l’adattamento di due romanzi brevi dello scrittore nigeriano Amos Tutuola. Non a caso è la ricercatezza autoriale di questo giovane attore ad emergere prepotente: la sua resa de “Il Freddo” in televisione è stata forse la migliore tra le già ottime interpretazioni della serie e certamente la riprova, finalmente, dell’esistenza di una certa aria fresca nel panorama artistico italiano che può essere fiero di andare a ricercare le proprie nuove stelle anche in quel bacino, meno conosciuto ma magnifico, che è il teatro. Non diremo qui come si conclude “La più lunga ora”, ma è giusto sottolineare come gli ultimi minuti di interpretazione di Marchioni siano di altissima scuola, meritevoli da soli del prezzo – peraltro già esiguo – del biglietto. (per informazioni è possibile visitare il sito del teatro) Lo spettacolo è in scena fino a domenica sera: un dovere per tutti i romani andare ad applaudire questo nuovo figlio della televisione italiana.