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V - Chiodo scaccia chiodo

Pubblicato: 23 ott 2005 da Alberto Puliafito

Il bello e il brutto di questo lavoro è che occorre essere in grado di riciclarsi. In che modo, direte voi? Be’, è semplice, occorre saper fare un po’ di tutto. Così, mentre ieri finivo finalmente il montaggio - con Premiere Pro - dello spot (spero di poterlo mostrare presto anche in rete, sicuramente l’anteprima sarà il 30 di novembre a Ostia. Sarò più preciso in futuro), due giorni fa ero in trasferta a Firenze per fare il cameraman in una serie di documentari sulla musica lirica vista attraverso il racconto della vita di personaggi legati a questa realtà. In questo caso, toccava a un mezzosoprano, Daniela Barcellona, che si è rivelata essere una persona deliziosa.

Ecco l’altro lato positivo di questo lavoro: la possibilità di incontrare persone, di conoscerle, di sentire le loro storie. E quando si ha a che fare con una persona come Daniela, cui parlare risulta facile, fluido, semplice e evocativo, diventa tutto più facile.
Era un vero piacere stare a sentire il suo racconto di sé, delicatamente ricostruito attraverso le domande del regista, Andrea Bevilacqua; e contemporaneamente cercare di fare qualche inquadratura significativa, che valorizzasse il suo racconto, senza dare troppa importanza all’immagine rispetto alle parole, ma cercando comunque di dare loro un senso anche visivo.
E così, dopo la passeggiata per Firenze - la più problematica, dal punto di vista delle inquadrature, perché dovevo fare le coperture mentre l’altro cameraman teneva l’inquadratura principale precedendo Daniela e seguito dal regista - e dopo un interessante tour all’interno della mostra Donna Donne, a Palazzo Strozzi, siamo finiti naturalmente a teatro, dove da venerdì sera Daniela è in scena con Tancredi di Gioacchino Rossini. E mentre lei ci raccontava del palco, dell’emozione, del recitare, io cercavo per quanto possibile di raccontare lei e il teatro con la mia telecamera. Il lavoro continuerà nella sua Trieste e poi a Barcellona, ma purtroppo non ci sarò. Mentre salutavo Daniela e suo marito - davvero una bella coppia di persone interessanti - con una punta di invidia per chi sarà con loro al Caffé San Marco di Trieste, ecco che davo un piccolo calcio a un chiodo del palco. Il chiodo rotolava giusto una volta su se stesso per fermarsi poco lontano.
L’avevo cercato, un chiodo, all’ingresso, senza fortuna. E ora mi capitava lì, e chiedeva solo di essere raccolto e messo nel mio fido portatutto. Ché i chiodi del palcoscenico portano bene e accompagnano verso il prossimo lavoro in cui mi riciclerò.
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1 commento

Commenti dei lettori

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  • L'Indignato

    23 ott 2005 - 13:00 - #1
    0 punti
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    Diario del Videomaker - Chiodo scaccia chiodo Il bello e il brutto di questo lavoro è che occorre essere in grado di riciclarsi. In che modo, direte voi? Be’, è semplice, occorre saper fare un po’ di tutto. Così, mentre ieri finivo finalmente il montaggio - con…

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