Mediaset e Endemol, qualche giorno dopo



Sembra che dell'affaire più importante dell'anno - del decennio o oltre? -, l'acquisto di Endemol da parte di Mediaset, non parli quasi più nessuno. Che tempo che fa chiude e, con buona pace di Fazio, dà l'appuntamento al 29 settembre prossimo, tutto sembra essere come prima.

Non fosse che, come scrive Edmondo Berselli su L'Espresso, Mediaset si ritrova

felicemente incinta di spazi, programmi e contenuti della sua concorrente RAI.
Ma non basta: Endemol è un colosso che va al di là della portata italiana e rende Mediaset competitiva a livello internazionale.

Quel che di positivo si vede, in questa faccenda di fatto possibile solo in un paese come l'Italia, è che se sfruttata nel modo giusto, la vicenda potrebbe porre fine al duopolio, aprire il mercato a nuovi fornitori di contenuti. In definitiva, il problema del duopolio televisivo passa quasi in secondo piano rispetto al re nudo che viene scoperto dall'operazione di mercato: la RAI è un elefante invecchiato malamente. Lo rileva - subito dopo l'acquisizion - anche Marco Mele su "Il Sole 24 Ore":

quest'accordo, piuttosto, mostra un servizio pubblico più debole, a parte i flop di ascolto e il pasticciaccio brutto della governance. Mediaset si diversifica e s'internazionalizza a un passo ben diverso dall'immobilità della RAI.

Immobilità. Già. Paralizzato dalla politica fin dal suo C.d.A., il servizio pubblico televisivo è alle corde, di fatto in mano almeno parzialmente - c'è ancora bisogno di elencarli? La prova del cuoco, Affari tuoi, Che tempo che fa, Il treno dei desideri, Notti sul ghiaccio, Donne e svariate fiction - al diretto concorrente. E non ci sono cenni di reazione.


In questo senso, probabilmente, vanno lette le parole entusiastiche del Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, che ha definito un successo, una spinga verso la diversificazione di un settore, l'acquisizione di Endemol. Evidentemente, Gentiloni, come molti altri, vede in questa situazione gravemente anomala una possibilità di far piazza pulita e di cambiare il sistema, avviando quella netta separazione fra servizio pubblico e RAI commerciale di cui si parla da fin troppo tempo, rendendo quella metà di televisione che ancora sarebbe - sulla carta - statale, finalmente indipendente dalle logiche dei governi e delle opposizioni.

L'occasione, in effetti, sarebbe anche buona. Resta da capire se ci sia o meno la volontà di coglierla al volo.

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