Olimpiadi 2012, Davide Novelli a Tvblog: "Un evento così non si prepara in un mese"

Davide Novelli, 49 anni, romano, è a Raisport dal 1999. Telecronista dello sci alpino femminile da sei stagioni, dopo anni dedicati al ciclismo, da cinque anni in estate commenta il tiro a volo, cui si aggiungono talvolta il paracadutismo sportivo e, occasionalmente, al pugilato, sua grande passione. Alle Olimpiadi di Londra 2012 racconterà le gare di tiro a segno, tiro al piattello e taekwondo.

Come ti prepari all'appuntamento olimpico?

"Con fatica. I calendari delle discipline che curo sono intensi, parliamo di circa 120 competizioni all’anno. Quindi l’avvicinamento all’appuntamento olimpico (così come qualsiasi altro evento di rilievo) richiede uno studio extra. Chiaramente ogni telecronista ha il suo metodo, ma un appuntamento come l’Olimpiade non si può preparare dedicando una clausura di venti giorni o un mese. A Londra ci si arriva con una preparazione almeno stagionale: dovrò richiamare nella mia testa tutto il sapere costruito negli anni per poter disporre almeno del dieci per cento. Può sembrare poco ma non lo è, se pensiamo all’intera storia di ogni singola disciplina".

Quanto tempo prima siete giunti a Londra? Dove starai?

"Siamo partiti quasi tutti una settimana prima dell’inizio delle competizioni. E’ un tempo fisiologico per organizzare il lavoro sul campo e per fornire le corrispondenze utili ai telespettatori. Alloggeremo in diversi residence come fanno gli atleti: l’hotel può essere più comodo, ma vuoi mettere il vantaggio di cucinarsi un buon piatto di pasta spezzando la routine delle patate fritte?"


Tu sei già stato a Pechino: che tipo di esperienza è stata?

"Fu un’esperienza che non dimenticherò mai. Ero emozionato, commentavo discipline difficili come il tiro al piattello e il taekwondo. Non potrò mai dimenticare la commozione di Francesco D’Aniello, in lacrime, carponi sul prato, dopo aver vinto l’ argento nel double trap. Ricordo la pioggia torrenziale della finale di fossa olimpica: noi, come i tiratori, sotto l’acqua fino all’argento di Pellielo. E ancora più pioggia per la medaglia d’oro di Chiara Cainero. A due minuti dall’inizio della finale l’acqua aveva distrutto tutta la documentazione che mi ero portato; asciutte rimanevano solo le orecchie custodite dalla radio cuffia. Il personale pechinese, evidentemente preoccupato dei danni che la pioggia avrebbe potuto provocare, coprì i monitor insaccandoli nella plastica. Quasi ciechi, senza punteggi, abbiamo raccontato quell’evento storico forse irripetibile: la prima vittoria olimpica di una mancina nello skeet. Il primo oro olimpico di una tiratrice azzurra. E lo rivivrei anche sotto una grandinata record".

Temete la concorrenza con Sky a Londra?

"La Rai non può permettersi di temere nessuno. Glielo impone la sua storia e il suo ruolo. Non saremo a Londra per fare concorrenza a Sky ma per fare al meglio il lavoro che i telespettatori ci chiedono sin dall’avvento della televisione nel nostro Paese".

Quali sono i punti di forza di Raisport?

"La specializzazione e la consapevolezza del proprio ruolo. Detto ciò, si può migliorare su tutto: nessuno, secondo me, può vantare la perfezione televisiva in un mondo in continua evoluzione. Ciò che non deve mai mancare è l’onestà, l’umiltà. A casa, davanti al televisore, nulla sfugge".


Tornando a te: commenterai lo sci anche l'anno prossimo? Quali sono i tuoi sogni e obiettivi professionali?

"Commenterò lo sci anche nella prossima stagione, magari arriverò anche all’Olimpiade di Sochi, chissà. Per quanto riguarda i miei sogni professionali posso dirti che ho avuto la fortuna di averli già realizzati tutti ancor prima di arrivare in Rai. Inoltre, non avendo ambizioni di carriera dirigenziale, l’unica cosa che mi sta a cuore è che il telespettatore non si senta mai tradito dal sottoscritto. Ad ogni mio eventuale errore seguiranno sempre delle scuse e delle correzioni. Questo è l’unico modo di lavorare possibile, altrimenti è meglio fare altro".

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