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Non saremo mai più uniti come...

Pubblicato: 03 nov 2006 da Malaparte

Salvatore Ditaranto decide di partecipare al nostro dibattito permanente Di cosa parliamo quando parliamo di televisione, con un pezzo che mi sembra offrire spunti interessanti. A presto per il prossimo intervento.

Non saremo mai più uniti come lo siamo stati su “quella deficiente della tv”

La chiameremo Post-televisione ma non esiste ancora una definizione scientifica per circoscrivere questo nuovo fenomeno. Certe parole nascono per poi essere usate e abusate nelle discussioni che cose dalla natura complessa e complicata. Come la televisione.
È innegabile che sia in corso un cambiamento che spiega l’uso di questo neologismo a proposito di questo passaggio alla digitale che come scrive Federico Di Chio

a migrazione compiuta potremo non riconoscerla più

, sottintendendo la tv.

La rivoluzione copernicana sta coinvolgendo sia il livello di produzione che quello di fruizione. Se da un lato la tv analogica viveva questi due momenti (produzione e consumo) in maniera separata, dall’altro la post-tv incarna un modello dove produzione e consumo sono strettamente collegati se non proprio incorporati. Non a caso il protagonista della post-tv è il Prosumer, ovvero il produttore consumatore (si pensi a Flux.tv o a Theblogtv): si fruisce ciò che si produce, si produce per fruire.


Ma c’è un’ altra osservazione da fare in questa fase tra il non più e il non ancora.
Quella che eravamo abituati a chiamare tv era il flusso fatto di programmi, pubblicità, annunci, promo ecc. che si riversava sugli utenti secondo la logica e unibus pluram – da uno a tanti. Quello cui andiamo incontro è qualcosa di diverso.

Che fine farà il palinsesto generalista? Stanno scomparendo i palinsesti? E il consumo? Prenderemo finalmente atto che il consumatore di testi mediali non è un essere passivo, ma che in realtà sceglie sempre cosa guardare? Nel prossimo futuro ognuno consumerà un prodotto audiovisivo diverso sulla piattaforma che preferisce e con la possibilità di usufruire di programmi, senza per questo sottoporsi ai messaggi pubblicitari o all’impaginazione imposta dal broadcaster il flusso non sarà più tale. Il Blob non farà più paura. Si parcellizza il consumo, l’unità di misura della televisione ri-diventa il frammento (lo avevano già detto Adorno e Horkheimer a proposito dell’industria culturale).

A fronte di queste suggestioni mi preme fare una considerazione. Quando negli Stati Uniti morì Elvis Presley, il critico Lester Bangs scrisse

non saremo mai più concordi su una cosa tanto quanto lo siamo stati su Elvis

. Noi in Italia non siamo mai stati uniti su nulla, anche nella musica abbiamo creato scontri celebri come quello Battisti vs De Gregori, intrattenimento vs impegno e tutte quelle polemiche che siamo bravi a creare e alimentare su tutto e tutti. Ma su una cosa ci siamo sempre trovati d’accordo: la critica a-critica nei confronti del sistema televisivo Rai/Mediaset. Non importa quali programmi siano in onda, quali trasmissioni si guardino e/o si critichino, quali veline, schedine, letterine ecc ci appassionino e ci nauseano. L’importante è finire, tutti insieme, a parlare di televisione. Solo e sempre di tv. Guardiamo gli stessi programmi, zappinghiamo su quel flusso (malefico? benefico?) televisivo e non importa da che parte ci si ritrovi: alla fine un argomento televisivo comune su cui litigare, parlare e discutere lo si trova sempre. E ti senti comunque partecipe di qualcosa in comune, senti di avere un argomento condiviso.

Tra qualche anno con i canali del digitale terrestre, la piattaforma satellitare Sky, la tv di Fastweb, le partite su Rossoalice, le web-tv, i programmi sui cellulari, tra un po’ come faremo? Su cosa ci confronteremo? Vuoi vedere che non saremo mai più uniti come lo siamo stati su quella deficiente della tv?

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16 commenti

Commenti dei lettori

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  • Mari

    03 nov 2006 - 11:48 - #1
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    Vero, non saremo mai più uniti come contro la tv deficiente, ma anche la nostra critica, come la nostra (tele)visione sarà selettiva. Ognuno di noi sceglierà, approfindirà l’argomento, lo spettacolo, persino il divertimento che più gli interesserà: crasso, goliardico, colto, ironico, evviva! Ci saranno blog divisi per interessi e passioni. Chi si interesserà di sport, chi di teatro e chi, perchè no?, di telenovelas. Ci sarà spazio per tutti, per la critica di tutti e forse lo spirito critico di ciascuno si arricchirà, e questo sarà un bene. Spero col tempo che ciò che ha detto Cecchi Paone poco tempo fa, e cioè che i “ricchi” possono scegliere i programmi , mentre i “poveri” sono costretti a guardare scemenze, sia sempre meno vero. Tutti abbiamo diritto alla scelta che per ora, nella tv generalista, è proprio, quasi del tutto, nulla.

  • creativamente

    03 nov 2006 - 13:14 - #2
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    c’è solo una cosa che mi preoccupa rispetto al futuro spezzetamento della visione, ed è il fatto che una fuga di spettatori provocherà una fuga di investimenti pubblicitari e quindi una diminuzione del budget dei programmi, con la conseguenza di un abbassamento della qualità (quelli bravi costano, come costano scenografie, artisti etc etc). La tv fatta solo di idee e senza soldi non sarà mai di massa. La massa vuole lo spettacolo, il luccichio, i nani e le ballerin. E’ così dai tempi dei romani…

    Per quanto riguarda poi il commento sopra, sono d’accordissimo: c’è gente che alla diversificazione della visione non ci arriverà mai, ma la povertà non è materiale, ma è di spirito. Le persone che non guardano oltre al proprio orticello, le persone non curiose, le persone “ignoranti”, nel senso etimologico, non affronteranno mai niente di diverso rispetto al già visto. Ed è per questo che la tv generalista non morirà mai.

  • Profilo di derma

    derma

    03 nov 2006 - 15:01 - #3
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    Concordo con Mari, in tutto e per tutto. Anzi, concordo fin da ora con quanto lei vorrà eventualmente aggiungere.

  • Mari

    03 nov 2006 - 15:32 - #4
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    Eh eh eh eh leggo una sottile ironia tra le righe, caro derma, ….e aggiungo, aggiungo che non sono d’accordo sul fatto che “alla massa piacciano lustrini e paiettes”. Innanzitutto dovremmo metterci d’accordo sul termine massa; la massa siamo noi, ignoranti e no, colti e no, laureati e no, sportivi e no, eccetera eccetera….o per te, creativamente, esiste una maggioranza di mediomen di gialappiana memoria? Io adoravo il varietà, il “felicibumtà” di Bramieri, la passerella delle ballerine vestite di piume, la rivista, che meraviglia! Quelli erano i veri lustrini e paiettes! La televisione non offre più questo, la televisione generalista butta miliardi di vecchie lire nel W.C. e tutti ne siamo consapevoli. Io sono ottimista e voglio sperare che, in futuro, non sarà la televisione che avrà più soldi e più sponsor a privilegiare la qualità, no, credo che sarà invece quella in cui lavoreranno autori preparati, intelligenti, non amanti della volgarità, e chissà, magari anche non raccomandati e penso che, quando tutto ciò avverrà, la tv generalista finalmente “morirà”.

  • Profilo di salvatore ditaranto

    salvatore ditaranto

    03 nov 2006 - 15:51 - #5
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    @Mari: C’è chi lo chiama Tv-didide ovvero divario televisivo tra chi usufruisce di alcuni programmi e chi no! Ricordiamoci che da che mondo e mondo noi scegliamo cosa guardare (o leggere, o ascoltare, o Essere) o comunque lottiamo per raggiungere questa condizione. Ma a una cosa nopn dovremmo mai rinunciare ed è la curiosità, che è il motore dell’intelligenza umana.
    @Creativamente: potrà essere che alcune grosse produzioni non le avremo più o che ad alcuni programmi verrà chiesto di ricreare quel pubblico da tv-generalista. Specie per le serie tv si stanno già verificando fenomeni di declinazione multi-piattaforma…
    Ad ogni modo sono ottimista perchè credo che nessuno potrà vivere solo nel/del suo orticello. La matrice generalista rimane sempre perchè nessuno è ad una sola dimensione!

  • Profilo di derma

    derma

    03 nov 2006 - 15:53 - #6
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    Assolutamente, no! Non c’è ironia! Semmai sintonia!

  • Profilo di derma

    derma

    03 nov 2006 - 15:58 - #7
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    Se poi vuoi leggere la mia opinione per vedere quanto vi sia di “sintonia”, sarai accontentata.

  • Mari

    03 nov 2006 - 16:15 - #8
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    @Salvatore Sono d’accordissimo con te, mi sono espressa in maniera diversa….non è che il termine Tv-didide sia conosciutissimo! Sulla materia generalista staremo a vedere….

    @derma Leggo sempre con piacere il tuo pensiero conforme o difforme dal mio

  • Ninetta

    03 nov 2006 - 16:44 - #9
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    Immagino tanti canali e tante piattaforme diverse. Immagino pure come un evento “straordinario”, tipo il Festival di Sanremo, la finale di calcio, un evento di portata storica, possa essere trasmesso sia sul digitale che sul web. Saranno diversi gli strumenti ma unico l’argomento. Ciò che manca non sono i media; sono le idee, i progetti, i sogni e i servizi che meritano di essere concretizzati. Ecco perchè, pur essendoci una frammentazione, a mio parere, non mancheremo di sentirci “nuovamente” uniti poichè non avremo altro di cui parlare se non dello stesso prodotto “venduto” a diversi acquirenti. La diversificazione è, ahimè, lontana…

  • Profilo di derma

    derma

    03 nov 2006 - 16:47 - #10
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    @Mari: Allora, leggi (se già non l’hai letto) quello che ti ho postato - l’ultimo post - nell’articolo “Michele Serra e il reality sciò”.

    (http://www.tvblog.it/post/3397/michele-serra-e-il-reality-scio/last#add_comment)

  • Profilo di derma

    derma

    03 nov 2006 - 16:52 - #11
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    Riporto una considerazione da me espressa in un altro articolo (per la precisione: “Altra storia”: il rapporto tra politica e tv [http://www.tvblog.it/post/3413/altra-storia-il-rapporto-tra-politica-e-tv])

    ” Sono convinto - ma non sicuro che avvenga - che la televisione per vivere davvero il suo liberatorio momento di anarchia depuro-purgativa - in pratica, la propria “Rivoluzione Francese”, la quale fu necessaria alla Storia quanto lo sarebbe alla televisione: la televisione deve “navigare” nel “mare nostrum” di Internet dove è impossibile imbrigliarla a causa di tutte le “correnti” che percorrono la Rete, e soprattutto perchè, fuor di metafora, in tema di programmazione e di linguaggio informatico nessuno davvero riesce a controllare, se non addirittura capire, le dinamiche (sempre imprevedibili) e dunque ingovernabili risultano gli effetti a dispetto delle azioni di chi pretende di gestire il linguaggio della macchina.

    Impossibile sarebbe, come d’altronde già oggi lo è, censurare o condizionare - almeno non in maniera considerevole come avviene al giorno d’oggi tramite i neo-tradizionali canali “monodirezionali”. A dimostrazione, effettiva, di quanto io credo e scrivo, basterebbe considerare quanti bug e quanti problemi i PC oggi provocano: ogni problema risolto, se ne presenta un altro che è figlio del precedente oppure con esso non ha alcuna parentela: è un circolo così vizioso che sarebbe divertentissima ed imabarazzante utopia credere di poter controllare la televisione nel caso che, per necessarie circostanze o lucida volontà di speculazione, essa vada, invece che “on the air”, “on the web”. “

  • Profilo di derma

    derma

    03 nov 2006 - 16:57 - #12
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    PS: Sono un… genio(?) - e non voglio offendermi oltre: riportando quanto avevo scritto in un altro articolo, non corretto gli errori che erano presenti. Pardon.

  • Profilo di salvatore

    salvatore

    03 nov 2006 - 17:42 - #13
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    “Tutta la vita è risolvere problemi” by K. Popper… quello di cattiva maestra televisione!

  • Debora

    03 nov 2006 - 18:05 - #14
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    Complimenti a Salvatore :)

  • Profilo di salvatore

    salvatore

    03 nov 2006 - 18:07 - #15
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    Grazie Debora!

  • Profilo di derma

    derma

    03 nov 2006 - 19:41 - #16
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    @salvatore:

    Il titolo del libro di Karl Popper, “Tutta la vita è risolvere problemi”, è sempre stato per me “ambiguo”.
    Lo si può leggere in questo modo: “noi trascorriamo/spendiamo la vita risolvendo i problemi (sarebbe stato meglio dire: “nel tentativo di risolverli”; Popper qui è oltremodo “ottimista” credendo che si riesca comunque a risolvere i problemi). Oppure lo si potrebbe leggere/interpretare così: “il risolvere problemi è la “cosa” che caratterizza la vita, e dunque ci fa sentire vivi.”

    Tutto dipende dove pende lo sguardo quando giunge a leggere il verbo “è”. Quello “è” il fulcro.

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori.
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