
C’è un fatto da cui partire: la multona dell’Antitrust di ieri ha dato un duro colpo alla credibilità dell’Auditel. Magari non nella percezione collettiva, né fra coloro che hanno sempre e solo considerato i dati d’ascolto per quelli che sono: misure statistiche, cui è associato un errore (che non viene mai comunicato né raccontato); misure statistiche utilizzate per raccontare, molto spesso, un’Italia che non c’è, confondendo volutamente nei titoli e nei toni i telespettatori con gli italiani tutti («un italiano su tre ha guardato», «mezza Italia segue», oppure, con enfasi da televoto, «gli italiani hanno deciso»). Gli italiani sono circa 61 milioni (il censimento ne dirà di più in merito). I telespettatori italiani sono molti meno: la gente esce, va al cinema, a teatro, al circo, al bar. L’equivalenza narrativa italiani=telespettatori è semplicemente una semplificazione giornalistica che fa comodo per esaltar successi o stroncare insuccessi.
Ma qui si va oltre, perché l’Antitrust parla di abuso di posizione dominante per favorire i propri azionisti di maggioranza, di dati falsati e gonfiati. Questa è una faccenda che va ben oltre la semplice constatazione del fatto che l’Auditel sia una convenzione per una misurazione statistica e per gli investimenti pubblicitari, che poi per varie ragioni è sfuggita di mano ed è diventata sinonimo di quantità e qualità.
Sul tema Auditel, ci invita alla riflessione Gregorio Paolini, con due pezzi. Uno sul target commerciale, uno, più generico, sul mestiere dell’Auditel. Sono pezzi articolati, da leggere e da commentare con calma e con spazi un po’ più ampi: lo faremo presto.
Per il momento, mi sento di sottolineare un paio di questioni: anche se in tutto il mondo i dati di rilevazione “statistica” delle trasmissioni televisive sembrano essere così importanti, il sistema di rilevazione è, semplicemente, obsoleto e anacronistico. Con le tecnologie digitali si può fornire una rilevazione molto più puntuale e con un margine di errore sempre più basso.
E’ importante dar rilevanza agli ascolti per evitare i crolli degli investimenti pubblicitari? Bene, è comprensibile e fa parte del sistema editori-inserzionisti. L’errore narrativo, probabilmente, è stato trasformare questo sistema in un’esaltazione autoriferita: l’errore è stato esaltare gli ascolti dentro alla tv (una specie di parallelepipedo sempre più sottile che non può fare a meno di parlare di se stessa), farli diventare questione di lotta per generare tifoserie e per alimentare un sistema che prima o poi sarebbe crollato. Se l’Auditel fosse rimasto quel che era (ovvero, una misura statistica per dare un parametro agli investitori e per chiudere i contratti), molte storture non si sarebbero mai verificate.
Ma oggi ha ancora senso pubblicare e dare rilevanza ai dati Auditel? Voi che ne pensate?
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mco
15 dic 2011 - 10:43 - #1In un mondo dove la tecnologia avanza a livelli mostruosi, si possono fare delle cose che fino a qualche tempo fa erano impensabili, trovo scandaloso e ridicolo che l’unica tecnologia al mondo che non si è aggiornata sia l’auditel.
E’ incredibile che siamo fermi a una tecnologia del 1970 che si base sulle preferenze di poche centinaia di famiglie in tutta italia (di cui viene conteggiato solo il televisore principale), non si vuole aggiornare perchè fa comodo cosi ed è facilmente manipolabile non ci sono altre spiegazioni plausibili.
L’auditel fatto in questo modo è da bandire, basta non ha alcun senso, è ridicolo! BASTA!!!
marco74-
15 dic 2011 - 11:51 - #2Ha forse un senso pubblicare, come hai fatto tu MALAPARTE, i sondaggi sulla credibilità dei TG fatti su un campione di 1000 anime in collaborazione con la COOP?
Bactrocera
15 dic 2011 - 12:47 - #3Se hanno preso in considerazione gli italiani che non hanno/usano la TV (facendo una proporzione tra i 20.000 spettatori-campione e i 60 Mln di cittadini italiani), il numero dei telespettatori complessivi è completamente falsato, ma è così per tutti i canali. Dunque lo share, calcolato in percentuale dovrebbe essere comunque corretto.
Con più di 5.000 apparecchi e quasi 20.000 spettatori censiti, c’è un campione molto rappresentativo. (i sondaggi elettorali si fanno con 1.000)
luro
15 dic 2011 - 13:50 - #4la cosa da fare è inserire un meter in tutti i televisori, così avrevo i giusti dati!!
MadCow78
15 dic 2011 - 14:10 - #5Siccome mi piace discutere su argomenti controversi come questo sono andato a leggere gli articoli di Paolini segnalati nel post e, non riuscendo a commentarli direttamente lì (problemi tecnici) gli faccio i miei più vivi complimenti!
Non faccio copia e incolla per contare il numero di parole, ma a occhio e croce mi sembra (il primo pezzo in particolare) la s u p e r c a z z o l a più lunga ed elaborata che ci sia mai stata!
Il finale di un cerchiobottismo meraviglioso è una vera perla: vorrebbe dire, ma non può, accenna ma poi fugge perché ha paura.
Il problema non è la tv, B., e via dicendo il problema siamo sempre e comunque noi italiani un popolo antropologicamente inferiore capace solo di perseguire il proprio piccolo tornaconto personale. Gli italiani sono sia i Bravi che Don Abbondio… a seconda delle necessità.
che dire, si parla tanto del beauty contest sulle frequenze libere, però nessuno prova a dire che anziché subire per tornaconto personale di qualcuno le tecnologie vecchie della comunicazione, per una volta si può provare ad aggredire i tempi, cercando anche di mettere in atto una torsione culturale dei nostri sistemi di lavoro?
Mi spiego meglio: tutti in questo blog sanno che le tv stanno prendendo la strada delle smart tv o connected tv ovvero tv pensate per essere connessa in rete. Il futuro non sarà questo scadentissimo digitale terreste, ma la tv via web, perché insistere sul digitale? Al tempo stesso stiamo vedendo uno scenario in cui le grandi industrie metalmeccaniche, ma anche edili, stanno arrancando notevolmente vuoi da un lato a causa della concorrenza asiatica e dell’est europa che permette produzioni a costi inferiori e dall’altro lato per mancanza di commesse pubbliche e di territorio su cui versare cemento a meno che non si voglia costruire sulle acque e su tutti gli spazi verdi. Perché non investire sulla banda larga? Perché non premere su questi investimenti per far sì che la nostra penisola diventi a banda larga come la silicon valley? Perché non riconvertire, a costo di grandi sacrifici che comunque stiamo affrontando, il nostro paese alla produzione di servizi informatici? Cosa c’impedisce di passare da operai a lavoratori nei servizi informatici e di gestione della rete? Come si è spinto, con dolo date le multe della comunità europea, con incentivi al digitale terrestre perché non s’incentiva il passaggio delle tv sul web attraverso smart top box? Perché non si affidano anche queste frequenze alla trasmissioni di dati telefonici e di rete, ricavando altri soldi da un’asta? Perché non lasciamo solo pochissimi canali, massimo 6 (2 Rai e 4 privati), via etere? Perché non rendiamo gratuito internet a banda larga in tutte le casa semplicemente facendo scalare la bolletta dalla tasse a patto che per i prossimi tot anni il 90% di questi utili sia reinvestito, da parte degli operatori telefonici, nelle infrastrutture e nel lavoro? Perché non convogliamo gran parte di questi servizi nel mezzogiorno d’italia come la Basilicata, creando esenzioni fiscali particolari legate al territorio come capitò qualche anno addietro in Irlanda? Se copriamo quelle zone con la banda larga chi c’impedisce di mettere lì a lavorare le persone con la rete? Internet è uguale ovunque e, tanto per fare un esempio, fare il SEO, il web designer o anche l’operatore di custumer care, a Milano, Londra, Roma o Matera che differenza c’è? Nessuna, anzi visto che non si vuole pagare i lavoratori almeno farli vivere in posti in cui la vita sia decisamente più economica non renderebbe il loro tenore di vita un tantino migliore?
Legandoci ai discorsi di monitoraggio degli ascolti, secondo voi una televisione che distribuisce il proprio segnale via web ha ancora bisogno dell’auiditel per monitorare gli ascolti? NO! E questo fa tanta paura a tutti. Perché? Per il semplice motivo che i numeri non mentiranno su nessuno degli attori economici in atto: se il programma fa schifo non viene visto o visto a mala pena così come gli spot, se non sono godibili per il pubblico la agente non li visualizzerà facendo capire quali agenzie pubblicitarie davvero lavorano bene e quali no. Avere dei dati precisi da analizzare sconvolgerebbe l’intero settore che come ogni aspetto della nostra vita italica vive di amicizie, piccoli imbrogli e apparenze del tutto ingiustificate.
francesco-x
15 dic 2011 - 14:31 - #6Ma, con tutto il rispetto, non si possdono evitare i osliti pipponi da intellettuale nascosti rigorosamente dietro un nick?
Comunque, la soluzione come detto sarebbe semplice e cioè perfezionare, come già scritto più volte da diversi, il meccnismo di rilevamento di ascolto.
Riguardo le etichettature, effettivamente è sempre meglio dire “telespettatori” che “italiani” in generale, o sarebbe meglio ancora “televisori”, comunque i numeri sono in calo solo da qualche anno. Fino ai primi anni 2000 se non metà… ora non facciamo gli italiano vanno al cinema, di quà e di là ecc… direi soprattuto nel finesettimana.
francesco-x
15 dic 2011 - 14:33 - #7“la cosa da fare è inserire un meter in tutti i televisori, così avrevo i giusti dati”
Sarebbe la soluzione più semplice e su milioni di TV, solo poche credo che sarebbero taroccare per “divertimento” o che altro.
Il problema lo si pone già da qualche anno, ma si fanno orecchie da mercante. Mah!
francesco-x
15 dic 2011 - 14:36 - #8Intendevo il commento sopra il mio comunque con la prima frase.
ventiore
15 dic 2011 - 14:45 - #9Capisco il tecnottimismo, ma un conto è parlare di una conversione d’industrie legate al settore informatico, altra roba ipotizzare una società dei servizi: c’hanno già provato in Inghilterra e non mi sembra che siano più ricchi o più felici.
Inoltre non capisco perché la ‘rivoluzione informatica’ dovrebbe partire al sud dove ci sono meno competenze, meno infrastrutture, ma più fondi spesi a vuoto nel tempo.
Per colmare il divario? Sì, grazie saremmo anche stufi di pagare perché qualcuno faccia finta di colmare il divario. Sarà fatalismo, ma questo paese è bloccato ed al Sud è pure peggio che al Centro-Nord.
ventiore
15 dic 2011 - 14:49 - #10Bisognerebbe conciliare la necessità di avere dei dati con il rispetto della privacy, ma penso che questo sia in generale il problema di tutti i new media.
ventiore
15 dic 2011 - 15:06 - #11Comunque secondo me vanno comunicati. Però come ogni volta che si apre un televoto si spiega che non è possibile bloccare usi impropri di esso da parte di call center o via dicendo
così bisognerebbe sottolineare ogni volta il fatto che si tratta di una rilevazione statistica, render nota la composizione del campione (per evitare di sovrastimare categorie rispetto ad altre) e dar conto del margine d’errore. Certo è che a prescindere da questo è uno strumento in primis vincolato dal conflitto d’interessi e secondariamente obsoleto.
MadCow78
15 dic 2011 - 16:04 - #12@francesco-x
vedi bene che i numeri negli states sono diversi.. se per te non subire passivamente tutto è un pippone intellettuale, allora ben vengano i pipponi intellettuali, così come se per qualcuno chiedere equità contributiva, ostacolando l’uso del contante sia esser comunisti, allora ben venga il comunismo.
Questo è il paese del “non si può fare”, e giù una scusa tanto falsa quanto inutile, per non dire non si può fare perché dobbiamo tutelare sempre gli stessi.
Conosci Hulu? Netflix? I dati sono chiari in USA chi si abbona a servizi di questo tipo taglia gli abbonamenti al cavo: vale a dire questi servizi sostituiscono appieno i servizi tradizionali. In Hulu addirittura ti scegli lo spot che ti devi vedere, secondo te è così assurdo e sbagliato? Inoltre, lo sai che solamente l’estate passata l’auditel ha contemplato l’ascolto differito cosa che invece in america avveniva da anni ormai?
Secondo te metter un cavo sotto terra, nel nulla come buona parte delle regioni desertificate come la lucania sia così difficile e costoso? Devi mettere i cavi e allacciarli ai nodi sotto terra nulla più.
Inoltre, dare l’accesso alla rete a queste popolazioni è ingiusto?
al sud è vero il paese è bloccato ma lo è in primis dalle mafie che puoi combattere abolendo il contante, legalizzando droghe e prostituzione, e creando un futuro onesto nei territori in cui le criminalità sono l’unica possibilità. Se al sud con laurea non vali niente e stai a spasso, uno senza titoli di studio che possibilità ha?
La proposta leghista, prima delle ultime elezioni a sindaco, che voleva che a Milano si pagassero meno tasse sul lavoro, era una proposta migliore, più seria ed utile a tutto il paese?
Detassando il lavoro si cresce e si fa occupazione, così è avvenuto in un paese allo sbando come l’irlanda e ha dato in passato una certa spinta anche alla spagna. Poi se crei una struttura economica in grado di camminare da sola, il benessere e la crescita rimane anche dopo aver reintrodotto le tasse su lavoro.
E’ vero che è difficile impostare un’economia sui servizi è pur vero allo stesso tempo che la situazione attuale può solo peggiorare. Non produrremo mai nulla a costi inferiori dell’asia. Le cose sono due: o noi abbassiamo diritti e stipendi o loro si adeguano a noi, come lentamente stanno facendo, ma a quel punto benvenuto in Blade Runner, il mondo sarà colonia asiatica. Saremo di proprietà dei cinesi.
Ma in fondo che ce ne frega, ci basta il cine panettone, un gf con modelli dalle sopracciglia perfette e aggredire chiunque non si adegua e sa leggere e scrivere. IM (Italiano Medio), il trailer di Maccio è lo specchio di questo paese: “Signor Rossi ha sentito? E’ aumentata la benzina!” “E a me che c a z z o me ne frega a me! Io ci ho il diesel!”
ventiore
15 dic 2011 - 17:54 - #13Io penso che siano tutte sensate come proposte, anche se forse come tutte le proposte progressiste pecca magari d’eccessivo ottimismo. Certo alcune delle cose che hai detto si devono fare e molte prima o poi si faranno. Però tanto più un’economia è legata al benessere delle popolazioni più di fronte ad una crisi si ritroverà nuda. Un mercato del lavoro incentrato sui servizi sarebbe l’ideale forse, ma in realtà dipende tutto da quante persone potranno far parte di questa rivoluzione e quanti invece spereranno solo di farcela non arrivando mai a riqualificarsi in tempo o a trovare un lavoro che gli assicuri delle prospettive decenti e una vita degna.
tvblog83
15 dic 2011 - 23:15 - #14ha senso pubblicare le statistiche dell’istat?
quelle sui dati socio economici di un paese?
anche queste sono manipolate a piacimento….che facciamo x nn rischiare una lettura distorta le teniamo segrete?