Renzo Arbore a TvBlog "Della TV di oggi salvo i quiz preserali, Vieni via con me ed i talent. Idee per tornare in TV? Ne ho tante" (Seconda Parte)

Renzo Arbore a TvBlog "Della TV di oggi salvo i quiz preserali,  Vieni via con me e i talent. Idee per tornare in TV? Ne ho tante" (2^parte)

Dopo la prima parte che abbiamo pubblicato ieri di questa nostra lunga ed esclusiva intervista a Renzo Arbore, in cui ci siamo concentrati sul passato, in questa ricchissima seconda parte parleremo invece della televisione di oggi e di quella che potrà essere la televisione di domani. Tratteremo di un genere molto caro al grande showman pugliese quale l’intrattenimento, in particolare di quello Rai. Giudizi e riflessioni molto interessanti sui meccanismi che regolano la tv del varietà di oggi, sullo strapotere dell’Auditel e su tutto quanto rende l’attuale televisione italiana un territorio poco attraente per Arbore. Ci spiegherà i motivi del suo scarso feeling verso la TV di questi tempi in una serie di considerazioni che giriamo alla vostra attenzione. Buona lettura

Parlavamo del tuo interesse verso la televisione digitale terrestre e satellitare, passando alla tv generalista invece cosa salvi ?

"Ho riveduto un po’ il mio giudizio sui programmi a quiz, in particolare i preserali, sia di Carlo Conti che di Gerry Scotti che apprezzo molto. Quando io feci la satira dei programmi di quiz in “Indietro tutta” era perché in Tv imperavano i giochini dei fagioli, qui invece si aguzza l’ingegno, questi format di adesso non possono essere paragonati a quelli di cui io satireggiavo. Cominciando dal format di Chi vuol essere milionario, fino all’Eredità dell'ottimo Conti, sono programmi vedibili, perché in qualche maniera non sono ne prettamente nozionistici come i vecchi quiz di Mike, ne sono sciocchi come quelli che ho preso in giro in Indietro tutta, quindi li salvo decisamente."

Veniamo all’intrattenimento della tv di oggi, cosa ne pensi ?

"Devo dire una cosa che so mi farà fare dei nemici, l’intrattenimento oggi è troppo asservito all’auditel. Io capisco che le ragioni dell’auditel siano le ragioni della pubblicità, che è il motore della televisione di oggi, però che i numeri dell’auditel e solamente quelli siano i parametri di giudizio di un programma non mi trova assolutamente d’accordo. Io sono nato in un periodo in cui c’era l’ascolto ed il gradimento. Il gradimento il più delle volte premiava un programma un po’ più colto, un po’ più difficile, un po’ più elegante. Se l’ascolto era elevato perché il programma era pedestre allora il gradimento moderava questo atteggiamento del pubblico. E’ chiaro che se il programma contiene una rissa, il pubblico si affretta a vederlo. Però il pubblico meno numeroso considera quella rissa fastidiosa, di cattivo giusto e non la guarda. La parola lustro, eleganza rimane ormai ristretta a pochissimi che riescono a contrabbandarla nella tv di oggi, non voglio fare nomi. Alle volte rivedo la televisione del passato, non parlo della mia e senza essere per forza un lodatore della tv di ieri, dico che era una televisione che si sforzava di fare dei bei programmi. Ora non ci si sforza di fare una buona televisione ma una televisione di successo. Io posso capire che è più importante il successo della bontà ma darei davvero un incoraggiamento a chi tenta di fare della buona televisione."

Come si può arrivare, secondo te, a proporre oltre che dei programmi di successo anche dei buoni programmi ?

Come si può arrivare, secondo te, a proporre oltre che dei programmi di successo anche dei buoni programmi ?

"Io spero che con l’avvento del digitale e la moltiplicazione dell’offerta si arrivi ad accontentare anche quelli che chiedono alla televisione un Minimo Coefficiente Artistico. L’intrattenimento di ora è sofferente perché ci sono dei format ormai collaudati che si sa che rendono tanto come ascolti e ci si ferma lì."

Vedi qualcosa di buono nell’intrattenimento della televisione di oggi ?

"Nell’intrattenimento di oggi ci sono delle oasi come le interviste buone fatte da personaggi che sanno fare bene il loro mestiere, non faccio nomi ma si può intuire e poi anche dei programmi che ci hanno meravigliato tutti come Vieni via con me, che è stata un’eccezione, perché comunque ha fatto capire che c’è la possibilità di fare anche una televisione diversa. Altri invece sono completamente sottomessi all’auditel, immagino riunioni in cui autori dicono: qui ci mettiamo le donne, qui la rissa, qui questo qui quest’altro, ecco questo tipo di televisione io non la amo. Quando la tv sostituisce agli ingredienti gli espedienti allora a me non piace."

Tu sei indubbiamente un uomo Rai, come dovrebbe comportarsi secondo te il servizio pubblico?

"Secondo me la Rai dovrebbe, accanto alla televisione commerciale, avere delle oasi nelle quali si cerca di fare della buona televisione d’autore. La TV di autore che facevamo noi e che qualcuno fa ancora è sempre più rara, ora impera una televisione in cui ci può essere questo o quel conduttore, non importa, quello che importa è il format. Una volta si diceva questo è un programma di Enzo Trapani, questo di Antonello Falqui, questo di Pippo Baudo, questo del sottoscritto adesso non lo si dice più."

I reality ci hai detto che non incontrano i tuoi gusti, dei talent invece cosa pensi ?

"Li salvo, perché comunque premiano, seppur con degli accorgimenti commerciali, il talento. Da queste trasmissioni sono usciti dei veri talenti, abbiamo scoperto che c’è un’Italia di cantanti nascosta, penso a Nathalie di X Factor, oppure ad Emma di Amici oppure i bravissimi Aram Quartet. Prima uno che sapeva cantare andava presso una casa discografica, che spesso non lo prendeva in considerazione perché non c’era la promozione televisiva, adesso invece se la casa discografica lo vede in un talent è più facile che lo prenda con se."

Come vedi il futuro della televisione ?

"Penso che la provvidenza così come ci ha regalato internet che ci ha fatto diventare in qualche maniera più colti ed informati, possa trasformare in un’altra fase più avanti la tv, quando il pubblico comincerà poi a distinguersi. Io sostengo che ci sono due tipi di pubblico, uno vispo ed uno meno vispo. Vispo significa più acculturato, più curioso, più esigente, più smaliziato: non credo che chi ha visto il programma di Saviano sia lo stesso che ha seguito la finale del Grande Fratello. Io vengo dalla musica popolare ed ho sempre sostenuto che chi aveva i dischi di Lucio Battisti non era lo stesso che aveva i dischi del cantante melodico di allora. Dopo aver fatto Quelli della notte che era un programma più elitario, ho fatto Indietro tutta che era riuscito a prendere entrambi i pubblici. Lì ho praticato la doppia lettura."

Come si pratica la doppia lettura ?

"E’ la cosa più difficile da farsi ma è possibile in televisione. La doppia lettura è piacere al colto e all’inclita, per esempio con Lino Banfi nel “Caso Sanremo” (successo del sabato sera di Rai1 da oltre 10 milioni di telespettatori del 1990, ndr) facevamo con ironia un processo alle canzoni del Festival di Sanremo. Il colto si divertiva perché veniva sfruculiato il Festival andando a scavare nella sua memoria, mentre l’inclita si divertiva con le battute e i battibecchi fra me e Banfi. Era un umorismo semplice, ma anche eterno, modellato sull’umorismo di Totò e Peppino. La doppia lettura si può fare, ci sono dei programmi che ce l’hanno, come i Migliori Anni di Carlo Conti.La doppia lettura dovrebbe essere l’ambizione di chi fa un programma televisivo."

Che ne pensi dell’indugiare della televisione generalista nei casi di Avetrana e della povera Sara?

"Quella è la prova lampante dello strapotere dell’auditel nella programmazione televisiva italiana. Son temi che funzionano per un pubblico maggioritario. Mi spiace fare un discorso un po’ classista, però non si può andare sempre dietro ai gusti della maggioranza, perché la maggioranza vince. La maggioranza vuole Avetrana, vuole Sara, ma non si può soltanto fare quello. Da contraltare per esempio c’è il Tg di Mentana che si occupa di politica in maniera preponderante, è la dimostrazione che si può fare un Tg senza dover per forza indugiare su Avetrana. Anche lì è chiaro che tutta La7 ha scelto un pubblico più vispo, se lo possono permettere anche perché loro devono fare piccoli numeri."

A proposito di La7 secondo te fare quel tipo di televisione, cioè rivolta ad un preciso target è più facile ?

"E’ un po’ più semplice certo, ma io confido molto anche nelle reti del digitale, che non dovendo fare grandi numeri si possono permettere anche programmi più vispi, almeno sulla carta. Raistoria per esempio è una buona rete ed io ci vado spessissimo, per me è diventata l’ottava rete nella numerazione della mia tv."

Torneresti in TV ?

"Avendo collezionato tanti successi e lo dico con molta modestia, persino l’ultimo “Meno siamo meglio stiamo” è stato replicato più volte, tornare in tv per me sarebbe una grande fatica, perché dovrei misurarmi con le cose precedenti fatte da me. Come vedi tutti quelli che hanno avuto grandi successi si sono organizzati per fare altro, da Benigni a Fiorello. Io li capisco perché è il medesimo iter che ho avuto io. Alla radio se mi accosto dicono subito che rinasce Alto Gradimento (varietà radiofonico di successo un cult degli anni '70, ndr) è una persecuzione. Lo stesso Fiorello se rifarà davvero in autunno la prima serata su Rai1 e mi auguro davvero che la rifaccia, dovrà in qualche modo stupire ancora di più il suo pubblico. Ecco Fiorello la doppia lettura di cui parlavamo prima l’ha fatta nei suoi programmi, grazie alla sua travolgente simpatia e alla sua arte."

Se un dirigente Rai ti chiedesse di accettare una sfida in un nuovo programma, accetteresti ?

"Accetterei la sfida? Mah…non ti rispondo (ride, ndr). Comunque son sempre partito dal fatto di entusiasmarmi e divertirmi, di fare cioè una cosa secondo passione e anche con l’idea giusta. Non ho mai fatto programmi su commissione, sono sempre stato io a proporli. Per esempio sono andato da Minoli e gli ho detto che volevo fare un programma di notte (Quelli della notte, ndr), oppure da Fichera (direttore di Rai2 fine anni ’70, ndr) dicendo che volevo fare un programma la domenica pomeriggio (L’altra domenica, ndr)".

Ti ribalto la domanda allora, hai un’idea pronta per un nuovo programma televisivo ?

"Di idee ce ne sono tante e grazie a Dio con l’età non solo non diminuiscono ma aumentano. Però fra il dire e il fare c’è di mezzo la possibilità di metterle in pratica queste idee. Io ce l’ho in mente cosa vorrei fare, ma non lo dico nemmeno sotto tortura. Molte delle idee che ho visto fare dai miei colleghi erano state partorite dalla mia mente, perché non ero stato zitto con dei giornalisti."

Ti ha chiamato qualche dirigente Rai per chiederti o proporti qualcosa ?

"Direi che in questo momento tutto tace, mi ignorano. Pensano che ad una certa età Arbore è fuori combattimento. Poi sai che succede? Quando vengono ai miei concerti e mi vedono vispo e vegeto che impazzo sul palcoscenico con un teatro urlante e vociante che non mi lascia andare via, come l’altra sera a Reggio Emilia, sold-out per tre ore di spettacolo, allora poi si accorgono che esisto. C’è poi anche la normale convinzione per cui quando uno ha superato un certo numero di anni sia ormai stanco e ti dirò che lo pensavo anche io quando avevo 50 anni, poi ora ho scoperto sulla mia pelle che così non è, mi sento ancora vispissimo e con tanta voglia di fare. Giro l’Italia con la mia orchestra Italiana, faccio 60-70 serate all’anno, dovunque faccio il tutto esaurito. Ho una piccola azienda fatta dai 16 musicisti dell’orchestra più altrettanti tecnici che non posso mollare, devo pensare anche a loro."

Oltre ai concerti in giro per l’Italia cosa stai facendo attualmente ?

"Ho fatto e lo si può vedere sul sito di Rai Italia, un programma in 40 puntate, con Leonardo Metalli, sulle mie scorribande per il mondo dal titolo “Oggi qui domani là”. Riscopro delle cose che ho fatto in passato e che non sono neanche mai andate in onda,un programma di nicchia ma che faccio con grande piacere. Poi sto catalogando tutti i miei video in un nuovo archivio personale che sto creando in questo periodo. "

Ti vedresti sulla poltrona di dirigente televisivo ?

"Ci hanno provato. Non è proprio la mia aspirazione. Voglio fare l’artista ed uno dei motivi per cui ora non faccio la televisione è proprio questo. Con la musica posso fare l’artista mentre con la televisione la vedo più difficile, ce n’è davvero poco di televisione d’artista oggi, che è quella che davvero mi piacerebbe fare."

Cosa ti auguri per il futuro della televisione ?

"Mi auguro che ci sia prima o poi un ritorno all’indice di gradimento che con più chiarezza ci dica questa è buona tv e questa è meno buona, cosa che invece evidentemente i pubblicitari non vogliono."

Vuoi lanciare un messaggio ai lettori di TvBlog ?

"Ai cari lettori di TvBlog dico di pensare quando vedono una trasmissione televisiva alla riunione di redazione fra gli autori che l’ha preceduta (ride, ndr). Di immaginarsi quella riunione quando hanno concepito questi o quegli ospiti, questo o quell’altro argomento. Quello aiuta a capire come funziona il meccanismo televisivo di oggi."

Si chiude con questo originale e speciale invito ai nostri lettori questa lunga chiacchierata con uno dei personaggi cardine della televisione di ieri, che potrebbe, anzi dovrebbe, dire ancora moltissimo nella televisione di oggi. Un grande ringraziamento a Renzo Arbore per essersi concesso così generosamente e un augurio davvero sentito di poter presto tornare sui teleschermi della nostra televisione, oltre che un augurio più ampio per un futuro fatto ancora di grandi passioni. Un grazie sentito anche ad Ugo Porcelli.

Ma prima di andare in nero rituffiamoci nel passato e chiudiamo con un'artista lanciato da "Speciale per voi" programma di Arbore di cui abbiamo parlato ieri: l'indimenticabile Lucio Battisti qui in "E penso a te" (Mogol-Battisti):

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