L’Arena, Massimo Giletti condanna Fabrizio Corona: “Altro che sbruffone! Ha distrutto una famiglia”.


Fabrizio Corona ha conquistato anche l’Arena: dopo una settimana all’insegna delle notizie sulla sua fuga/latitanza/cattura/lacrime che hanno invaso il daytime e scalato i titoli di apertura dei tg, il caso Corona sbarca nel pomeriggio domenicale di RaiUno. Anche Massimo Giletti decide di occuparsi di Corona, ma lo fa da una prospettiva diversa, chiarendo subito un punto: è colpevole, per sentenza definitiva e non ingiustamente.

Non solo cerca di ricostruire i fatti che hanno portato alla condanna per estorsione ai danni di Trezeguet, ma mette su una sorta di processo-bis ai danni di Corona, prendendo spunto da alcune dichiarazioni rilasciate in Portogallo, in cui si ‘difende’ chiamando in causa il sistema marcio della stampa rosa italiana, di cui non era che un ingranaggio.
Chiedete a Brindani, Giacobini, Signorini…”, suggerisce Corona e Giletti raccoglie. Nasce, così, un'udienza, con Brindani e Giacobini ‘costituitisi parte civile’ di fronte alle accuse lanciate dall’ex re dei paparazzi, cui si aggiungono l’avvocato di Corona Nadia Alecci per la difesa, Antonio Caliendo, procuratore sportivo che ha seguito il caso Trezeguet, come testimone mentre Giletti tiene per sé il ruolo di PM.

Intento encomiabile, anche necessario dopo ore di trasmissione a raccontare le cose più inverosimili sulla sua fuga e sulla sua 'latitanza'. Chapeau a Giletti. Ma intanto se ne parla. E Corona, comunque, vince. Anche di fronte a un Giletti che non mostra alcuna 'pietà' nei suoi confronti...


“Ho sentito in questi giorni che la condanna è eccessiva, che lui è solo uno sbruffone… Ma qui c’è un colpevole e un condannato, uno che ha distrutto una famiglia, altro che!”

chiarisce Giletti riferendosi al giro di foto compromettenti oggetto dell'estorsione che ha riguardato Trezeguet. Il giornalista vuole così spazzar via ritratti compiacenti, appelli materni, spiegazioni psicologiche. Un modo per cercare di far capire al pubblico a casa che non c’è nulla per cui ‘intenerirsi’.

“Ne parlano tutti, il problema poi è come se ne parla”

chiarisce Massimo Giletti rispondendo a chi fa notare che del caso Corona parlano tutti, stampa blasonata e Tg in testa. E ne parla anche lui, cercando di costruire un docu-talk, una specie di Un giorno in pretura che però, inevitabilmente, finisce per scivolare nelle valutazioni pseudo psico-comportamentali del giovane Corona, in alcune riflessioni, per quanto non tenere, di Silvana Giacobini o Alba Parietti, cavalcate in maniera utilitaristica dall’avvocato Alecci.

In ogni caso, qualcuno che spieghi al pubblico tv come si è arrivati a una condanna di estorsione, per di più definitiva, ci vuole, visto che finora si è fatto tanto colore sulla fuga più inverosimile dell'universo, su una consegna alle autorità che suona più falsa delle promesse elettorali.

Ma Giletti non è tenero neanche con l’Italia che è andata a Malpensa ad applaudirlo:

“Gente che va ad applaudire corona è un sottoprodotto che va combattuto. Mentalmente siamo un Paese… che paese siamo…."

sbotta Giletti nell’introdurre il servizio che documenta i supporters di quel ‘pover uomo’ in arrivo da Portogallo.

“Bisogna imparare che le leggi vanno rispettate”,

chiosa Giletti. E ha assolutamente ragione. Peccato che sia necessario ribadirlo in un talk tv.

La sensazione al termine del segmento è che purtroppo il chiacchiericcio finisce per trasformare le buone intenzioni di Giletti in un dibattito certo meno ‘impressionistico’ di altri, e con intendi più educativo-didascalici, ma  che comunque arricchisce la rassegna video di Corona con un’altra ora di trasmissione sul suo caso: per chi ha fatto proprio il motto “bene o male, purché se ne parli" è una vittoria.

Ultima notazione: a mio modestissimo avviso, il miglior intervento finora su Corona è stato quello di Franco Di Mare ospite de La Vita in Diretta: il suo discorso, unito all’aria di sufficienza e al tono del parlato, è il miglior ritratto che si possa fare del 'caso Corona'. In pratica "Corona, un poveraccio...".

"Perché Corona ci tiene tanto a far sapere che non ha pianto? Perché ha fondato tutta la sua ricchezza immateriale, e anche materiale, sull’idea del duro, di quello che non cede mai, da bel tenebroso. Se si mette a piangere crolla il castello. Noi siamo di fronte, comunque, alla tragedia di un uomo ridicolo tutto sommato. Questo, diciamocela tutta, è una tamarro. Non ha la grandezza ‘del male’ di un criminale come Vallanzasca, per fortuna. Non ha nemmeno la grandezza letteraria di un criminale come Jean Valjean, dei Miserabili. Non è niente, non è nessuno. E’ uno che ha fatto fortuna gettando le mutande dal terzo piano di un albergo, facendosi fotografare ora con una soubrette ora con un’altra. Insomma, dov’è la grandezza criminale di quest’uomo? Gettava da un auto in affitto, manco la sua, banconote da 50 euro contraffatte. Cioè, stiamo parlando di un rubagalline".

Amen!

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