Marco Maccarini supporta la campagna anti-Mtv. Che ne sarà del veejay monstre?

marco maccarini In queste ore si fa massiccia la mobilitazione anti-Mtv, colpita a sua volta, e forse per la prima volta nella sua storia italiana, dalla crisi economica. E' attesissimo, nella giornata di domani, lo sciopero di ben quattro ore, dalle 10 alle 14, di un gran numero di (giovanissimi) dipendenti a termine ai quali non è stato rinnovato il contratto. Un corteo in piena regola partirà dal balcone di piazza Duomo, storica location di Trl, e terminerà sotto la sede di Mtv Italia in Corso Venezia, a Milano (come anticipatovi qui). Anche nei media è scattata la protesta, a colpi di critiche sui blog e frecciatine a mezzo stampa che partono dalle stesse vecchie leve del brand.

Prendete Marco Maccarini, uno degli storici volti del canale scoperto dal concorso Cercasi Vj. La Stampa lo intervista quest'oggi, ricordando che la sua collaborazione continuativa con l'emittente è cessata qualche mese fa, lasciando spazio a lavori "a progetto" come la campagna di sensibilizzazione per la guida sicura Best Driver. L'ex vj decide così di esprimere la sua solidarietà ai colleghi:

"Che io sappia rimane tutto come prima. Ma con cento persone in meno. L'emittente si sta sparando addosso da sola. Ma così fa finire una bella favola. Un Total Request Live come lo facevamo dieci anni fa non c'è più, i programmi con la "p" maiuscola dove c'erano delle idee oltre che dei videoclip non si vedono più. E' diventata una melassa inutile. Quando i ragazzini vogliono guardare un video oggi vanno su Youtube".

Il "cherubino", come veniva apostrofato per via dei riccioli biondi - seppure in versione rasta - ha incarnato per anni la filosofia Mtv. Gestualità ostentata, freschezza "caricata" e una conduzione fatta di slogan ed entusiasmi giovanilisti. La formula ha retto per più di un decennio, rappresentando l'unica grande occasione per gli aspiranti conduttori di nuova generazione, tagliati fuori dalla "vecchia" tv generalista.

Poi sono arrivate le Giorgia Palmas, le Elena Santarelli e le Elisabetta Canalis e per i veejay non c'è stato più scampo. Quelli che contavano davvero, passati ormai all'età della maturità, sono scappati via in tempo per emanciparsi alla grande (vedi le lanciatissime Victoria Cabello e Camila Raznovich). Quelli che incarnavano uno stereotipo e basta hanno collezionato flop su flop, con una carriera progressivamente al ribasso (citofonare Daniele Bossari). Quelli che erano di fin troppe belle speranze non sono stati, forse, capiti fino in fondo, una volta fuori dall'acquario Mtv (come nel caso di Andrea Pezzi, guru incompreso della vecchia scuola). E quelli ingabbiati troppo a lungo in un cliché limitante per la loro crescita artistica ancora ci provano, ma con gran fatica (vero, Giorgia Surina?).

Di deejay televisivi, ormai, ne sono rimasti pochi. Possiamo citare Valentina Correani, brava conduttrice di un Hit List Italia ormai bollito. Oppure Carlo Pastore, il ragazzo dal fascino efebico che qualche mese fa diede voce ai giovani conduttori discriminati su TvBlog. Che ne sarà di loro, ancora giovanissimi eppure in parte "segnati" da un'etichetta dura a morire?

Mtv ha creato dei mostri e, ora che il loro tempo è finito, è pronta a distruggerli. Per certi versi è più che condivisibile, visto che ogni fenomeno che si rispetti ha una data di scadenza, se non sa stare al passo coi tempi. Insomma, sciopero a parte che ci sentiamo di sostenere per le povere maestranze disoccupate, poniamoci una domanda: i veejay di Mtv non erano diventati comunque "out"?

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