Stop di Giacomelli: slitta il voto in vigilanza Rai sul conflitto interessi agenti. Il documento integrale su TvBlog

Su TvBlog il testo integrale del documento che avrebbe dovuto essere votato oggi dalla Commissione di vigilanza

Stop di Giacomelli: slitta il voto in vigilanza Rai sul conflitto interessi agenti. Il documento integrale su TvBlog

Oggi doveva essere il giorno del voto in commissione parlamentare di vigilanza sul documento redatto dall'esponente del PD Michele Anzaldi relativo al conflitto d'interessi degli agenti e non solo su questo e che TvBlog pubblica integralmente in calce a questo post, ma così non è stato.

E' stato infatti deciso un rinvio (fra i contrari i politici Lainati e Verducci) dopo un intervento del sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli del PD. Giacomelli, rispondendo all'ANSA ha detto :

“Immaginare di diversificare le regole di mercato tra la Rai e gli altri broadcaster mi pare insensato, ingiusto ed impraticabile. Temo porterebbe a soluzioni pasticciate ed equivoche. Oltretutto con l’effetto di creare più conflitti d’interesse di quelli che si punta a risolvere. Se l’obiettivo è davvero evitare conflitti d’interesse, la via maestra, e la sola, è quella della legge”.

Piuttosto chiara la dichiarazione di Giacomelli, ora tutto è rinviato a martedì quando in commissione di vigilanza si dovrebbe andare al voto, questo almeno è quello che afferma il presidente della Commissione Roberto Fico dei Cinque stelle. Anzaldi che è relatore del testo dice:

Il rinvio della votazione sulla risoluzione contro i conflitti di interessi di agenti e artisti in Rai non diventi un modo per annacquare o insabbiare l’atto di indirizzo. Dopo tre mesi dall’inizio della discussione, nata a seguito delle tante e concordi prese di posizione pubbliche contro lo strapotere degli agenti non soltanto da parte di tutti i principali gruppi parlamentari ma anche dei massimi dirigenti del servizio pubblico, a partire dalla presidente Maggioni, è finalmente arrivato il momento di mandare un segnale chiaro, anche di trasparenza: la Rai non deve più tollerare certi privilegi e certi sprechi, non è accettabile che i soldi pubblici vengano utilizzati per dare indebiti benefici a una piccola casta che da anni si arricchisce grazie al canone dei cittadini.

La commissione ha fatto il suo lavoro, arrivando ad un testo condiviso e già rivisto sulla base di alcune proposte di modifica arrivate dai partiti. Finora, però, la Rai cosa ha fatto? Ha inviato una lista di emendamenti, neanche fosse un partito, cercando di affossare il testo, di sterilizzarlo e renderlo inutile. Un atteggiamento decisamente singolare, che si è preso gioco della cortesia istituzionale della commissione che aveva chiesto al servizio pubblico suggerimenti e ragionamenti utili a integrare e sviluppare il testo, non una lista della spesa per sabotarlo.

La Rai vuole bloccare la risoluzione? Vuole impedire alla commissione di Vigilanza di mettere in un atto ufficiale quello che tante volte è stato sostenuto, dagli stessi vertici Rai, negli interventi pubblici?

Prima dovrebbe dimostrare di voler fare sul serio: prenda subito, in maniera formale, degli impegni vincolanti per una completa trasparenza. Metta sul sito le seguenti informazioni: costi industriali onnicomprensivi di ogni programma; valore economico degli spot dedicati alla sua promozione e eventuali costi pubblicitari esterni; obiettivi di ascolto; risultato e costo per ogni contratto; eventuali risarcimenti agli inserzionisti per gli obiettivi mancati. Così sapremo quanto costano e quanto incassano veramente trasmissioni come quella di Fazio.

Per una volta la Rai potrebbe stupirci e mandare un chiaro segnale di trasparenza anticasta agli italiani che pagano il canone: arrivi prima della Vigilanza, prenda dei provvedimenti in anticipo rispetto a quello che deciderà il parlamento, non faccia come con il tetto agli stipendi che è dovuto arrivare per legge.

La Rai però dice di sentirsi fortemente penalizzata di fronte al testo scritto da Anzaldi e che la Commissione stava per votare, qualcuno oggi ha chiesto di sentire il DG della televisione pubblica Orfeo. Il testo integrale del documento che doveva essere votato oggi lo trovate qui di seguito.

Risoluzione sull’adozione da parte della Rai di procedure aziendali
volte a evitare possibili conflitti di interesse da parte degli agenti di spettacolo

La Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi

PREMESSO

che gli articoli 1 della legge 14 aprile 1975, n. 103, e 49, comma 12-ter, del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177 (Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici) attribuiscono alla Commissione funzioni di indirizzo generale e di vigilanza dei servizi pubblici radiotelevisivi;

che l’articolo 14 del Regolamento interno stabilisce che essa esercita i poteri e le funzioni che le sono attribuiti dalla legge, adottando, quando occorra, risoluzioni contenenti direttive per la società concessionaria;

che ritiene assolutamente indifferibile che la Rai adotti tempestivamente procedure idonee a evitare conflitti di interessi nei rapporti con gli artisti e i loro agenti, che possano comportare ingiustificati benefici e sprechi di denaro pubblico;

che le suddette situazioni ledono la necessaria trasparenza che dovrebbe ispirare la condotta dell’azienda, l’immagine e gli interessi economici del servizio pubblico, creando all’interno della società indebiti potentati che condizionano l’operato degli organi preposti alla sua gestione;

che la Rai dovrebbe impegnarsi in maniera concreta e tangibile a valorizzare la produzione interna e ad adottare procedure volte a favorire una maggiore competitività e trasparenza nella scelta di artisti e conduttori, evitando fenomeni di concentrazione in capo a poche società;
che sarebbe preciso interesse della società concessionaria evitare che artisti e conduttori possano beneficiare di ingiustificate posizioni di vantaggio, prive di qualsiasi riscontro di mercato;

che non è accettabile far diventare ogni conduttore, magari anche chi è cresciuto professionalmente in Rai, un format a sé stante, con il rischio che questa procedura sia in realtà surrettiziamente utilizzata per incassare maggiori compensi e maggiori parcelle per gli agenti;

che la Rai dovrebbe previamente individuare, rendendoli noti, i criteri in base ai quali un programma, che le viene proposto di acquistare, possa configurarsi come un format “originale”;

CONSIDERATO

che la vigente Convenzione fra il Ministero dello Sviluppo economico e la Rai per la concessione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale stabilisce:

all’articolo 1, comma 5, che la società concessionaria ispiri la propria azione a principi di trasparenza, efficacia, efficienza e competitività, e abbia come obiettivo l’efficientamento dei costi, la piena utilizzazione e valorizzazione delle risorse interne;

all’articolo 3, comma 1, lettera c), che la società concessionaria s’impegna a garantire “il sostegno alla creatività, all’innovazione e alla sperimentazione per la realizzazione di programmi e format di qualità, anche con l’obiettivo della loro valorizzazione sui mercati internazionali”;

all’articolo 13, comma 3, che “la società concessionaria informa annualmente la Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi sulla realizzazione degli obiettivi di efficientamento e di razionalizzazione indicati nel contratto nazionale di servizio, sull’attuazione del piano editoriale e sulle altre materie oggetto della verifica di cui al comma 2”;

TENUTO CONTO

che la società concessionaria si è impegnata a garantire con la vigente Convenzione un adeguato sostegno allo sviluppo dell’industria nazionale dell’audiovisivo nel quadro di procedure trasparenti definite nell’ambito del contratto nazionale di servizio;

che la Rai dovrebbe garantire adeguati spazi a giovani artisti e conduttori anche mediante nuove trasmissioni ideate dalla stessa società concessionaria senza ricorrere all’acquisto di format;

che la società concessionaria dovrebbe evitare che i potenziali giovani talenti siano costretti a rivolgersi ad agenzie esterne per poter lavorare in Rai, con la conseguenza che sono queste ultime a stabilire chi sia meritevole di prestare la propria opera per il servizio pubblico;

che in molti Stati l’esercizio dell’attività degli agenti di spettacolo è regolata da norme anche di rango primario volte a escludere possibili situazioni di conflitto d’interessi;

che, ad esempio, in California il codice del lavoro specifica che un agente di spettacolo non può indirizzare l’artista che rappresenta in alcun contratto nel quale una società di cui l’agente è titolare abbia un interesse economico;

IMPEGNA

il consiglio di amministrazione della Rai ad adottare, entro novanta giorni dall’approvazione della presente risoluzione, idonee procedure dirette:

1. a escludere che la produzione dei programmi trasmessi dalla Rai sia affidata, anche tramite appalti parziali, a società di produzione controllate e/o collegate ad agenti di spettacolo che rappresentino gli artisti che a qualunque titolo prendano parte ai programmi medesimi;
2. a escludere che sia affidata a società di produzione controllate e/o collegate ad artisti l’esecuzione, anche tramite appalti parziali, di programmi trasmessi dalla Rai, nei quali gli stessi artisti siano a qualunque titolo presenti e che per questo motivo percepiscano un corrispettivo dalla concessionaria;
2 bis. a garantire che l’assistenza dell’agente di spettacolo nei rapporti con la Rai sia limitata alla sola fase delle trattative contrattuali e che si esaurisca con la loro conclusione;
3. a escludere che in uno stesso programma possano essere contrattualizzati più di tre artisti rappresentati dallo stesso agente o da altra società di cui l’agente sia socio;
4. a escludere di norma coproduzioni di film finanziate dalla stessa Rai, anche attraverso Rai Cinema, con società di produzioni cinematografiche di cui siano direttamente o indirettamente titolari agenti di spettacolo rappresentanti di artisti legati alla società concessionaria da rapporti contrattuali in essere per altri programmi trasmessi sui canali della stessa Rai;
5. a riservare, nell’ambito della produzione cinematografica, una quota di investimenti ai produttori indipendenti, nell’ambito del sostegno all’industria nazionale previsto nella vigente Convenzione;
5 bis. a introdurre nel contratto stipulato con le società di produzione un criterio di compartecipazione ai rischi che commisuri parte del corrispettivo agli obiettivi di share previsti per il programma, in coerenza con la media dello share della rete nella fascia oraria in cui il programma stesso viene collocato;
6. a favorire l’individuazione di strumenti idonei a verificare i requisiti di tutelabilità dei format;
7. a prevedere una distinta fatturazione, con imputazione ad un’apposita voce di bilancio, per i compensi corrisposti agli agenti;
8. a prevedere, in coerenza con quanto stabilito al punto 6, che tra i criteri da adottare al fine di accertare l’originalità o meno del format si faccia riferimento alla sua commerciabilità anche all’estero;
9. a impegnare una struttura esistente a dedicare una particolare attenzione, anche attraverso specifici bandi per concorsi di idee, ai rapporti con i giovani autori ovvero, attraverso la stipula di protocolli di collaborazione, con le istituzioni (come, ad esempio, Dams o Istituto sperimentale di cinematografia) che formano i futuri operatori dello spettacolo.

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