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Grande Fratello 6 - Due case per il reality?

Pubblicato: 08 dic 2005 da Malaparte

Le voci girano. E gira voce - può anche darsi che sia una di quelle cose che non troveranno mai conferma nella realtà. Ma forse no - che la prossima edizione del Grande Fratello vedrà un’altra novità, oltre alla conduzione della Marcuzzi.
Due case, ci faranno, nel Grande Fratello 6, in cui infilare i concorrenti. La cosa, nella continua ricerca di inserire elementi di innovazione nel format, ha un senso (come la suite e il tugurio, ricordate), ma, ovviamente, raddoppia tutto e complica le cose. Sarà una scelta vincente? O si tratta semplicemente di una di quelle cose che si dicono perché così poi qualcuno le scrive e si fa pubblicità? Tutto può essere. Anche che questa sia una delle ultime bordate del Governo Berlusconi nell’ambito del progetto più case per tutti.

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10 commenti

Commenti dei lettori

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  • Gloria Amato

    08 dic 2005 - 15:49 - #1
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    La solita trovata uomini in una casa e donne in un’altra stile Isola dei Famosi? Che noia….

  • Mimmo Lombezzi

    08 dic 2005 - 15:55 - #2
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    E’ interessante il fatto che un paese che :
    1) esporta democrazia in Iraq
    2) é governato dai Teocon,
    3) ha un’opposizione che cerca soprattutto le sue “radici cristiane”
    4) in cui il Vaticano emana fatwe attraverso i principali tg
    abbia scelto il silenzio stampa su quello che sta avvenendo in Eritrea
    sia in termini di democrazia e che di repressione religiosa.
    Troppe villette in construzione alle isole Dalak affogano nle
    Mar Rosso gli aneliti liberisti…

    BIDJAN (Costa d’Avorio) – L’ordine è stato perentorio: «Andatevene!». Così entro 10 giorni i cittadini dell’Unione Europea, degli Stati Uniti di Russia e Canada, impegnati nella missione della Nazioni Unite (Unmee, United Nations Mission in Ethiopia and Eritrea) dovranno lasciare l’Eritrea: sono persone non grate. «In altre parole – spiega uno degli espulsi raggiunto al telefono – i caschi blu non saranno più in grado di monitorare il confine tra Etiopia e Eritrea. I rischi di guerra così si moltiplicano». Ora i due eserciti sono a distanza ravvicinata, armati fino ai denti e pronti a darsi battaglia: «Basterà un nonnulla per far saltare tutto – spiega l’interlocutore -. Un soldato stanco e impaurito che preme un grilletto e sarà impossibile tornare indietro».

    ■ Il forum: Voci dall’Eritrea
    L’AZIONE DEL GOVERNO - Il governo eritreo sembra pronto a passare

    Il presidente Isayas Afeworki (Reuters)
    all’azione. In questi anni il suo leader, Isayas Afeworki, che si è distinto per i suoi atteggiamenti di intransigenza, si è dotato di un esercito di 300 mila soldati, inasprendo nel contempo la repressione all’interno del Paese. Secondo il quindicinale specializzato Africa Confidential, Isayas, la cui politica viene definita «incompetente» sia in economia che in amministrazione, è pronto a muovere guerra. Il Paese è povero ma si è dotato di 100 carri armati bulgari T-55, un mezzo che i veterani eritrei conoscono bene per averlo utilizzato durante la guerra di liberazione negli anni ’80. I rapporti di intelligence parlano di un possibile ricorso alla mobilitazione con il reclutamento fino a 55 anni.
    CIBO E MEZZI REQUISITI - La casta militare è privilegiata e alcuni ufficiali hanno requisito e si sono impadroniti di hotel e aziende varie. Ai magazzini di cibo del World Food Programme, l’agenzia delle Nazioni Unite che provvede a rifornire le popolazioni affamate, sono stati cambiate le serrature. Le chiavi sono nelle mani dei militari. Anche gli oltre 300 camion della cooperazione italiana, gli ultimi sono stati consegnati a settembre, circolano per le strade di Asmara con la targa EDF (Eritrean Defence Forces, l’esercito eritreo). Le autorità avevano garantito che sarebbero stati utilizzati per aiutare la popolazione civile.
    ITALIANI CACCIATI - Quello di ieri è l’ultimo sopruso, in ordine di tempo, contro il personale della missione dell’Onu incaricata di controllare l’applicazione degli accordi di pace tra Etiopia ed Eritrea, dopo il trattato firmato nel 2000. Il 21 luglio erano stati di fatto cacciati i carabinieri italiani, vittime di angherie, soprusi e prepotenze. Il 5 ottobre scorso gli eritrei avevano intimato ai caschi blu di non usare più gli elicotteri utilizzati per ricognizione. Una discussa decisione che non era stata revocata neppure quando l’Onu aveva chiesto ai responsabili di Asmara di alzare un velivolo per portare aiuto a tre soldati kenioti, gravemente feriti in un incidente stradale.
    IRRITAZIONE CON GLI ETIOPI - Il governo eritreo è visibilmente irritato perché gli etiopi si rifiutano di rientrare nei confini assegnati loro dall’arbitrato internazionale del marzo 2003 e in particolare di riconsegnare il villaggio di Badme, per la conquista del quale erano state combattute due guerre. Ritengono che la comunità internazionale non faccia abbastanza per costringere Addis Abeba ad obbedire alla sentenza.
    ONG NEL MIRINO - Quella eritrea ha il sapore di una ritorsione che si sta sviluppando a tutto campo. L’ira di Asmara si è abbattuta anche sulle Organizzazioni Non Governative impegnate in progetti di sviluppo e aiuto alle popolazioni. La più ricca di esse, USAid la cooperazione del governo americano, è stata espulsa in giugno. Il provvedimento diventerà operativo a fine mese. Nessuna delle Ong italiane - nonostante gli sbandierati dalla nostra diplomazia «ottimi rapporti» - ha ottenuto la registrazione. Gli operatori stranieri sono stati costretti ad andarsene. Perfino Mani Tese, un’organizzazione che lavorava con gli attuali leader eritrei durante gli anni di guerriglia nelle zone allora liberate, che in questi anni ha fatto un lavoro massiccio e straordinario, non ha ricevuto la registrazione, necessaria a continuare i progetti.
    PERSECUZIONE RELIGIOSA - L’Eritrea è considerato il Paese più repressivo di tutta l’Africa. Proprio ieri Amnesty Internazional ha pubblicato un duro rapporto sulla persecuzione religiosa con testimonianze impressionanti. Helen Berhane, cantante gospel della chiesa di Rema, una confessione non riconosciuta, detenuta in isolamento totale in un container metallico situato all’interno della base militare di Mai Serwa dal 13 maggio 2004, ha raccontato di essere stata minacciata da un comandante militare: «Non riceverai visite e rimarrai qui a marcire fino a quando non firmerai quel pezzo di carta». Negli ultimi tre anni, secondo AI,la stessa sorte è capitata ad almeno 26 pastori e sacerdoti, a 1750 membri di chiese evangeliche e a decine di musulmani. Molti di essi sono stati torturati e numerosi luoghi di culto sono stati chiusi dalle autorità. Il rapporto descrive anche alcuni casi di fedeli di confessioni religiose non riconosciute condannati ad anni di carcere da comitati segreti per la sicurezza, senza alcuna difesa legale e senza possibilità di ricorso in appello. Il rapporto di Amnesty International denuncia che, nel corso del 2005, il governo ha ulteriormente inasprito la repressione nei confronti delle minoranze religiose. «Il giro di vite, lanciato senza alcuna spiegazione nel 2003 - commenta l’organizzazione -, fa parte di un generale disprezzo per i diritti umani da parte del governo del presidente Isayas Afeworki».
    GIORNALISTI IN CARCERE - Ieri sulla questione eritrea è intervenuta anche il Comitato di Protezione dei Giornalisti (Cpj) che lotta a favore della libertà di stampa, denunciando il ritorno in carcere ad Asmara di Dawit Issak, 41 anni, un reporter che oltre ad avere il passaporto eritreo ha anche quello svedese. Dawit, da quattro anni in carcere per aver pubblicato un articolo in cui chiedeva di ripristinare la libertà di espressione, era stato liberato inaspettatamente il 19 novembre. Da qualche giorno era stato ricacciato in galera. «Lanciamo un appello al governo eritreo perché lo rilasci immediatamente – ha detto Anne Cooper direttore esecutivo di CPJ – La sua detenzione serve a sottolineare ancora di più il cinismo con il quale il governo calpesta i diritti umani. L’Eritrea è il paese africano con più giornalisti in galera».
    Massimo A. Alberizzi
    (malberizzi@corriere.it)
    08 dicembre 2005

  • Malaparte

    08 dic 2005 - 16:16 - #3
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    Gloria (bentrovata) chissà… magari no. O magari sì. O magari ci sarà una qualche divisione “vip”-gente comune?

  • Daniele

    08 dic 2005 - 21:28 - #4
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    A me piacerebbe tanto un Grande Fratello prima maniera. Tutte queste innovazioni non le sopporto proprio.

  • Spyro87

    12 dic 2005 - 20:28 - #5
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    Mi serve il vostro aiuto! Ho letto che la sesta edizione del Grande Fratello andrà in onda sul digitale terrestre.. ma quindi non verrà più trasmesso da Sky 24 ore su 24? Rispondetemi, pleaseeee!!!!

  • Ricchione

    19 dic 2005 - 22:41 - #6
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    No

  • gianluca

    28 dic 2005 - 16:38 - #7
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    Almeno la marcuzzi ci fa arrizzare un po

  • STRAFOTTENTE

    06 gen 2006 - 20:31 - #8
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    FATE SKIFO!!!!!

  • GIULIANA

    06 gen 2006 - 20:33 - #9
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    NO NN è VERO FATE SL VOMITARE CO STI REALITI D GENTE IDIOTA KE S RINKIUDE IN 1 CASA D PAZZI E KE DV FARE SE LA MARCUZZI PRESENTA

  • Giacomo

    20 gen 2006 - 12:55 - #10
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    Gek Milano, credo che quest’anno la particolarità migliore sia che lo spettacolo venga presentato da ALESSIA.Il ragazzo rapito si sarebbe potuto evitare, sarebbe stato cento volte meglio il giovanotto sardo, avrebbe avuto più racconti della vita comune, che non un ricco viziato reso famoso dai media.

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