La recensione in anteprima di We Are Who We Are: le scenografie dell’anima di Luca Gudagnino

Nella sua prima serie, Guadagnino indaga l’animo adolescenziale, l’identità di genere e la libertà dentro una base militare americana in Veneto

Il corpo cambia, i dubbi nascono, le certezze vacillano: tutte situazioni che ogni adolescente deve attraversare, quasi come fosse una passaggio obbligatorio ed insito nella nostra natura per poter arrivare ad una (presunta) stabilità nella vita adulta. E così capire chi sei veramente e cosa vuoi diventa un viaggio, da fare da soli o in compagnia: Luca Guadagnino, per We Are Who We Are, ha deciso di farlo nel secondo modo.

La sua prima serie tv (di cui è showrunner, regista e produttore), in onda dal 9 ottobre 2020 su Sky Atlantic ed in streaming su Now Tv, riprende un tema che la tv ultimamente sta affrontando con particolare attenzione, vale a dire l’adolescenza sotto i suoi più vari aspetti.

Da Oltre la soglia (Canale 5) a Mare Fuori (Raidue), giovani attori si sono messi a disposizione del piccolo schermo per raccontare -e ricordare- al pubblico adulto come sia difficile crescere e trovare un compromesso tra quello che si vuole diventare e quello che pretendono gli altri. Anche Guadagnino vuole dire la sua, e lo fa nel migliore del modi.

“Qui ed ora”: We Are Who We Are ed un presente a scadenza

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La prima operazione che l’acclamato regista di “Chiamami col tuo nome” fa è quella di rimuovere ogni riferimento al futuro: sia Fraser (Jack Dylan Grazer) e Caitlin (Jordan Kristine Seamón), i due giovani protagonisti, sono totalmente assorbiti dalla realtà presente che li circonda.

“Qui ed ora”, non a caso, è l’unico titolo che apre ognuno degli otto episodi della prima stagione: Guadagnino, nello scrivere la sceneggiatura con Paolo Giordano e Francesca Manieri, è interessato a raccontare quel flusso di emozioni e stati d’animo che attraversa il presente di ogni singolo personaggio. Un presente che, data la location, è sempre pronto a vacillare, dal momento che i militari che sono di stanza nelle basi americane sparse per il mondo sanno di essere soggetti a spostamenti continui ed improvvisi, senza così poter avere una residenza fissa a lungo.

Di fronte a questo “presente a scadenza”, Fraser, Caitlin ma anche gli altri ragazzi che vivono all’interno della base militare veneta in cui è ambientata la storia rispondono mordendo ciò che ogni giorno offre loro, senza pensare a prospettive future ma lasciandosi coinvolgere da quell’“hic et nunc” di cui rischiano di diventare prigionieri.

Così facendo, Guadagnino non può che soffermarsi sui piccoli e grandi episodi che costellano la apparentemente tranquilla vita di una base militare, scandita da orari precisi, rituali e formule. E’ una delle contraddizioni messe in scena dalla serie: parlare di libertà dentro un contesto in cui le regole sono fondamentali, in cui il rigore diventa quasi un ostacolo per la ricerca di se stessi.

“Conosci te stesso”

“Conosci te stesso”: è il consiglio che Sarah (Chloë Sevigny) dà a Caitlin in una scena che diventa il punto di svolta della serie. Come già ampiamente preannunciato e visto nel trailer (che trovare in alto), uno dei temi portanti della serie è l’identità di genere. Ed il personaggio della Seamón si fa carico di una storyline che non è centrale in tutti gli episodi, ma che si insinua lungo la serie, fino ad esplodere nel finale.

Sarah è l’unica che capisce il disagio di Caitlin nel vedere il proprio corpo assumere forme che lei non sente sue, e cerca di indirizzarla verso qualcuno che possa aiutarla. Ovviamente, non sarà così semplice, ma il seme è stato gettato.

We Are Who We Are
Jordan Kristine Seamón (foto di Yannis Drakoulidis)

La conoscenza del sé, ovviamente tipica dell’adolescenza, nel corso delle otto puntate si espande fino ai confini dell’età adulta, mettendo in dubbio anche le certezze di quei personaggi ben lontani dall’essere giovani quattordicenni. La già citata Sarah, ma anche sua moglie Maggie (Alice Braga), la madre di Caitlin, Jenny (Faith Alabi)… La ricerca del proprio posto nel mondo non termina con la maggiore età, semplicemente viene offuscata dal lavoro e dalle responsabilità, ma resta lì sotto, cresce, fino a quando non chiede il conto.

Anche in questo caso, la location ha il suo peso: le basi militari americane sparse per il mondo cercano di riprodurre un angolo di Stati Uniti anche se a migliaia di chilometri di distanza. Dal liceo in stile High School, al fast food, fino ai negozi di un piccolo centro commerciale, è l’America che arriva in Italia per dare un’apparenza di casa a chi vive lontano da quest’ultima.

Ecco che i protagonisti vivono in un limbo: da una parte un’America che li tira a sé, dall’altra -oltre i confini della base- un territorio a loro sconosciuto, in cui sembra quasi che le regole da cui sono assorbiti ogni giorno si dissolvano per lasciarli, finalmente, liberi di conoscere loro stessi.

La camera di Guadagnino, una mano tesa

We Are Who We Are
Jordan Kristine Seamón e Luca Guadagnino (foto di Yannis Drakoulidis)

E poi c’è la regia di Luca Guadagnino, a suo modo rivoluzionaria anch’essa nell’entrare in punta di piedi e nel cercare di assecondare i personaggi e non subirne, piuttosto, la presenza. Il regista non tradisce il suo modus operandi che abbiamo già conosciuto al cinema: riesce ad entrare nelle menti dei personaggi mantenendo però il giusto distacco, osservandoli, a volte quasi prendendoli per mano ed a sua volta tendendo la mano al pubblico.

Si crea un legame che fa di questi otto episodi un viaggio di conoscenza, nostra e loro, dove rabbia, amore e paura diventano scenografie dell’anima. E per ogni scenografia, c’è una colonna sonora: la musica è fondamentale nel corso della serie, con brani originali e non che descrivono al meglio il senso del viaggio emotivo. Uno di questi, “Time Will Tell” dei Blood Orange, dice “Il tempo dirà se riuscirai a capire ed a risolvere questa situazione”: solo il tempo, ma ora conto solo il presente.

Non solo Guadagnino: autori e produttori

We Are Who We Are
Jack Dylan Grazer (foto di Yannis Drakoulidis)

La serie tv è stata scritta, come detto, da Guadagnino, con Paolo Giordano e Francesca Manieri. E’ una serie Sky-Hbo (lo show ha debuttato sul canale via cavo americano il 14 settembre scorso), prodotta da The Apartment e Wildside (parte di Fremantle), con Small Forward. Il distributore internazionale è Fremantle.

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