Vorrei dirti che… è creato per gli emotivi, ma è fastidiosamente preconfezionato

In onda su Rai 2 la prima puntata del nuovo programma della domenica pomeriggio condotto da Elisa Isoardi intitolato “Vorrei dirti che”

Elisa Isoardi è tornata in tv con Vorrei dirti che… nella domenica pomeriggio di Rai 2 che dai fasti del carrozzone di Quelli che il calcio in cui le risate si sprecavano, si riabbottona la giacca per stendere il tappeto all’emotainment. In 60 minuti il programma concentra la storia di una persona comune che vuole aiutare a fortificare o riallacciare i rapporti con un famigliare attraverso una lettera letta davanti ad un piatto speciale, come ad un pranzo della domenica.

Facciamo 2 più 2: l’ultimo programma della Isoardi ha avuto a che fare con i fornelli ed è stato pure l’atto conclusivo della storia de La prova del cuoco, ora aggiungiamo la volontà di portare in tv la vicenda di una persona perfetta sconosciuta e traiamone il risultato: non una roba originalissima insomma.

Vorrei dirti che… racconta la vicenda di Camilla, giovane ragazza piena di esperienze che l’hanno segnata. Vuole avere la possibilità di poter dire a sua madre (Francesca) ciò che non le ha mai detto prima. Una prima parte della trasmissione viene narrata a tu per tu con la protagonista della puntata. Camilla è confidenziale nella conversazione con la Isoardi, non c’è traccia di freddezza. Il focus sta nella conoscenza della persona e della sua famiglia. Di lei scopriamo che è molto legata ai suoi cari e soprattutto a suo fratello e suo zio, entrambi scomparsi ed entrambi guardacaso uniti da una stessa maledetta data, il 31 marzo.

Passaggi importanti in un albero genealogico che portano ad una sola strada: il rapporto con sua madre. Si dice felice dell’affetto che la sua famiglia le regala, ma si sente in debito con sua madre perché, dice: “Penso di non esserle stata vicino come avrei dovuto per colpa della mia età“. Ed è proprio sua madre colei che Camilla ha scelto per invitarla a pranzo e poterle dire una volta per tutte le cose che non ha potuto dirle fino ad ora.

Per farlo dunque propone la pietanza che sarà poi sul tavolo per l’incontro. Tutto è seguito dalle telecamere, Isoardi e Camilla si recano al mercato per fare provviste e incontrano fruttivendoli, pescivendoli, l’anima del commercio. Si tratta del capitolo culinario che spezza il ritmo, ci porta nel cuore del meccanismo di Vorrei dirti che. Come in un effetto dejà vu ritroviamo la Isoardi ai fornelli insieme alla protagonista della storia e ad un cuoco già conosciuto a La prova del cuoco: Renato Salvatori, alias “Renatone”.

Il trio quindi è pronto per preparare il piatto, viene mostrato il lavoro in divenire tra una battuta e l’altra, il tempo per aumentare l’hype e giungere quindi all’incontro decisivo. Le camere indugiano molto spesso sui preparativi della tavola con la ragazza che a favore d’inquadratura controlla che tutto sia ben sistemato. Qui viene meno la naturalezza e la spontaneità del programma, rendendo una costruzione di mosse già preconfezionate (un vizio purtroppo comune).

Il momento clou avviene con l’arrivo della destinataria del messaggio, Francesca (anche lei mostrata all’ingresso con la telecamera già piazzata). La Isoardi ha una breve conversazione con lei, dal loro scambio emerge come la storia scelta per la prima puntata colpisca per le sue dinamiche, per questo può suscitare reazioni facili negli emotivi.

Arriviamo al gran finale, quello in cui Camilla e sua Madre si ritrovano davanti al piatto scelto per il pranzo speciale della domenica per parlarsi. Un’occasione in cui la supervisione della Isoardi, seduta a capotavola in mezzo alle due protagonista, diventa di troppo. La lettera letta con continui stacchi d’inquadratura sulla conduttrice potevano essere evitati, al centro dell’attenzione dovrebbero restare sole madre e figlia. Quest’atto avviene solo sui titoli di coda, ma ormai è troppo tardi.

Vorrei dirti che ha comunque il merito di non essere morboso nel cercare a tutti i costi l’effetto strappalacrime, non percorre la strada della tv del dolore (e menomale, ci manca solo questa) e, infine (a parte alcuni accorgimenti che si possono fare), non appesantisce troppo il pubblico televisivo della domenica pomeriggio che rimane sempre quello con un bisogno: cercare la leggerezza.