Vatican Girl, Netflix racconta il caso Emanuela Orlandi

Vatican Girl racconta la scomparsa di Emanuela Orlandi con testimonianze anche inedite e con la guida di Pietro Orlandi e Andrea Purgatori.

Un racconto in quattro parti per ricostruire il caso di Emanuela Orlandi: questo è Vatican Girl, docuserie Netflix prodotta dalla londinese RAW, ma narrata da Pietro Orlandi e Andrea Purgatori, che sarà disponibile dal 20 ottobre in tutti i Paesi in cui il servizio è disponibile.

La docuserie ripercorre passo per passo – almeno nelle promesse della vigilia – uno dei grandi misteri italiani, che ha inizio il 22 giugno 1983, quando la quindicenne Emanuela, cittadina del Vaticano, scompare nel cuore di Roma di ritorno da una lezione di musica. Di lei non restano tracce, ma da quella sera si dirama una rete di sospetti, depistaggi, richieste di riscatto, appelli papali, documenti segreti che hanno costruito un muro di omertà che coinvolge i sommi vertici del Vaticano secondo il fratello di Emanuela, Pietro, per i quali sono gli unici a poter dare una risposta alla famiglia che attende la verità da 40 anni.

E così a tessere le fila del racconto ci pensa proprio Pietro, da decenni alla ricerca dei mandanti del rapimento della sorella, insieme ad Andrea Purgatori che di ‘muri di gomma’ della storia repubblicana se ne intende e che ha seguito il caso Orlandi fin dall’inizio. Il racconto si dipana con testimonianze dirette, di cui alcune inedite, che cercano più che altro di riordinare i fatti e mettere in fila i sospetti.

Sono passati 40 anni, quasi, da quel tardo pomeriggio di un giorno di giugno come tanti, ma Pietro ha ostinatamente tenuto acceso l’interesse su questo caso, che negli anni non ha mancato di offrire incredibili colpi di scena, tra mezze verità e ulteriori depistaggi, documenti falsi e finte testimonianze: si va da quella telefonata a Chi l’ha visto? del 2008 nella quale si invitava a indagare su chi era sepolto nella chiesa di Sant’Apollinare (Renatino De Pedis, capo della Banda della Magliana, considerata ormai il braccio armato del rapimento) ai racconti dell’ex compagna di De Pedis, passando per i documenti vaticani di dubbia origine che sono emersi negli ultimi anni al ritrovamento di resti umani che sono stati collegati alla scomparsa di Emanuela. Una storia dalla sceneggiatura complicatissima, difficile da scrivere e da immaginare, e della quale probabilmente  “la verità è in cielo”, come Papa Francesco avrebbe detto a Pietro Orlandi, stando alle dichiarazioni del fratello di Emanuela.

La docuserie in 4 parti, come detto, è prodotta dall’inglese RAW ed è scritta e diretta da Mark Lewis, vincitore di un Emmy per la docu-serie Don’t F**k With Cats: Hunting an Internet Killer. Una matrice che spiega il titolo fin troppo ‘pop’, quel Vatican Girl che potrà ingolosire il pubblico straniero, ma che forse non rende del tutto giustizia alla complessità, all’oscurità, all’abisso di cui ‘La scomparsa di Emanuela Orlandi’ (sottotitolo italiano) è un epicentro, buco nero di un periodo altrettanto oscuro della storia d’Italia.