Un’intervista a Valerio Lundini

L’intervista a Valerio Lundini, il conduttore del programma rivelazione di seconda serata della seconda rete della televisione pubblica

di Hit

Si è lui. E’ lui la vera (unica?) novità (positiva) di questa stagione televisiva. Il suo nome è Valerio ed il suo cognome è Lundini. Il coraggio  e la lungimiranza di Ludovico Di Meo e di Fabio Di Iorio, rispettivamente direttore e vice direttore di Rai2 gli hanno permesso di debuttare come conduttore con il programma di Giovanni Benincasa Una pezza di Lundini proprio dalla porta principale, quella di mamma Rai, insieme alla produttrice Simona Ercolani. TvBlog lo ha disturbato per fare quattro chiacchiere con lui sul suo programma, sulla sua televisione e sulla televisione in genere, su di lui e sulla sua comicità in un girotondo di temi e di argomenti che potete leggere qui sotto.

Buonasera Valerio Lundini, rimpiange la televisione di un tempo ? La rifarebbe oggi e se si quale programma?

Buonasera. Rimpiango certamente molti programmi del passato. Rimpiango il fatto che chi li faceva sapeva che qualcuno li avrebbe visti. Oggi noto un po’ meno cura in generale. Non esistono più dei varietà, non esistono più i programmi per ragazzi o per bambini. Mancano molto quei contenitori anarchici e belli che fino ai primissimi 2000 ancora c’erano. Nel mio piccolo, durante l’infanzia e l’adolescenza, ho guardato tantissima tv e amavo recuperare cose degli anni ’60. Sapevo a memoria tutte le parodie in musical dei classici fatti dal Quartetto Cetra. Mi piaceva tanto quel modo di rendere simpatiche e spettacolari le storie della letteratura. Che poi è quel che fecero Lopez/Solenghi/Marchesini coi Promessi Sposi e qualche anno dopo anche i vari personaggi di Fininvest che interpretavano tutti i personaggi dell’Odissea o dei Tre Moschettieri. A me da bambino quelle cose piacevano. Se oggi so chi erano Portos, Athos ed Aramis è grazie a Marco Columbro.

Come si può sorprendere il telespettatore di oggi e qual è l’identikit di chi guarda il suo programma?

Ci sono tanti tipi di telespettatori. Chiaramente possono essere sorpresi in modi diversi. Non so se si possa fare un identikit di chi guarda il programma. Certo è che, da un’indagine che è stata fatta via telefono con un campione di 10.000 cittadini, pare che il 98% degli spettatori di “Una Pezza di Lundini” siano persone con un’alfabetitizzazione bassissima, il restante 2% sono falegnami intelligentissimi.

Che ruolo ha avuto nel suo percorso artistico Giovanni Benincasa ?

Giovanni Benincasa ebbe il mio numero da Calcutta (il cantautore, non il luogo) e mi contattò per realizzare come autore con lui un programma dell’anno scorso intitolato “Battute?”, dove presi parte anche fisicamente. Poi devo dire sicuramente “grazie Giovanni”, appunto, a Giovanni per aver proposto egli stesso alla Rai l’idea di fare “una Pezza di Lundini”. Giovanni Benincasa è uno di quelli che la gente, quando ne parla bene, dice “è un pazzo”. Anche di me, spesso, dicono “è un pazzo”. Secondo me né io né lui siamo pazzi. Però vabbè. Ho capito che lo dicono in senso buono. Io due Natali fa andai a trovare una conoscente in un centro psichiatrico, c’era tutta gente sottoposta a TSO, una cosa bruttissima. Lì c’erano i pazzi veri, una rovistava da un cestino, uno prendeva a schiaffi un decoro natalizio attaccato ad una porta, una signora anzianissima alta un metro camminava in circolo canticchiando malissimo e a voce bassissima sempre lo stesso motivetto. Ecco, secondo me Giovanni lì dentro non c’entrava niente, come non c’entravo nulla manco io.

Pensa di essere capito dal pubblico che la guarda e sopratutto la cosa la interessa? 

Secondo me il programma è comprensibilissimo. Intervisto persone, faccio loro delle domande. I brani che la band suona difficilmente hanno accordi che stridono tra loro. Poi c’è qualcuno che non lo capisce, ma ci sarà sempre. Anzi, se ci fosse troppo consenso poi risulterei antipatico, quindi è bene che piaccia ad un 50 percento sì e a un 50 percento no. Anzi, facciamo 70 e 30, è meglio.

Se dovesse spiegare ad un marziano Emanuela Fanelli, come gliela spiegherebbe ?

Ciao marziano. Emanuela Fanelli è un’attrice. Quindi un’umana che di lavoro fa finta di fare delle cose per farle sembrare vere a degli spettatori (tipo Maurizio Nichetti, esatto. Solo che lui era anche regista e poi è maschio, comunque si, ci sei). E’ molto magra, come me d’altronde. Solo che lei è femmina quindi tutti dicono “ma com’è che sei così magra?”. A me non dicono nulla perché, essendo uomo, è facile che mollo uno sganassone. Ha fatto dei film veri con i registi veri ma, diciamolo, la cosa migliore che ha fatto è questo programma con me.  E’ di Morena (una zona di Roma molto popolare) ma non è coatta. Qui sulla terra non è famosissima, ma a Roma piano piano sì (c’è un manifesto con la sua faccia a Trastevere).

Le viene mai da ridere durante le registrazioni del programma? 

Non ci trovo mai nulla di divertente. Mi è capitato con Enzo Salvi, durante una litigata con la Fanelli, durante una scheda di Alessandro Gori (quella su Odifreddi) e mentre ero con Valerio Coletta a parlare del libro “Gomorra”.

Come definirebbe la sua comicità?

Carina.

Arbore ha parlato di lei come “una cosa nuova in tv” ma non  l’ha definito comico, sarebbe riduttivo secondo lui definirla così. Lei come si definirebbe?

Sono contento che Arbore abbia detto ciò. Lui è una delle mie persone preferite e quindi se diceva qualcosa di male su di me, mi sarebbe dispiaciuto e avrei fatto di tutto perché cambiasse idea. Non so come definirmi. Ho paura a farlo in un’intervista perché poi lo so che succede!!! Che questa cosa finisce nel titolo dell’intervista e se dico “Mi definisco… boh, uno simpatico, magari un po’ surreale” poi il titolo diventa “VALERIO LUNDINI: LA MIA COMICITA’? E’ SURREALE, CAZZO!!!”. Quindi mi definisco una dolce soubrette. Anzi, vi spiace dare un titolo molto brutto e generico a questa intervista? Sarebbe bello!

Fra gli anni settanta e gli anni ottanta, fra un programma e l’altro della Rai spesso si posizionava un programma chiamato “Intervallo”. Erano spesso lunghissime carrellate di fotografie di paesaggi italiani. Caro Valerio Lundini, il suo programma, un po’ come quegli intervalli, ha in comune la durata ed il fatto che non ha una collocazione precisa nel palinsesto. Questi due fattori pensa l’ abbiano in qualche modo penalizzato o aiutato?

Caspita, mi hanno penalizzato! Non so manco io quando va in onda!

E’ più facile scrivere per altri o è più facile scrivere per se stessi?

Per me stesso. Perché salto subito la parte in cui devo far capire l’idea.

E’ più divertente farsi capire o non farsi capire (da chi ti guarda)?

Farsi capire, magari piano piano.

“Una pezza di Lundini” a che punto si colloca nel suo percorso professionale ?

Canto del cigno.

Domanda vintage, che rivolgeva spesso Costanzo ai suoi ospiti nei primi suoi talk show in Rai: cosa c’è dietro l’angolo per Valerio Lundini ?

Un film con Garrone initolato “La Siepe” dove interpreto un pedofilo, un altro film con Sorrentino intitolato “Le Siepi” dove ne interpreto due. Alla fine però mi sa che si sono sentiti al telefono e hanno capito che non possono fare due progetti così simili (anche se, a mio avviso, potevano convivere tranquillamente tranne forse per la cosa dei titoli) e quindi non si farà nulla. Per quanto riguarda altri progetti, dovrebbe uscire un mio libro di racconti (perché tutti fanno i libri quindi, scusate tanto, mi unisco alla massa senza vergogna) e poi basta. Ho sonno, non è che uno davvero deve lavorare per tutta la vita.

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