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Tvblog intervista Alessandra Faiella: l’inflazione della comicità in tv, i nuovi comici “improvvisati” e il rapporto con Piero Chiambretti

Abbiamo intervistato Alessandra Faiella, di cui abbiamo recentemente elogiato la carriera, oggi protagonista di “Chiambretti Night” con numerosi personaggi. Molti di voi conoscono molto bene questa brava attrice che ci ha concesso un’intervista, credo interessante, che vuole un po’ tastare il polso alla tv italiana, con particolare attenzione alla comicità in tv. E sul teatro.

di aleali
26 Febbraio 2009 10:38

Alessandra Faiella

Abbiamo intervistato Alessandra Faiella, di cui abbiamo recentemente elogiato la carriera, oggi protagonista di “Chiambretti Night” con numerosi personaggi. Molti di voi conoscono molto bene questa brava attrice che ci ha concesso un’intervista, credo interessante, che vuole un po’ tastare il polso alla tv italiana, con particolare attenzione alla comicità in tv. E sul teatro. E su molto altro ancora.

Dal punto di vista lavorativo cosa è cambiato da Markette a Chiambretti Night?

I cambiamenti sono molti e in positivo. Oggi c’è la possibilità di essere presente in ogni puntata del programma. Questo rappresenta un investimento sul cast molto forte su tutti noi comici. Poi il mio ruolo è particolare rispetto agli altri perché è un work in progress: dopo la Soubrette ghepardata e la Nemica numero uno stiamo pensando ad un ruolo di guardarobiera che è più vicino a quello del call-center di Markette. C’è bisogno di maggiore interazione con Piero, cosa che nei ruoli precedenti risultava un po’ limitata.

La tv non le ha reso molta giustizia. E’ soddisfatta della carriera fatta fino ad oggi?

Diciamo che questo è un periodo positivo. Ho molte gratificazioni. Certo anche io mi sono detta: con l’affetto che il pubblico ha nei miei confronti rispetto alle cose che ho fatto in questi anni, forse mi sarei meritata un po’ di più. Sono pensieri che uno fa dentro di sé e poi pensa al fatto che il successo è un concetto molto complesso e ricco di trabocchetti.

Si spieghi meglio.

Io sono stata sempre cauta nel mio lavoro. Ho visto colleghi fare successi straordinari e improvvisi e poi sono spariti nel nulla. Preferisco una carriera magari non eclatante ma costante, senza depressioni e senza particolari vertici, tranne forse quello del “Pippo Kennedy Show”, ma l’importante è avere una continuità lavorativa. Ho ricevuto proprio pochi giorni fa una risposta molto forte, sorprendente, in teatro ai Filodrammatici dove nei giorni di Sanremo era pieno tutte le sere. Una bella sferzata di autostima. Ma la tv rimane importante perché dà la visibilità, cosa che ovviamente è molto utile.


Parliamo di tv: qual è lo stato di salute della comicità in tv?

E’ buona, anche se c’è molta inflazione. Credo che ormai la gente sia satura di programmi comici. E Zelig, e Colorado: potremo fare mille esempi. Non sanno più cosa inventarsi. La comicità è in sovra dosaggio, ma c’è da dire che è anche un periodo di grande crisi economica, sociale. La fortuna del comico in questi periodi è che ha più spiragli di lavoro. La gente ha sempre più bisogno di leggerezza, di felicità, di distrazione. Data la situazione, si può dire che se andiamo avanti così la comicità non morirà mai.

Parliamo delle nuove leve della comicità italiana, sono all’altezza?

Ci sono tanti nuovi comici che hanno delle cose da dire, alcuni li trovo divertenti. La comicità a tutti i costi di cui parlavo prima ha fatto sì che alcune persone non hanno l’esperienza e forse non sono professionisti del mestiere. Il danno lo fanno a loro stessi: pensare di fare qualche puntata in televisione per di essere arrivati, può avere delle conseguenze. Se dietro non hanno preparazione, rischiano di rompersi la testa al primo ostacolo. Quelli che hanno continuità nella carriera comica sono pochi e sono quelli che hanno dietro scuole e palcoscenico: parlo di Bisio, Albanese, Littizzetto. Gente che ha studiato. Non ci si improvvisa comici, anche se la tv a volte può creare questa illusione.

Qual è il personaggio a cui è più affezionata?

“Sicuramente “Ambient”. Non ci sono i dubbi. La gente se lo ricorda e me lo chiede. Ridendo e scherzando sono passati 12 anni”.

Lavorare con Chiambretti com’è? Gli insider dicono sia un grande professionista, sì, ma con un carattere un po’ particolare…

Forse Chiambretti non gode di una fama particolare a livello personale. Io mi sono trovata bene. Nei miei confronti è stata sempre una persona corretta e rispettosa. Non sopporto chi ha un ruolo di potere e tratta le persone a pesci in faccia. Piero dimostra la sua stima magari senza grandi lodi, anche se nei miei confronti ci sono state. Rare, ma ci sono state.

Quindi tecnicamente lavorare con lui non le ha mai portato difficoltà?

L’unico problema è che lavorando con Chiambretti non c’è mai moltissimo spazio. Questo programma che stiamo facendo è costruito su di lui e non è un programma comico con una rassegna di attori. E’ “Chiambretti Night”, già dal nome si capisce tutto. Quindi alla fine ci si adatta un po’, e forse è pesino meglio essere pochi (tre o quattro) con meno spazio che essere inseriti in un enorme calderone.

Cosa pensa dei programmi di nuova generazione: i reality e i suoi figli?

“Sono giurassica per queste cose. Vedo persone di cui ho stima che seguono questi reality e sono abbastanza allibita. Non capisco cosa ci trovino. Io dopo un nanosecondo mi annoio, è più forte di me. Non voglio essere snob, sia chiaro, vedo che persone di cultura apprezzano certi programmi. A me non piacciono, ma non per questo voglio buttare tutto al macero. Se tante persone li seguono qualcosa di buono ci sarà”.

Cos’è che la comicità in tv non può dare rispetto al teatro?

“Sono due forme così diverse. Due linguaggi, due modi di lavorare molto diversi. Il teatro mi permette la massima espressione. Posso dare il meglio di me. Zelig seppur teatrale è teatro studiato per la televisione. I comici si esibiscono in tv per 3 o 4 minuti al massimo, in teatro puoi esprimerti completamente per molto più tempo. I programmi comici in tv sono parateatrali, pensate per il mezzo. In teatro uno spettacolo, me lo dice chi viene a vedermi più volte, è sempre diverso. Ha un’immediatezza che la tv non potrà mai dare”.

E forme di teatro live come quelle proposte da La7?

“Devo dire che il teatro in tv proprio non mi piace. Lo trovo un po’ noioso, uno spettacolo va visto direttamente. C’è sempre un filtro e penso che sia proprio per questo che il teatro presentato in televisione ha mai avuto grande successo”.

C’è qualcosa che le piacerebbe fare in tv che ancora non hai fatto?

La cosa che mi piacerebbe fare si trova già all’interno delle mie progettualità. C’è un progetto di fiction di cui non posso ancora parlare perché non si sa ancora niente. Non credo che sia un passo in avanti che comunemente verrebbe definito come straordinario, ma è un mio grande desiderio. C’è stato qualcosa di embrionale in Tribù, che aveva all’interno una mini sitcom. Vi posso solo dire che è una puntata zero che ora è in visione, non posso dire altro altrimenti mi fucilano.

Italia 1Piero Chiambretti