Home Notizie Tutto fumo e niente roast: il nuovo show di Amazon Prime mette a nudo i difetti della satira italiana

Tutto fumo e niente roast: il nuovo show di Amazon Prime mette a nudo i difetti della satira italiana

Roast in Peace, il nuovo show di Amazon Prime, prende le mosse dall’America mostrando come la satira in Italia sia ancora approssimativa e debole.

11 Ottobre 2025 12:31

Roast in Peace è stato annunciato con grande aspettativa, perchè esperimenti del genere – televisivamente parlando – in Italia non erano ancora stati mai fatti e perchè Amazon ha la possibilità di puntare su nomi altisonanti. L’ha fatto con LoL, l’ha fatto con SaSa Prova e anche in questo caso non ha esitato a chiamare l’eccellenza a disposizione.

In primo piano, infatti, in qualità di host, c’è Michela Giraud. La donna, in termini di comicità – in questo momento storico – non è seconda a nessuno: riempie teatri, garantisce film al cinema e sta preparando nuovi spettacoli in attesa di ulteriori sfide professionali. Segue un cast di comici e satiri egualmente di prima fascia per quanto riguarda il territorio nazionale: Edoardo Ferrario, Eleazaro Rossi, Beatrice Arnera, Stefano Rapone, Corrado Nuzzo e Maria Di Biase.

Roast in Peace, esperimento fallito

Loro hanno il compito di arrostire – questo vuol dire roast in gergo letterale – personaggi illustri defunti (solo per esigenze di copione, non effettivamente trapassati) che sono chiamati ad assistere in silenzio per poi giudicare le performance insieme al pubblico in sala. Il programma è girato in un teatro di posa. I “morti che camminano”, di questa prima edizione, sono Selvaggia Lucarelli, Roberto Saviano, Elettra Lamborghini e Francesco Totti.

Le regole del gioco sono chiare, così come è chiaro che l’Italia – in tal senso – non si è inventata nulla: il contenuto in questione, infatti, prende le mosse da un must americano. CCR, ovvero Comedy Central Roast. Un format, tutto statunitense, riproposto anche nel Regno Unito, dove arrostire significa prendere di mira pesantemente personaggi illustri. Senza risparmiare nulla e soprattutto senza evitare di mettere in ridicolo, esclusivamente con il potere dialettico e retorico, chi ascolta. Lo scopo non è insultare gratuitamente gli interlocutori: occorre renderli vulnerabili colpendoli – dialetticamente – dove fa più male. Devono sentirsi sopraffatti con il potere della parola e della satira.

Una satira senza stimoli

Questo, in Roast in Peace, non è avvenuto. Due sono i motivi fondamentali: il primo è che la satira, in America, si fa ancora in maniera eccellente. È un’arte retorica che prende di mira non solo i politici, ma ridicolizza – per quanto possibile – chi assume una posizione di rilevanza e potere. In Italia, invece, la satira televisiva è annacquata: leggera, inconsistente, perchè – per scelta – non si scaglia contro i potenti o i personaggi più in vista. Esistono le eccezioni che confermano la regola, ma non si trovano su Amazon. Infatti, su Prime Video, ad accettare di farsi mettere alla berlina sono stati Saviano, Lucarelli, Lamborghini e Totti. Persone di spicco, certamente, ma non di potere.

Selvaggia Lucarelli Nuzzo e Di Biase
Selvaggia Lucarelli con Corrado Nuzzo e Maria Di Biase a Roast in Peace (Screenshot Amazon Prime Video)

Veniamo dunque al secondo motivo per cui Roast in Peace non ha funzionato. Se la satira – quella con la S maiuscola – non si scaglia contro i potenti (siano essi politici, dirigenti o vip) non ha senso di esistere. Infatti, nella versione americana del programma, a subire il roast sono state personalità del calibro di Donald Trump, Charlie Sheen e Ricky Gervais. Non proprio persone famose qualunque. E soprattutto tutti gli interlocutori coinvolti avevano (e hanno) degli aspetti solidi e inconfondibili su cui poter essere messi in ridicolo.

Il potere della battuta imprigionato nel luogo comune

Ce li hanno anche gli ospiti che hanno partecipato a Roast in Peace, solo che i comici italiani hanno preferito rimanere con il freno a mano tirato anche dialetticamente. Avere davanti Selvaggia Lucarelli e prenderla in giro soltanto per il fard che porta, significa deliberatamente fare la scelta più semplice e meno rischiosa. Lo stesso vale per Saviano, con cui oltretutto sono state riciclate battute sulla camorra che erano già state fatte in altri contesti, ma nessuno – volutamente – lo ha davvero arrostito. I satiri in questione si sono limitati a fare battute della peggior risma che, al massimo, sono in grado di strappare qualche risata. Il roast, come genere e categoria dialettica, però è un’altra cosa.

Lo show di Amazon Prime è stato una cartina tornasole per quel che riguarda la satira in Italia: Ferrario, Eleazaro, Arnera, Nuzzo e Di Biase, Stefano Rapone e Michela Giraud sono molto validi ma a teatro. In televisione restano ancora schiavi del giudizio altrui, e non si tratta del pubblico, ma delle possibili ed eventuali reazioni a una battuta sconveniente. I diretti interessati, ovvero Lucarelli, Totti, Lamborghini e Saviano, erano a conoscenza del fatto che sarebbero stati attaccati ma in maniera bonaria. Proprio per questo lo show, per le premesse che aveva e lo sviluppo che effettivamente ha avuto, si è dimostrato inconsistente.

Al punto che è impossibile dire se sia effettivamente godibile oppure no. Roast in Peace è uno spettacolo dove delle persone eccellenti fanno esercizio di retorica senza offendere davvero nessuno. Se dileggiare una ricca ereditiera soltanto per come balla vuol dire fare satira, allora c’è qualcosa che non va. La differenza tra semplice presa in giro e provocazione ben fatta Roast in Peace l’ha mostrata tutta e ha dimostrato anche come, in Italia, manchino ancora le basi per una tv libera e plurale. Non a caso, secondo statistica, per libertà di espressione e satira, il nostro Paese è al 49° posto. Dati di Reporters Sans Frontieres (RSF).

La differenza fra teatro e tv

In televisione, comprese le realtà private, c’è solo spazio per la comicità standard: quella del doppiopesismo, del benaltrismo e del cerchiobottismo più assoluto. Dove si attaccano, indistintamente, tutti per non colpire nessuno. La morale, se c’è, è che la vera satira in Italia è possibile ascoltarla nei teatri o nei locali. Dove ancora vige un patto implicito fra il pubblico, che paga un biglietto per ascoltare qualsiasi cosa, anche scorretta, e chi porta avanti uno spettacolo. Consapevole del fatto che avendo davanti una platea in grado di sceglierlo non rischia accuse o ripercussioni di alcun genere. A livello lavorativo e mediatico.

Se pensiamo che Eleazaro, Ferrario, Giraud e Rapone riempiono i teatri con battute ed espedienti molto più ficcanti di quelli visti su Prime, possiamo tranquillamente dire che la televisione italiana – in termini di satira – preferisce sempre la versione light. Quella leggera e inconcludente che strappa un sorriso, ma non stimola alcun tipo di riflessione. La prossima volta, però, sarebbe meglio cambiare nome: tutto fumo e niente roast risulterebbe senz’altro più indicato e calzante per uno show riuscito soltanto parzialmente nel suo intento originario.