Tú sí que vales non è ripetitivo. Ed è l’unica cosa che conta

Tú sí que vales si regge su dinamiche rodate e su schemi ben precisi ma riesce ancora nell’impresa di non essere ripetitivo.

Per il nono anno consecutivo, Tú sí que vales si accinge ad allietare l’autunno dei telespettatori di Canale 5. La formazione schierata resta la medesima: Maria De Filippi, Gerry Scotti, Rudy Zerbi e Teo Mammucari in giuria, Sabrina Ferilli portavoce della giuria popolare, Belén Rodríguez, Martín Castrogiovanni e Alessio Sakara (con la riconferma di Giulia Stabile) alla conduzione.

Sarebbe banale nonché riduttivo riassumere il tutto con un “Squadra che vince non si cambia”, anche perché non sempre è vero e Tú sí que vales, negli anni passati, ne è stata la prova, apportando, edizione dopo edizione, una serie di migliorie che l’hanno reso, praticamente, una macchina perfetta.

Siccome la tv è materia liquida e ogni programma televisivo fa discorso a sé, per Tú sí que vales, la sfida primaria era soprattutto quella di non risultare ripetitivo.

Il varietà di Canale 5, infatti, si regge su dinamiche rodate e su schemi ben precisi.

Il talent show, sostanzialmente, è un pretesto per fare varietà, come scrivemmo l’anno scorso, e la tesi rimane valida anche per quest’edizione.

I concorrenti si dividono in quattro macro-categorie: i talenti veri, ai quali è assegnato il compito di garantire le esibizioni spettacolari, i concorrenti sui generis, quelli con un talento fuori dall’ordinario, i concorrenti divertenti, che hanno dato vita alla famosa scuderia alternativa di Gerry Scotti, e i talenti controversi, che permettono di scatenare, ogni tanto, delle sane polemiche che fanno colore.

Ogni componente della giuria non si risparmia, non si limita a dare un voto, è parte integrante dello show, improvvisa e la dinamica, di conseguenza, diventa imprevedibile.

Sabrina Ferilli, alla sua quarta edizione, ha l’intelligenza di non ripetersi e di non rendere poco originali le sue schermaglie ironiche con Maria De Filippi (merito anche di quest’ultima).

Le dinamiche non sono ripetitive proprio perché sono ancora spontanee. Questo è il segreto di Tú sí que vales ed è anche l’unica cosa che conta al momento, considerando che una squadra rodata, se non ha troppi stimoli, rischia di fare un compitino sempre uguale a sé stesso.

Il lavoro autorale, quindi, è impeccabile, a giudicare da questa prima puntata che, anche dal punto di vista della forma, è stata perfetta: niente da aggiungere, niente da togliere.

Si osa, come con il concorrente nudo di questa prima puntata (a distanza da più di dieci anni dal famoso nudo integrale frontale del concorrente di Italia’s Got Talent), senza mai esagerare, come non si esagera nell’utilizzo di parolacce, mai gratuito.

Ogni tanto, inoltre, ci si lascia andare ad un po’ di retorica ma Tú sí que vales rimane pur sempre uno show popolare e, necessariamente, ha il compito di essere anche rassicurante.

Ottimo, anche il lavoro di post-produzione: slow motion, flash-forward, replay e sound design inappuntabile come in ogni programma della Fascino. Le armi per rendere accattivante uno show registrato possono essere molteplici e vengono usate tutte sapientemente.

Se la qualità del lavoro è questa, il rischio tediosità o monotonia è ben lontano.