Tony Maiello a TvBlog: “Dopo 15 anni ho riavuto la gioia. Io a Sanremo? Sarebbe come chiudere un cerchio”. L’intervista dopo Tale e Quale Show
TvBlog incontra Tony Maiello dopo la vittoria di Tale e Quale Show. Il cantautore ha raccontato le tappe più decisive della sua carriera.
Settimane di intense sfide, trasformazioni e performance mozzafiato. Alla fine Tony Maiello ce l’ha fatta e ha vinto la quindicesima edizione di Tale e Quale Show, il format di successo di Rai 1 condotto da Carlo Conti. Il suo è stato un percorso impeccabile che lo ha visto vestire i panni di icone come Mango, Tiziano Ferro e Gigi D’Alessio, conquistando il pubblico e la giuria in un lasso di tempo molto breve. Una vittoria che è anche una rinascita, quella di un uomo che ha riscoperto la bellezza del palco, il potere della musica, l’adrenalina “che ti fa sentire vivo“.
In questa intervista a TvBlog, Maiello parla del suo percorso artistico, iniziato anni fa con X Factor e Sanremo Giovani e proseguito con diversi alti e bassi, non perdendo però mai l’obiettivo finale, cioè quello di regalare momenti di vita al pubblico. E sul futuro che lo aspetta, dice: “Mi piacerebbe vedermi su qualche palco a raccontarmi, perché io ho sempre cercato di far questo: di lasciare una traccia di bene in chi mi ascolta“.
Tutto è iniziato quando è entrato nel talent X Factor, in squadra con Mara Maionchi. Qual è il ricordo più forte che ha di quel periodo? E cosa ha significato per la sua crescita artistica avere Maionchi come mentore in quel contesto così nuovo?
L’emozione più grande l’ho provata quando ho scoperto di essere stato preso a X Factor. Ricordo perfettamente quel Bootcamp, quando portai una canzone di Alicia Keys. Ad essermi rimasta nel cuore è stata quella esperienza in generale, ma soprattutto tutti gli insegnamenti di Mara Maionchi. Tra gli eventi più speciali che ricordo di quel periodo c’è sicuramente la registrazione del singolo Mi togli il respiro, durante la quale ho fatto un video online, che è stato esilarante. Mi porto tanti ricordi belli di X Factor, anche perché da Mara e Alberto Salerno ho avuto tanti insegnamenti anche sulla scrittura delle canzoni. Sono state due figure molto importanti per i miei inizi artistici.
Poi c’è stata la sua vittoria a Sanremo nella sezione Nuove Proposte, nel 2010. Cosa ricorda dell’emozione di cantare su quel palco e di vedersi vincitore a soli 21 anni?
Quella è stata un’esperienza abbastanza “ansiogena” per me. La mia partecipazione al Festival è tra l’altro avvenuta per caso perché quel brano, Il linguaggio della resa, l’avevo scritto per dei ragazzi che partecipavano a X Factor. Mara ha poi proposto a me di cantarlo, pensando che sarebbe stato bello inviarlo a Sanremo.

Quello è il palco più importante d’Italia e, per me che avevo solo 21 anni, è stata un’esperienza molto ansiosa, tanto che quella settimana l’ho vissuta con la tachicardia. Quando ho vinto, è però stato tutto molto più bello e liberatorio.
Come la affronta questa ansia da prestazione? È una sensazione che è migliorata con il tempo?
Sì, è migliorata molto, perché ora tendo a spostare i miei pensieri su altre cose e ne approfitto per riscaldare la voce. All’epoca avevo 21 anni, non sapevo cosa stessi facendo e dove stessi andando. Vivevo con quell’adrenalina che non mi faceva mantenere il focus, ma alla fine è andata comunque bene. Posso dire che oggi la vivrei in maniera totalmente diversa.
Ha parlato apertamente del periodo buio che ha attraversato dopo Sanremo. Ha mai pensato di abbandonare la musica per sempre? Qual è stato il momento esatto in cui ha detto “Devo ricominciare”?
Sì, ho pensato di lasciare la musica quando, dopo Sanremo, sono andato a lavorare come broker assicurativo. Mi svegliavo alle 7 per andare in questo ufficio ma, dentro di me, avvertivo sempre l’esigenza di scrivere canzoni. Ad un certo punto mi sono licenziato: loro pensavano che io avessi trovato un altro lavoro. Ho lasciato un posto indeterminato e sono rimasto a casa per cercare di realizzare il mio sogno: mi sono dato un anno di tempo e da lì è iniziata la mia carriera come autore.
In quel periodo è stato importante anche l’incontro con Laura Pausini…
Esatto, lei è stata la prima artista a credere in me come autore, con il brano 200 Note. All’epoca ero nuovo nel mondo degli autori e ce ne erano molti altri con una nomea più forte della mia. Dopo Laura, grazie al passaparola che si era creato, anche altri artisti hanno riposto in me la loro fiducia.
È fondamentale che ci sia sempre qualcuno che dia fiducia alle giovani promesse.
All’epoca mancava proprio questo, perché io avevo sempre voluto un autore o qualcuno che potesse aiutarmi a scrivere. Non era facile come oggi trovare un autore, ed io ho dovuto in qualche modo imparare a farlo. Avevo sempre questa indole che mi portava a scrivere i miei pensieri, ma ero nuovo nel mondo della scrittura. Penso sempre che da soli non si va da nessuna parte. Chi dice “ho fatto tutto da solo” mente, perché ci sarà sempre una persona che in qualche modo ti ha sbloccato qualche meccanismo.
Quali sono le sensazioni che prova nello scrivere canzoni che interpretano altri artisti e lo scrivere canzoni che canta lei?
Sono due emozioni molto diverse. Quando scrivo per altri artisti e sento la loro voce con le mie parole, è emozionante perché so cosa c’è dietro quel brano e perché è stato scritto. Quando riesco invece a cantare le canzoni che scrivo, lì avviene una condivisione totale e un’emozione indescrivibile, perché riesco realmente ad esprimermi. Il concetto è però sempre quello: lasciare un messaggio bello a qualcuno.
Torniamo al presente e alla sua vittoria di Tale e Quale Show. Ha affermato quella esperienza le è servita a zittire la sua “sindrome dell’impostore” in un momento in cui stava perdendo fiducia. Il programma è stato una terapia per l’artista o per l’uomo?
Più per l’uomo. Mi ha aiutato a mettermi in gioco, mi ha dato quello stimolo che mi mancava, la gioia del dietro le quinte prima di salire sul palco, l’adrenalina che mi fa sentire vivo. Quella emozione lì – che sia a Tale e Quale o che sia un altro palco – non cambia. Ho riavuto quella gioia dopo 15 anni. Quando ho iniziato a partecipare a Tale e Quale, la mia paura principale era quella di non fare la “macchietta“: volevo dare giustizia al brano in primis, ma anche all’artista.
Qual è il cantante che l’ha messo più alla prova a livello tecnico e quello che le è entrato più nell’anima?
Mango, per entrambe le cose. Rispetto agli altri, lui mi ha pressato di più a livello emozionale e di spirito, perché quella canzone significa tantissimo per me. È una delle voci più belle degli ultimi trent’anni nella musica italiana. Pensavo anche al fatto che la famiglia avrebbe guardato l’esibizione da casa; c’erano tanti fattori che mi hanno fatto stare più in apprensione ma sono contento di come sia uscita la performance. Dopo la puntata, mi ha scritto anche la moglie Laura Valente, dicendomi che si è emozionata e che è stata molto felice di questo tributo.
C’è stato qualche artista che avrebbe voluto interpretare ma che non le è stato assegnato?
Sì, mi sarebbe piaciuto interpretare Eros Ramazzotti ma anche Carmen Consoli. Magari in qualche torneo di Tale e Quale futuro, vedremo se sarà possibile.
Carlo Conti ha puntato su di lei a Tale e Quale, pensa che possa farlo anche per il prossimo Sanremo?
Io resto con i piedi per terra e non mi creo aspettative per non restarne deluso. Il brano c’è e Carlo è una persona di una sensibilità unica. Uno come me può giocare solo sul brano, non ho altre carte come lo streaming. Io sono aperto a tutte le possibilità che la vita mi mette davanti, ma allo stesso tempo credo anche che ognuno di noi segua una linea tracciata.

Se si incastrerà tutto, per me sarebbe come chiudere quel cerchio che ho aperto 15 anni fa. Dopo quella vittoria, non ho infatti avuto modo e possibilità di avvicinarmi a Sanremo. Essendo realista, so infatti che per andare tra i Big c’è bisogno di determinati fattori, ma mai dire mai…
Lei ha avuto anche un ottimo riscontro da parte del pubblico e sono in tanti a sperare che ci sia un seguito dopo Tale e Quale.
Sì, me lo stanno scrivendo tutti sui social. Hanno anche taggato spesso Carlo Conti nei commenti, dicendogli di portarmi a Sanremo, spero che a lui non dia fastidio (ride n.d.r.). Mi godo questo momento ma sono molto felice che le persone si siano accorte che io sono sempre rimasto nel mondo musicale.
La sua ultima fatica è il singolo Sopravvivere. Cosa rappresenta per lei questo brano?
Questa è una canzone che racchiude tutto quello che ho vissuto in passato. Io sono un “sopravvissuto” ai momenti, alle perdite, alle mancanze, alle assenze, al dolore, a me stesso. Siamo tutti dei sopravvissuti. Racconto della forza di rinascere dopo essere sopravvissuti a qualcosa: una forza che ti fa rimettere in piedi e ti fa continuare a camminare.
Cosa ha invece in serbo per lei il futuro?
Spero che ci siano anche serate, anche perché si sono risvegliate queste richieste che non c’erano da un po’ e vorrei pubblicare un album. Mi piacerebbe vedermi su qualche palco a raccontarmi, perché io ho sempre cercato di far questo: di lasciare una traccia di bene in chi mi ascolta, di condividere quello che penso. Tutto il resto è collaterale, ma il focus non l’ho mai perso. Ho sempre voluto raccontarmi per dare qualche risposta a chi la stava cercando. Io mi sono sempre tenuto distante dal business e mi sono detto sin dall’inizio: “Se diventa marketing, non fa per me”.
Il senso della musica è racchiuso tutto qui.
Deve essere così.