The Roast of Italy, Francesco De Carlo: “Racconteremo in maniera divertente gli Italiani. Da noi c’è la rinuncia della complessità”

TvBlog ha intervistato lo stand up comedian romano, da stasera in onda su Comedy Central con un programma che deride i vizi degli Italiani

Esordisce stasera alle 22 per nove puntate The Roast of Italy, un nuovo programma di Comedy Central nel quale il comico Francesco De Carlo, già visto in Tutta colpa della Brexit su Rai3 e nel divertentissimo special Netflix Cose di questo mondo, racconta a modo suo come sono fatti gli Italiani.

Francesco De Carlo, classe 1979, attivo anche su Rai RadioDue con Prendila così al fianco di Diletta Parlangeli, ha lavorato anche molto all’estero ed è uno degli stand up comedian più interessanti della sua generazione. TvBlog lo ha intervistato per l’occasione.

In Comedy Central Roast (versione americana del programma, ndr) viene messo alla berlina il personaggio protagonista della puntata, qui invece si raccontano le caratteristiche di una popolazione. Come mai questa scelta?

Si tratta di una declinazione di quel format. The Roast indica quel momento del compleanno nel quale il festeggiato viene preso in giro. Qui prendo in giro gli aspetti di un Paese. Sarebbe stato molto difficile farlo con un politico italiano. Ho realizzato questo programma col mio punto di vista in quanto un comico per scrivere il suo monologo deve fare delle esperienze, uscendo dalla sua comfort zone. Io per esempio non nutro particolare simpatia per i bambini. In Inghilterra ci sono locali dove da una certa ora in poi non sono ammessi. Ecco, in The Roast of Italy ho fatto da baby sitter a due bambini, Jamal e Jeremy, che mi hanno distrutto. Continuo a non amare i bambini, ma con loro si è creato un rapporto fantastico. Mi ha fatto pensare a come sia difficile crescere un figlio qui, a partire dalla carenza degli asili nido. 

Che cosa ti ha insegnato umanamente e professionalmente l’esperienza all’estero? Ci sono delle differenze nella scrittura di un pezzo tra italiano e inglese?

All’estero mi sono sentito per la prima volta uno straniero, a causa di alcuni pregiudizi che vogliono l’italiano buffone e caciarone. Professionalmente si è rivelata un’esperienza incredibile, ho lavorato con grandissimi comici di livello mondiale e ho capito tante cose del mio stile. A livello linguistico non ho rilevato grandi differenze tra lo scrivere un pezzo in italiano e in inglese: occorre rimanere fedeli al proprio senso dell’umorismo.

Quali sono i tuoi comici preferiti a livello internazionale e nostrano?

A livello internazionale sicuramente Dave Chappelle, Bill Barr e Sarah Silverman. In Italia non li nomino in quanto sono tutti amici, ma siamo un Paese che ha tirato fuori grandi comici. Ritengo anzi che dobbiamo tenere presente la commedia italiana di Monicelli e Sordi come una prima forma di stand up comedy in quanto raccontavano dei problemi reali. La comicità non può essere finta, non puoi raccontare solo ciò che pensi faccia ridere, ma qualcosa di reale, così il pubblico empatizza di più.

Quali programmi comici guardi in questo periodo?

In questo momento la pandemia ha decimato una programmazione che già prima non faceva grande affidamento sui comici, peraltro già grandicelli. Sono contento che molti dei miei amici siano in onda con dei programmi (il riferimento è a Pigiama Rave di Saverio Raimondo e Paese Reale di Edoardo Ferrario, ndr), ma ho amato molto il periodo di Mai dire e di Serena Dandini. Ora si pensa che la qualità non faccia mercato, come se il pubblico fosse stupido, c’è la rinuncia della complessità. All’estero invece c’è fiducia nella complessità in quanto la realtà è complessa. Nella seconda puntata parlerò di populismo e su questo proporrò delle riflessioni. Ringrazio quindi Comedy Central per avermi concesso di fare questo programma.

Cosa pensi della scarsa presenza di donne nella comicità?

Esiste un problema enorme di assenza di comiche. Su questo siamo in ritardo, ci immaginiamo il pubblico come maschio, bianco, eterosessuale, come se una donna dovesse parlare solo alle donne, ma ci sono donne divertentissime che sanno far ridere su tutto. Per fortuna adesso stanno uscendo voci non univoche, anche comici di seconda generazione. Non si può parlare per sempre di matrimonio, suocere, fila alle poste.

Per finire, raccontaci i tuoi progetti futuri.

Sto lavorando a tante cose ma non posso rivelare molto. Intanto continuo su RadioDue con Diletta Parlangeli a Prendila così. Mi piacerebbe tornare sui palchi in teatro e nei comedy club. Ci sono anche dei progetti televisivi, ma mi piacerebbe sperimentare al cinema con uno storytelling comico che avrai modo di notare anche in The Roast. Mi piace la scrittura di quel tipo.

Grazie a Francesco De Carlo e in bocca al lupo per la nuova avventura di The Roast of Italy, in onda su Comedy Central, canale 128 di Sky, in streaming su Now Tv e in simulcast con la pagina Facebook dello stesso network.

 

 

 

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