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Tante Belle Cose: la profezia comica di Francesco Cicchella sul tempo che non torna più

Francesco Cicchella torna a teatro con lo spettacolo Tante Belle Cose, un viaggio nel futuro che diventa un vero monito.

22 Novembre 2025 11:50

Essere catapultati in una realtà distopica, come quella appartenente a un futuro che ancora non conosciamo, e riguardare il passato come se fosse un’opera d’arte. Dall’esterno. Questo è il primo pensiero dello spettatore quando assiste al nuovo one man show di Francesco Cicchella, che sta girando i teatri d’Italia con lo spettacolo Tante Belle Cose. Questa è la prova definitiva di un’evoluzione artistica che lo ha consacrato uno degli showman più completi del panorama italiano. Quello che resta di lui non sono solo risate, ma anche emotività nascoste. Scritto a quattro mani con Gennaro Scarpato, lo spettacolo segue la scia di un impianto narrativo solido e ambizioso, maturato da un linguaggio cinematografico, che arricchisce e dà spessore a ogni performance. Una storia che parla di tempo, ma anche di musica.

La struttura narrativa e il ruolo della memoria nello show

La scena si apre proiettando lo spettatore in un futuro distopico e ironico dove Cicchella, ormai avanti negli anni, è ospite di un programma televisivo e annuncia il suo ritiro dalle scene. Un momento di bilancio malinconico ma che innesca anche un lungo flasback. Il comico è quindi protagonista di un viaggio a ritroso nel tempo che riporta il pubblico a una “serata cruciale” misteriosa che ha segnato la sua vita e la sua carriera.  Tutto questo diventa un vero e proprio filo rosso che unisce le esibizioni e che permette all’artista di riflettere sul successo e sul significato della propria arte.

francesco cicchella recensione
La recensione su Francesco Cicchella – tvblog.it

Il pubblico non è esteriore alla scena, ma è nella scena, come se fosse anch’esso attore. L’intuizione è quella di calpestare, con i propri piedi, il palcoscenico e di recitare insieme a lui. La bravura di Francesco Cicchella sta infatti proprio nell’includere le storie degli spettatori nella propria storia, facendo emergere la storia di un’umanità che, nonostante le diversità, non è mai stata così unita. La struttura narrativa di Tante Belle Cose è quindi la sua più grande innovazione e funge da scheletro che sorregge l’intero spettacolo, trasformando lo show in meditazione teatrale sul tempo che scorre e sulle “tante belle cose” che inevitabilmente ci lasciamo alle spalle.

L’imitazione che diventa arte, poi musica

Francesco Cicchella dimostra di avere una versatilità che va ben oltre la semplice imitazione. Lo showman ripropone infatti i suoi famosi “cavalli di battaglia” ma lo fa con intelligenza, optando per le parodie musicali di Ultimo, Geolier e Gigi D’Alessio. Delle interpretazioni che diventano delle vere e proprie analisi sociologiche ironiche, e che permettono al comico di mostrare una padronanza del palcoscenico incredibile.

francesco cicchella recensione
La recensione su Francesco Cicchella – tvblog.it

Ciò che contraddistingue il protagonista non è solo la precisione del mimetismo vocale e gestuale, ma l’abilità di trasformare l’imitazione in una parodia satirica e intelligente. Cicchella non si limita a copiare, ma interpreta dei veri e propri ritratti generazionali riconosciuti e attesi dal pubblico. Imitazioni, le sue, che sono di analisi sociale e comica, non esercizi di pura tecnica. A fare da sfondo è la musica che, nello spettacolo, ha un ruolo necessario e che diventa non più un semplice accessorio. Lo show si avvale della presenza costante di una band dal vivo, che partecipa attivamente alle dinamiche sociali. Questa scelta aumenta la qualità delle performance musicali e rende i brani emotivamente coinvolgenti.

Equilibrio tra risata ed emozione

Uno spettacolo di Francesco Cicchella non fa solo ridere, ma anche riflettere. Ciò che eleva Tante Belle Cose da one man show a esperienza teatrale è l’introduzione di un tocco di malinconia agrodolce. Grazie alla cornice narrativa del flashback e del Cicchella sessantenne, l’artista inserisce momenti di tenerezza e vulnerabilità. Il comico si spoglia dalla maschera del personaggio per riflettere sul tempo che passa, sul successo effimero e sulle scelte della vita, tanto che il pubblico si sente profondamente toccato. Il suo è quindi un umorismo che diventa la chiave – e il mezzo – per affrontare temi universali e complessi. Per riflettere su quei momenti vissuti e mai dimenticati. Cicchella sessantenne lascia il pubblico con un addio, ma anche con l’eco vibrante e necessario di tutto quello che, grazie alla sua arte, nessuno smetterà mai di ricordare. E con la nostalgia di chi, nelle “Tante Belle Cose“, ci ha sempre creduto.