Tagadà, tra angoscia e premediazione

La recensione della prima puntata di Tagadà 2022-2023: parola d’ordine “Angoscia” per i rincari (e per un racconto senza respiro).

Tiziana Panella si riprende l’ampio spazio del primo pomeriggio di La7 con la nuova stagione di Tagadà che si muove come sempre tra le preoccupazioni degli italiani e le scarse risposte della politica.

La formula di base non cambia: il racconto parte sempre da un problema a cui si dice di voler trovare una risposta chiamando opinionisti a commentare, politici a fare campagna elettorale (tanto in Italia è permanente) e qualche esperto a margine. Eh sì, perché gli esperti di turno finiscono per essere relegati ai bordi del racconto senza esserne mai il fulcro o il punto di partenza dell’argomentazione: per alimentare il fuoco vanno meglio le dichiarazioni incrociate dei politici, le polemiche più o meno a distanza, gli slogan snocciolati dai leader e dalle diverse fila di ‘militanti’ sull’hashtag di giornata.

Certo, l’esperto c’è, anzi ha proprio una sua pagina, quella di #allespertochiedo, hashtag intorno al quale la redazione raccoglie le domande dei telespettatori che arrivano dai social, ma c’è anche un numero di telefono (ormai tornato di moda) per ascoltare la voce – talvolta davvero angosciata – di chi non sa cosa ci riserva il futuro. Lo spazio delle domande è ribadito per tutte le due ore di programma. ma si traduce poi in due domande in croce in chiusura di puntata. Le priorità, insomma, sono chiare e si finisce per avere un effetto da ‘Mi Manda Panella’, ma se avanza tempo…

Quando l’esperto parla, del resto, si rischia di svelare le carte intorno a cui si gioca la partita del racconto televisivo. Per fare un esempio, si intervista l’esperto Federico Celani perché spieghi al pubblico la natura e il funzionamento della Borsa dell’Energia di Amsterdam: una delle prime cose che dice per spiegare gli aumenti del gas è che questi sono dovuti per lo più al panico che si respira in una situazione ancora poco chiara. Il panico, insomma, non aiuta mai a gestire le emergenze e alimenta le speculazioni. Ma se c’è un tema intorno cui ruota questa prima puntata di Tagadà – e vedremo quanto l’intera stagione – è quello dell’angoscia, o meglio delle “angosce degli italiani”. Lo dichiara la stessa conduttrice, puntando proprio sulla dimensione dell’angoscia che si prepara ad avvolgere sempre più gli italiani come una coperta bagnata. Il latte a 2 euro al litro, il pane a 8 euro al kg, il gas alle stelle: la ronda dei collegamenti con gli inviati dà già il senso di un destino ineluttabile, dell’inevitabile precipizio nei rincari e nella rovina. Quando si prova a capirne le cause con chi, a vario titolo, ha voce nel capitolo della politica esercitata a forza di collegamenti, interviste o faccia a faccia non c’è mai nessuna spiegazione: è sempre colpa degli avversari o, quando tutto manca, dell’Europa. A prescindere.

L’angoscia come chiave narrativa, dunque: e questa continua anticipazione della crisi in agguato, dell’inverno che sta arrivando – con il latte che ‘presto’ sarà a 2 euro, ma al momento è prezzato a 1,70 al litro, con i panettieri che lamentano un prossimo aumento dei prezzi per star dietro alle spese – ha il sapore di una pre-mediazione nei termini di Richard Grusin. Ovvero vi preparo al peggio che arriverà: la funzione di mediazione del giornalismo finisce per essere una pre-mediazione all’abisso. Non proprio il modo migliore per spiegare le cose, quanto per aggrapparsi all’emotività del pubblico. Infotainment in senso stretto.

Una certa ‘angoscia’ non abbandona neanche lo stile di conduzione di Tiziana Panella, che si distingue per quella tendenza all’interruzione nel mezzo della risposta altrui che si palesa immediatamente, a pochi minuti dall’inizio quando interrompe con una domanda il segretario del PD Letta intervistato però dall’inviato Luca Sappino e privo di auricolare. Risultato? Sappino si becca la prima reprimenda della stagione a meno del terzo minuto della prima puntata.

Tra l’eloquio che fa invidia a Mentana, il continuo mix di argomenti, spunti, interventi e dibattiti – che si frullano senza mai arrivare a niente – e la tendenza a interrompere a gamba tesa e senza apparente motivo, seguire Tiziana Panella nella conduzione di Tagadà lascia un po’ il senso di ‘angoscia’, di mancanza d’aria, di corsa a ostacoli. Poco può fare Alessio Orsingher per cercare di portare un po’ di serenità, con il suo sorriso disteso e il tono accogliente, avvolgente e non ansiogeno della ‘titolare’.

E a proposito di novità, non lo è certo l’intervista al leader di turno: Tagadà inizia da Matteo Renzi in collegamento per una mezz’ora di campagna elettorale. In chiusura una ‘novità’, ovvero le domande a carte scoperte: 3′ per rispondere a cinque domande secche. Difficile non pensare alla pistola alla tempia di Daria Bignardi a Le Interviste Barbariche.

Ogni programma ha la propria compagnia di giro e Tagadà non fa eccezione, tra Minzolini e Crosetto che inaugurano la prima puntata, quella che la Panella ricorda essere dedicata agli amici. La stagione è lunga. La resistenza degli italiani a questo tipo di narrazione – certo non esclusiva di Tagadà – non lo so, visti i tempi sempre più complicati.

 

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