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Superquark con Piero Angela finisce, ma Superquark non deve finire

Un programma che guarda al futuro non può chiudersi: Piero Angela ha fatto la sua parte, ora tocca alla Rai (e al pubblico)

24 Agosto 2022 20:07

L’ultima puntata di Superquark di Piero Angela è una puntata che guarda al futuro. Come, d’altra parte, ha sempre fatto sia il programma che il suo conduttore durante la sua carriera. Angela ha invento un genere per la tv italiana che parlava ai telespettatori del presente indicando loro una via, quella del futuro, appunto, mai avvolta dalle nubi pessimistiche dei dubbi e delle incertezze, ma dal chiarore di una speranza che va sempre ricercata.

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Quella speranza che ritroviamo nell’ultimo documentario che apre la puntata finale di questa stagione: dopo le produzioni della Bbc, Superquark si congeda dal proprio pubblico con una produzione tutta sua, fortemente voluta da Piero Angela e con un tema, quello dello scioglimento dei ghiacciai, più attuale che mai ma che al tempo stesso ci fa guardare ad un futuro che può sì preoccupare, ma che può ancora essere cambiato.

Che sia il caso o altro, decidetelo voi: ma quello che la Rai ha definito “il lascito finale di Piero Angela” (vale a dire questa ultima puntata da lui condotta) sembra davvero volerci ricordare, con le immagini ed i servizi proposti, le parole con cui ha voluto salutare il pubblico che lo ha seguito in tutti questi anni. “Io credo di avere fatto la mia parte, adesso tocca a voi fare la vostra”.

Proprio in virtù di queste sue ultime parole, questa puntata di Superquark non può essere l’ultima. E’ l’ultima di un’epoca, ma non deve essere l’ultima di sempre. Interrompere un programma che ha stimolato la curiosità di più di una generazione di italiani, che –come hanno dimostrato le immagini viste durante la camera ardente– ha avvicinato giovani di ieri e di oggi al mondo della scienza e della ricerca o che ci ha semplicemente tenuto compagnia significherebbe contraddire quelle parole.

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Bisognerà ripensare Superquark, ma neanche troppo: perché il “cuore” di questo programma è già da tempo cambiato rispetto agli esordi, diventando una sorta di finestra sul mondo osservata insieme a chi, quel mondo, l’ha esplorato per davvero. La Rai, insomma, si trova di fronte non tanto alla sfida di dover riproporre Superquark senza chi l’ha ideato, ma a quello di avere il giusto coraggio di riproporlo anche senza di lui.

Su chi dovrà prenderne il testimone (anche se di nome ce ne viene in mente solo uno, quello del figlio Alberto), su cosa dovrà essere cambiato e cosa no, c’è tempo per discuterne. Intanto, oggi, mentre vediamo le ultime immagini di Piero Angela nel “suo” studio, dobbiamo ricordarci che tutto il patrimonio culturale costruito in questi anni di tv non deve andare perso. Se lo deve ricordare la Rai, ce lo dobbiamo ricordare noi. Superquark, ora, è di tutti. Anche del futuro.

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