Stalk, su RaiPlay la serie francese che parla di cyberbullismo ed adatta il servizio pubblico agli adolescenti

Un genio dell’informatica si vendica contro dei ragazzi che si prendono gioco di lui con un video: ma il gioco gli sfugge di mano e diventa una droga

“RaiPlay non abdica mai alla sua missione di Servizio Pubblico, in particolare quando trattiamo temi scomodi”: con queste parole Elena Capparelli, direttrice di RaiPlay, ha presentato Stalk, la nuova serie francese che la piattaforma digitale Rai ha caricato in esclusiva.

Un acquisto che si inserisce all’interno del piano di RaiPlay di proporre sempre più contenuti inediti e non ancora passati sulla tv in chiaro; contenuti che, come Stalk, potrebbero avere difficoltà a trovare non solo una collocazione ideale in un palinsesto generalista ma anche il giusto pubblico.

Il teen drama su stalking e cyberbullismo

I dieci episodi di Stalk sono infatti rivolti ad un pubblico adolescenziale, quello che ignora sempre più la tv tradizionale e comunica con il resto del mondo tramite gli schermi di un computer, di uno smartphone o di un tablet. Dispositivi che diventano protagonisti della vicenda raccontata, che ha al centro il giovane Lucas (Théo Fernandez), nome in codice sul web Lux.

Vero genio dell’hackeraggio, Lux riesce ad entrare nella prestigiosa Ensi, scuola di ingegneria che sforna ogni anno diplomati destinati a lavorare per grandi aziende informatiche. Il suo carattere schivo diventa però bersaglio di un gruppo di studenti più grandi di lui, capitanati da Alex (Pablo Cobo), che rende virale un video in cui Lux viene umiliato.

Deciso a vendicarsi, il protagonista inizia così ad informarsi, online, sulla vita di Alex, per passare subito alla fase successiva: spiarne ogni passo sfruttando i device da lui utilizzati. In altre parole: entrando nel sistema del suo computer ed attivando a suo piacimento la webcam incorporata, Lux riesce a scoprire i segreti del suo obiettivo.

Nel corso degli episodi, però, Lux inizia a seguire anche le vite degli amici di Alex, compresa l’affascinante Alma (Carmen Kassovitz): da semplice spettatore, inizia a manipolare le loro decisioni, passando da vittima a carnefice. Ma proprio quando sembra avere in pugno tutti, Lux inizia a subire le conseguenze di quanto fatto.

Stalk, un servizio pubblico “spiazzante”

StalkStalk ha debuttato in Francia nella primavera scorsa, sulla piattaforma France.tv Slash, pensata per proporre contenuti rivolti esclusivamente ai giovani (non è un caso che sulla stessa piattaforma si trovi la versione oltralpe di Skam).

Vincitrice di due premi (Miglior Regia e Miglior attore) al Festival de la Fiction TV de La Rochelle 2019, la serie -creata da Simon Bouisson, Jean-Charles Paugam e Victor Rodenbach– è stata pensata da subito per fornire un punto di vista spiazzante sul mondo dello cyberstalking. A differenza di altre produzioni -in realtà poche, dal momento che sul tema la fiction generalista si è espressa poco in questi anni, forse non avendo ancora le conoscenze adatte per prenderne atto- Stalk viene inizialmente impaginata come dovesse evidenziare i vantaggi del saper usare l’informatica per stalkerare qualcuno.

Lux, nei primi episodi, sembra il classico vendicatore di una storia che separa nettamente vittime e carnefici ma, ben presto, i ruoli si confondono, annullandone i confini e rendendo tutto più complesso. Ha fatto bene a perseguitare Alex ed a vendicarsi di quell’orribile scherzo, o avrebbe dovuto fermarsi prima? Cosa si nasconde dietro quella che lui stesso definisce “una droga” di cui non riesce più a fare a meno? Può davvero una persona da sola seminare il panico in un campus?

Quesiti che inevitabilmente stimolano riflessioni e suscitano pensieri: Stalk diventa così una serie ben collocabile all’interno di un servizio pubblico che vuole essere contemporaneo ed arrivare a tutti. Qui il pubblico adulto non viene proprio contemplato: l’obiettivo è uno solo, e questa chiarezza permette di raggiungere il proprio obiettivo senza compromessi.

L’accettazione, la persecuzione: ci siamo tutti dentro

StalkE’ vero che Stalk parla ad un pubblico adolescenziale, ma meriterebbe una visione anche da parte dei più grandi. Temi come la disperata ricerca di approvazione porta tutti noi a cercare di creare delle seconde vite virtuali ed a diventare ossessionati dalle seconde vite degli altri.

Lo dice chiaramente Lux: nel momento in cui iniziamo a googlelare qualcuno, che lo seguiamo sui social, che scorriamo il suo profilo arrivando a vedere foto e status anche di anni prima, stiamo agendo spinti da una curiosità morbosa che ormai è diventata più abitudine che anomalia.

“Tutti, in fondo, siamo degli stalker”, dice Lux, ed ha ragione: certi atteggiamenti sono ormai accettati come ordinari. Se da una parte siamo noi a doverci nutrire delle vite virtuali degli altri, dall’altra offriamo loro le dosi necessarie per placare la loro sete. Un gioco in cui i ruoli si invertono ed i confini si cancellano. Fatte le dovute eccezioni relativi a situazioni degenerate in casi di cronaca veri e propri, sia chiaro. Ma Lux, in fondo, ha ragione: siamo tutti stalker, ed è meglio che a capirne subito le conseguenze siano coloro che possono ancora essere educati, ovvero i più giovani.

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