Solos, la serie tv di Amazon Prime Video che si (e ci) interroga sul senso dell’umanità

La solitudine, la ricerca del senso dell’umanità ed il progresso tecnologico s’intrecciano in questa serie, che scappa dal paragone con Black Mirror

Ad Amazon Prime Video piace l’antologia. Così, dopo Modern Love (la cui seconda stagione debutterà il 13 agosto), la piattaforma streaming ha lanciato Solos (il titolo in italiano è Assolo),  serie tv in sette episodi con altrettante storie da raccontare, nate da un’idea di David Weil -a cui Prime Video deve anche Hunters-.

Il senso dell’umanità in un futuro poco lontano

Per quanto ogni episodio di Solos si possa vedere in maniera indipendente l’uno rispetto all’altro, l’ambientazione temporale è sempre la stessa: siamo in un futuro poco distante da noi, in cui però la tecnologia ha fatto passi avanti da gigante, permettendo di ottenere importanti risultati in determinati campi.

Ad esempio, nel primo episodio (ogni puntata è intitolata con il nome del/della protagonista) si parla della possibilità di parlare con noi stessi nel passato o nel futuro; nel secondo un uomo acquista un suo clone per paura che la propria famiglia possa dimenticarsi di lui; nel terzo un’anziana donna decide di intraprendere un viaggio nello spazio. Oppure, una donna resta incinta con un innovativo metodo che però ha degli effetti collaterali, mentre un’altra è riluttante all’idea di uscire dalla propria abitazione gestita da un’intelligenza artificiale vent’anni dopo lo scoppio di una pandemia.

Episodi che, dicevano, sono sì scollegati tra di loro nella trama principale, ma che hanno dei collegamenti che sono tutti da scoprire: non facciamo nessuno spoiler, ma spesso i protagonisti degli episodi sono uniti da legami che permettono di espandere la storia di un episodio precedente e fare maggiore chiarezza su come, il mondo rappresentato dalla serie, può avere cambiato le relazioni.

Tecnologia e solitudine: le due colonne di Solos

Il primo pensiero, vedendo Solos, va inevitabilmente ad un’altra serie tv, Black Mirror, che ha effettivamente aperto la strada ad una serialità che, sfruttando la fantascienza, tende a raccontare un futuro prossimo in cui il progresso non sempre va a braccetto con l’evoluzione della specie.

Ma Solos, che sembra inizialmente voler seguire lo stesso percorso della serie antologica britannica, ad un certo punto prende una deviazione e cerca di stare sulle proprie gambe. Lo fa affiancando al tema del progresso tecnologico e dei dilemmi etici che presenta in ogni epoca un’altra tematica, più umana e morale.

SolosI sette episodi, infatti, mettono in scena una disperata ricerca da parte dell’uomo di connessioni con altri essere umani. Il titolo stesso della serie, d’altra parte, evidenzia come tutti i sette protagonisti siano, in partenza, in una condizione di solitudine: nel corso della puntata -della durata che varia tra i 20 ed i 30 minuti-, però, avviene un’evoluzione, che fa leva sul sapiente uso dei dialoghi, che in questo caso diventano fondamentali per far immergere lo spettatore non solo nel presente del racconto, ma anche per spiegare il passato dei personaggi.

Lo scopo di Solos è molto ambizioso: dare un senso all’umanità nelle sue mille facce, trovare quel punto che accomuna ogni esistenza, in ogni tempo, e capire come l’umanità possa coltivare questa ricerca senza fine in modo da migliorare la propria epoca.

Solos

Ecco che, quindi, i racconti spesso sono accompagnati da sensazioni non sempre positive: c’è la paura del futuro, la disperazione del presente, il rammarico per il passato. Il tempo stesso diventa un monito con cui i protagonisti devono fare conto, e che sembra uscire sempre vincente, lasciando agli uomini ed alle donne l’amara consapevolezza che, in fondo, nonostante tutte le tecnologie possibili, se l’essere umano resta da solo continuerà a perdere.

Una consapevolezza che cerca un sollievo nella memoria condivisa: ed il finale della prima stagione, con il racconto di un uomo che ha perso la memoria a causa della demenza senile, nel suo colpo di scena finale svela la potenza dell’evocazione per tutti gli esseri umani.

Un cast stellare, una serie “legata”

Solos

Il progetto di Solos punta a diventare assolutamente ripetibile, ma anche ad essere una serie che -complice la sua natura antologica- possa avvicinare le grandi star dello show business anche per un solo episodio. La prima stagione c’entra l’obiettivo: nel cast di Solos ci sono Anne Hathaway (prima puntata), Helen Mirren (terza), Morgan Freeman -sentiamo la sua voce in apertura di ogni episodio- e Dan Stevens (settima) ed Uzo Aduba (quarta).

Amazon Prime Video ha cercato, quindi, con Solos di bissare il successo di Modern Love: se in quel caso, però, il tema del romanticismo e della ricerca dell’amore trovava spazi maggiori per muoversi ed offrire spunti, in Solo il legame con un futuro vicino e con la volontà di evidenziare l’importanza dei legami costringe Weil a mettere in scena storie che non si allontanino troppo dal punto di partenza.

Un limite che può essere considerato anche un valore, qualora Solos voglia diventare una serie antologica da proporre nel corso delle stagioni e che, proprio come Black Mirror, raccontare la complessità dell’essere umano in chiave non sempre ottimista, ma con una punta di amarezza ed inquietudine, quella stessa inquietudine che purtroppo domina la società moderna.