Home Interviste Sigfrido Ranucci, intervista a TvBlog: “Il futuro di Report sarà in Rai solo se l’azienda lo vorrà. Non dobbiamo aspettare un’altra bomba per far approvare la legge sulle liti temerarie”

Sigfrido Ranucci, intervista a TvBlog: “Il futuro di Report sarà in Rai solo se l’azienda lo vorrà. Non dobbiamo aspettare un’altra bomba per far approvare la legge sulle liti temerarie”

Il giornalista e Direttore di Report, trasmissione d’inchiesta e approfondimento giornalistico su Raitre, parla ai microfoni di TvBlog dopo gli atti intimidatori subiti qualche settimana fa.

2 Novembre 2025 12:16

Il 17 ottobre 2025 ha subìto un atto intimidatorio che poteva costargli la vita. A lui e a sua figlia. Una bomba sotto la macchina che ha fatto saltare – oltre alla vettura – gli equilibri sociopolitici e culturali in Italia. Sigfrido Ranucci, Direttore di Report, di professione è un giornalista d’inchiesta. La sua trasmissione, quella che fu di Milena Gabanelli, è tra le più seguite sui temi di approfondimento giornalistico proprio perché non ha mai risparmiato nulla a nessuno.

Lavoro, sacrificio e tenacia in nome esclusivamente della verità e della libera informazione. Princìpi in cui Ranucci (e l’Italia tutta) crede, ma nel momento in cui si resta vittime di un atto intimidatorio vile e pericoloso, anche le credenze più solide potrebbero vacillare. Il cronista, invece, ha scelto di mantenere la lucidità e continuare a fare il proprio lavoro. Nell’arco di queste giornate complicate ha incassato la solidarietà di molti fra addetti ai lavori e persone comuni. Giornaliste, giornalisti, dirigenti, Direttori e Direttrici Responsabili di giornali, testate online e cartacee, in attesa di capire come andare avanti.

Sigfrido Ranucci in diretta tv dopo le intimidazioni

Il 26 ottobre 2025, a quasi dieci giorni da quel pericolo scampato, Ranucci torna in onda con Report. Una settimana più tardi è l’occasione giusta, fra le altre cose, per raccontare ai microfoni di TvBlog come intende procedere. Non solo con la trasmissione – che ha registrato all’esordio una buona partenza, quasi il 9,4% di Share – ma anche con l’evoluzione di indagini e inchieste che potrebbero cambiare il corso degli eventi in Italia e all’estero.

Report, il Direttore Sigfrido Ranucci
Sigfrido Ranucci ai microfoni di TvBlog (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

Il metodo Report è noto dai tempi di Milena Gabanelli, con Ranucci ha raggiunto e trovato uno step in più. Parlarne è la maniera migliore per difendere determinati valori – dentro e fuori le redazioni – continuando a essere informati e consapevoli di quello che succederà, ma anche e soprattutto di quel che sarebbe potuto accadere. Non solo a Ranucci, il quale è sotto scorta dal 2021.

Il diritto all’informazione e la libertà di stampa

Quest’edizione di Report arriva in un clima particolare anche per via di quanto le è accaduto e degli atti intimidatori che ha ricevuto: lei ha detto che ha visto aumentare la protezione attorno alla sua figura, ma non attorno alla sua squadra di lavoro. Ci racconta che clima c’è in redazione durante queste settimane particolari?

Io credo che questo sia un momento molto complicato. Credo che in questo momento bisogna tenere alta la guardia per difendere la libertà di stampa. Questo è necessario per sapere che cosa sta realmente accadendo nel nostro Paese: l’Italia, secondo me, è un Paese malato che è abituato a convivere con le proprie patologie in maniera molto normale. Invece tutto questo non lo è, credo che la libertà di stampa aiuti a comprendere la natura delle falle di un Paese. Per difenderla è necessario rafforzare soprattutto quei presidi di giornalismo locale che sono quelli più esposti, perchè hanno pochi strumenti.

La tutela nei confronti dei giornalisti: “Sono gli anticorpi periferici che abbiamo a disposizione”

Sono spesso non pagati e vessati dal politico di turno, che magari è il Sindaco di una determinata zona che attraverso le partecipate gli dà anche soldi per la pubblicità, o dall’imprenditore arrogante o dal criminale del posto. Spesso tutte queste figure coincidono anche con l’editore di alcuni di questi cronisti e croniste. Io credo che, invece, i giornalisti andrebbero rafforzati e tutelati anche attraverso un equo compenso perchè sono quelle figure professionali chiamate a intercettare il male prima che divori il Paese. Sono gli anticorpi periferici che abbiamo a disposizione.

futuro di report
Sigfrido Ranucci ai microfoni di TvBlog. Foto: RaiPlay – tvblog.it

Questo è un fatto, l’altro è che devi fare lo slalom tra un’informazione omologata, con editori politicizzati, si veda il caso di Angelucci. Oppure devi confrontarti con servizi pubblici come la Rai o emittenti private che sono direttamente controllate da persone legate ai partiti di maggioranza, quindi diventa un po’ complicato fare il lavoro del cronista d’inchiesta. Poi, in questo contesto di sfiducia, il pubblico tende a informarsi sul Web che può essere una grande risorsa, ma in alcuni casi non è certo lo strumento più idoneo. In quanto non nasce esclusivamente per informare, ma con la pretesa di accaparrare click. Quindi la notizia che tu vedi in vetrina non è necessariamente quella più vera, ma è quella più notiziabile. Ovvero quella che porta più visualizzazioni. C’è il rischio di trovarsi di fronte a una sorta di bibliotecario ubriaco che non ti dà la garanzia della verità.

Report e la solidarietà a Sigfrido Ranucci

Veniamo a un’altra questione. A Strasburgo lei ha dichiarato: “In questi giorni raccolgo solidarietà bipartisan, ma si sta rivelando ipocrita: da una parte solidarietà, dall’altra qualcuno sta armando il Garante della Privacy per punire Report e dare un segnale esemplare a altre trasmissioni”. È seguita poi la sanzione di 150mila euro da parte dell’Autorità alla Rai per la diffusione da parte di Report dell’audio tra Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini. L’azienda le ha detto qualcosa in merito? Ci sono ulteriori sviluppi su questa diatriba legale con il Garante della Privacy?

La puntata di stasera farà capire tante altre cose su questa vicenda. Anche rispetto a quello che è accaduto con il Garante della Privacy, ma non solo. L’azienda Rai mi ha consentito di andare in onda con tutto quello che ho documentato e questo è un merito oltre che un riconoscimento doveroso al Servizio Pubblico.

Quindi, c’è un riavvicinamento con la Rai: il riferimento è anche a tutto quello che lei ha vissuto in precedenza alle intimidazioni subite di recente. Il taglio delle puntate e la diatriba sul palinsesto…

Io reputo la Rai un grande luogo di libertà nonostante tutto, in cui ho potuto esercitare liberamente il mio ruolo di giornalista. Ci sono stati momenti più faticosi e altri meno faticosi. Non c’è stata nessuna restituzione delle quattro puntate, non è cambiato nulla rispetto a prima dell’attentato. Questo si può affermare assolutamente. Continuo comunque a fare il mio lavoro, però.

La Rai e il futuro da definire

In questo momento non si sa, quindi, nemmeno quale sarà il futuro di Report come trasmissione?

Il futuro di Report non è in discussione fino a maggio, noi siamo in palinsesto e quindi faremo il nostro.

Dopo maggio è ancora tutto da definire o le hanno già fatto capire qualcosa?

Ancora tutto da vedere e da definire. Io sono nato in Rai e vorrei terminare la mia carriera in Rai, ma solo se la Rai lo vuole. Se la Rai non lo ritiene più opportuno, ne prendo atto e finché avrò la forza di fare il mio mestiere come l’ho fatto fino ad ora, andrò da chi mi consentirà di poterlo fare in libertà come l’ho fatto fino ad oggi.

Dopo quanto le è accaduto, sicuramente avrà pensato all’impatto che tutto questo sta avendo sulla sua vita lavorativa (visto che sul sostegno che sta ricevendo nel privato si è già espresso): c’è ancora qualcuno di cui si fida davvero per analizzare e mettere ordine nella mole di indagini giornalistiche che produce? 

Sicuramente l’impatto è stato forte. La protezione nei miei confronti è aumentata in termini di forze a disposizione: ho l’esercito davanti casa, per cui cambia proprio la routine in qualche maniera. Mi fido ciecamente della mia squadra, ho una fiducia incondizionata. Mi fido anche di tutti gli uomini delle scorte che ho avuto finora, sono tutte persone straordinarie che – a modo loro – mi consentono di lavorare in maniera lucida e pronta malgrado quello che potrebbe accadere e che, purtroppo, è accaduto.

Come nasce un’inchiesta

Milena Gabanelli in questi giorni ha fatto riferimento al metodo Report, chiamandola in causa più volte. La domanda è d’obbligo: come nasce un’inchiesta da mandare in onda (senza spoiler chiaramente) e quali sono i criteri di selezione?

Intanto sul piccolo schermo arriva tutto quello che è rigorosamente verificato. Quello che vedete in onda è perfettamente riscontrabile. Il materiale che arriva sul piano delle documentazioni viene rigorosamente selezionato e diventa patrimonio di conoscenza fin quando non si troveranno le prove per confermare quello che viene detto in puntata e non solo. Noi distruggiamo solo i dossier che riguardano gossip e la vita personale dei protagonisti delle nostre inchieste, quelli non ci interessano. Ci interessa tutto ciò che incide negativamente o positivamente sulla vita delle persone, sul bene comune delle persone e sulla pubblica amministrazione.

La legge sulle liti temerarie

Lei ha detto, rispondendo a Storace: “Non voglio che ritirino le querele contro di me ma approvino la legge sulle liti temerarie”. La questione è piuttosto delicata, ma avendo parlato anche con qualche rappresentante istituzionale (che le ha mostrato solidarietà in questi giorni), a che punto siamo in tal senso? C’è volontà di promuovere un iter legislativo simile o no?

Torno a dire che ringrazio Storace del pensiero, ma non voglio che ritirino le querele contro di me. Auspico, invece, che chi fa le querele con il chiaro intento di minare la libertà di stampa perchè ha i mezzi per poterlo fare si fermi e faccia un passo indietro. In altre parole: io vorrei che chi ha querelato, sapendo poi che quello che ha detto Report è vero, poi paghi le conseguenze di tale gesto. Anche in maniera salata perchè, oltretutto, ha anche intasato la giustizia oltre che tentato di fermare la libertà di stampa. Per quanto riguarda la legge sulle liti temerarie, posso dire che ho sentito tanti politici disposti a volerla fare ma non vedo mai un atto concreto. Non bisogna aspettare la prossima bomba per fare approvare una legge, voglio dire. Di proposte ce ne sono diverse, alcune delle quali sono interessanti, però direi che i tempi sono maturi per dare un segnale forte e cominciare ad approvare delle leggi. Questa è la priorità sul tema, al momento.