Serena Iansiti, intervista a Tvblog: da Il commissario Ricciardi a Màkari, “Le mie donne non hanno paura di mostrarsi fragili”
Terminata anche la terza stagione de Il commissario Ricciardi, Serena Iansiti racconta a TvBlog il suo percorso e i suoi personaggi in una stagione di grandi storie al femminile.
Serena Iansiti è una di quelle attrici che non smettono mai di sorprendere. Nel giro di pochi mesi l’abbiamo vista attraversare mondi e geografie diversissime: dalla Napoli malinconica e decadente de Il commissario Ricciardi 3, dove torna a dare corpo e contraddizioni alla figura complessa e tormentata di Livia, alla Sicilia luminosa di Màkari 4. Senza dimenticare il successo popolare di Buongiorno, mamma!. Prima ancora è stata uno dei volti più intensi de I bastardi di Pizzofalcone, confermando una versatilità rara nel panorama della fiction italiana.
Le sue sono figure femminili che vivono di desideri, errori e seconde possibilità, attraverso le quali l’attrice ha costruito un percorso riconoscibile e insieme sempre diverso. In questa chiacchierata per TvBlog Serena Iansiti ci porta dietro le quinte de Il commissario Ricciardi, ma anche del suo modo di lavorare sui personaggi: le solitudini che li abitano, il peso dello sguardo degli altri e quel filo che lega le donne degli anni ’30 alle contraddizioni di oggi.

Ricciardi, Màkari, Buongiorno, mamma!, tra poco Alex Bravo, prima ancora i Bastardi di Pizzofalcone e Un passo dal cielo…ormai possiamo dirlo: la fiction italiana non può più fare a meno di Serena Iansiti. Come ci si sente a essere così presente nelle case degli italiani?
Diciamo che adesso per un po’ non mi si vedrà sullo schermo perché Alex Bravo penso che a questo punto lo mandino in onda l’anno prossimo e poi c’è un’altra serie che ho fatto, prodotta da Palomar, Assassino a Villa Borghese, che anche quella si vedrà penso parecchio più avanti. Quindi adesso non vi rompo più le scatole!
Sul piccolo schermo interpreti sempre donne molto consapevoli di sé, quelle che consideriamo donne forti (anche se nascondono fragilità): c’è un personaggio con cui senti di avere più affinità o che ti ha lasciato di più?
Non le nascondono neanche tanto, anzi spesso le mostrano proprio le loro fragilità, non fanno finta che non ci siano. Poi in realtà, i personaggi che ho interpretato a cui sono più legata non sono per forza quelli con cui trovo più affinità, anzi per esempio nel caso di Livia siamo due mondi proprio opposti, però sono molto legata a lei. Non so se è il personaggio a cui sono più legata, però ora come ora ti dico che è quello che mi ha accompagnato, o io ho accompagnato lei, per queste tre stagioni e ha avuto un arco narrativo molto interessante proprio di cambiamento, di sviluppo, di crescita, c’è. L’ho trovato molto ricco, molto umano, ecco.
Serena Iansiti, ne Il commissario Ricciardi Livia nasce come una sorta di femme fatale, poi è una donna dal cuore spezzato e in questa terza stagione la vediamo in crisi, in preda ai suoi demoni e sempre più presa di mira dal fascismo. Com’è stato lavorare sulle tante sfaccettature del tuo personaggio?
Sì, appunto, abbiamo visto in ogni stagione della fiction una Livia diversa. La prima è stata proprio quella di una donna felina, la classica immagine che uno post può avere di una donna di successo dello spettacolo. Però lei già aveva il cuore spezzato, non solo perché Ricciardi la respinge, ma per la morte del figlio, quindi diciamo parte già con una sofferenza che in qualche modo nasconde. Ma che rivela subito a Ricciardi. Quindi mostra subito la sua fragilità e in lui riconosce anche la sua fragilità, quindi questi due dolori che si riconoscono. Ma lei vorrebbe instaurare un rapporto con Ricciardi, anche per questa affinità che trova per la prima volta in una persona. E lui però non cede.
Poi la presenza di Falco, che c’è da subito. E che Livia pensa di poter gestire. È sempre una presenza molto fastidiosa, però che può gestire. Addirittura nella seconda stagione quasi si affeziona, Livia, sembra provare proprio un affetto verso la figura di Falco in alcuni momenti. Per poi capire invece che è una persona assolutamente legata al regime, un po’ disturbata anche per un discorso proprio di solitudine. Non si sa niente della vita di Falco, no?
E, come spesso accade, quando non servi più, quando disobbedisci, quando ti mostri indipendente e autonoma proprio nel discorso di vita sociale, di indipendenza femminile… eh allora poi si inizia non solo non avere più bisogno di te, ma a volerti proprio eliminare. E come si è visto in queste ultime puntate capiremo meglio che tipo di eliminazione vogliono fare verso Livia. Adesso sembra proprio che vogliano annientarla a livello psicologico, giocando sulle sue debolezze. Come si è visto già nelle altre stagioni qualche vizio ce l’ha e adesso ne è proprio sprofondata.
In quell’epoca l’apparenza, la moralità borghese e le regole sociali schiacciavano soprattutto le donne. Guardando a quel contesto e a oggi, quanto ti sembra che sia davvero cambiato il peso dello sguardo della società sulle donne?
Allora, qualcosa ovviamente è cambiato, ovviamente c’è un discorso culturale che ci aiuta a vedere la donna come dev’essere vista, ossia pari all’uomo ecco, ma non è ancora così. C’è ancora una differenza salariale notevole, dalle figure che sono ai vertici, le CEO, la donna non guadagna quanto l’uomo. Ma non è soltanto un discorso di guadagno, ce ne accorgiamo ancora per il tipo di violenza che c’è verso la donna, purtroppo, e non solo fisica. Ma è anche proprio un discorso ancora di parola, per come vengono trattate le donne. A volte dei finti complimenti, delle battute… sono sempre in realtà delle cose offensive, che vengono dette. Un complimento che viene usato per sminuire molto spesso la figura femminile, magari relegandola solo a bellezza, oppure battute di cattivo gusto.
Ci sono tanti tipi di violenza, insomma si cerca ancora di arginarla un po’ la donna, di non metterla ancora in primo piano. Per riuscire un po’ a uscire da questo meccanismo le donne devono ancora più farsi forza tra di loro. Gli uomini insieme alle donne, perché ovviamente ci sono uomini fantastici e che sono amici come le donne e più, però anche le donne tra di loro.
Proprio su questo punto, sia in Ricciardi che in Màkari e in Buongiorno mamma! interpreti quella che si può considerare l’“altra donna”. Come hai cercato di restituire la complessità di questa figura che fin troppo spesso viene letta attraverso lo sguardo del personaggio maschile o degli altri personaggi?
In realtà dipende sempre da come vengono raccontati i ruoli femminili. Molto spesso si vede l’altra donna. Il termine “altra donna” è un po’ superficiale. Cioè ad esempio in Buongiorno mamma! sono l’altra ma non è che “frego” l’uomo a un’altra, mentre Livia all’inizio non sa neanche dell’esistenza di Enrica…
Infatti. Anche nelle relazioni reali l’“altra”, spesso, non sa di essere l’“altra donna”. Tu cerchi – e riesci – a restituire la completezza di questo ruolo.
Grazie, veramente. Quello è il mio impegno perché è vero, molto spesso ci sono dei ruoli disegnati apposta per dire “questa è l’antipatica”. Per chi tifo, per l’altra o per l’antipatica? Però comunque devo tifare per una delle due parti. E io questa cosa non sopporto tanto (ride, ndr), però cerco di essere amica di questa situazione e di essere amica del mio personaggio, quindi di trovarci sempre più cose vere, di realtà, di autenticità nei pensieri e nelle azioni. Quindi di immedesimarmi anche, non condividendo magari le sue scelte, per esempio nel caso di Màkari. Anche se in questa terza stagione in realtà il personaggio di Michela evolve, matura, aiuta Saverio nel rapporto con la figlia… anzi è Saverio a sembrare un po’ più insistente per certi aspetti.
Però ecco, cerco di giustificare le varie psicologie dei personaggi che interpreto. In Buongiorno mamma! il personaggio che interpreto, per esempio, è una donna – si può dire? – psicolabile. Però innanzitutto non l’ho mai giudicata, come non giudico mai i personaggi che interpreto perché sarebbe la fine. Poi in effetti lei viveva sempre con un senso di colpa allucinante… mi dirai: ti vai innamorare del vedovo di una donna che pensi di aver ammazzato! (ride, ndr) Quella è un po’ follia, però sono cose che succedono!
Diciamo che mi capita di interpretare donne sicuramente complesse, come dicevi. Che alla fine è molto meno noioso di quanto uno possa pensare perché bisogna sempre trovare una motivazione per farli agire in un certo modo, a volte cambiando anche un po’ di battute o creare un personaggio anche nelle movenze. In Màkari all’inizio ho cercato di rendere Michela più buffa, quindi quel suo essere un po’ insistente con Saverio non era dovuto a una manovra psicologica di strategia, ma era quasi un’adolescente che segue sue passioni senza rendersi conto poi di quello che va combinare.
Nel finale della 4 stagione Michela ha fatto una scelta impulsiva: cosa ci dice quel bacio con Saverio?
Ma sai, non posso dire tanto perché non lo so! Non so come andrà a finire, veramente. Chiaramente i presupposti sembrano positivi, anche se non è detto che quel bacio voglia dire “ok, Michela non parte più, Saverio non parte più”. Magari partono tutti e due ugualmente o magari parte solo uno, chissà. Non lo so. Però quel bacio se lo dovevano dare. Quindi sicuramente c’è un cambio di programma, ora non so se a tempo determinato o indeterminato, però diciamo che non è stata solo un’avventura, ecco. C’è un sentimento sicuramente.
C’è un personaggio femminile della tv internazionale che ti ha ispirata o che vorresti interpretare in una versione “all’italiana”?
Sì, ti dirò una cosa e mi dirai “uh me lo dicono tutte”: Fleabag. Lo trovo un personaggio meraviglioso, anche molto negativo volendo. È tosta, Fleabag! Non è una personcina a modo, ma innanzitutto mi piacerebbe misurarmi con un prodotto del genere proprio di ironicità, autoironicità, scorretto. Ma veramente scorretto, non amorbidito. Un personaggio così. Oppure anche Peaky Blinders, il personaggio di Helen McCrory (zia Polly). Insomma, questi personaggi molto completi che dici “vabbè è scritto talmente bene che puoi solo farlo bene”.