Roberto Nobile è morto, addio a addio a Parmesan di Distretto di Polizia

Roberto Nobile è morto, era l’attore che interpretava l’ispettore Antonio Parmesan in Distretto di Polizia. Aveva 74 anni

Forse non ha ottenuto la popolarità che avrebbe meritato, ma il suo volto è tra i più conosciuti nel mondo della serialità italiana. Roberto Nobile è morto a Roma, all’età di 74 anni. A darne notizia è Il Corriere della Città. L’attore, nato a Verona nel 1947 da famiglia di origini siciliane (lui si sentiva siciliano), per il grande pubblico è stato Antonio Parmesan, l’ispettore di Distretto di Polizia. Tra i ruoli più noti interpretati anche quello di Nicolò Zito, il giornalista della televisione locale dell’immaginaria Vigata, ne Il Commissario Montalbano.

Roberto Nobile nel corso della sua fortunata carriera ha lavorato con registi di primissimo livello come Gianni Amelio, Giuseppe Tornatore, Michele Placido, Nanni Moretti ed Ermanno Olmi e ha preso parte anche ad importanti produzioni internazionali.

Addio Antonio Parmesan ♡ ti ricorderemo per sempre con affetto, indimenticabile in Distretto di Polizia!È scomparso…

Posted by Distretto di Polizia on Saturday, July 30, 2022

Tra i titoli cinematografici in cui ha recitato anche La stanza del figlio, Habemus Papam e Caro Diario, Caos Calmo, Giovanni Falcone e Stanno tutti bene, Festa di laurea, Porte aperte, La stanza del figlio e Tickets.

Per la tv, oltre al mitico Distretto di Polizia, ha recitato in serialità storiche come La Piovra (settima e ottava stagione) a Il Commissario Montalbano. Ma lo ricorderanno anche i telespettatori di Ultimo, Don Matteo e Nero Wolfe.

Il lavori più recente sul piccolo schermo risale al 2020, quando ha recitato in Gli orologi del diavolo, serie di Canale 5 con protagonista Giorgio Pasotti.

L’attore anche nell’ultimo periodo era in piena attività, al punto che lo spettacolo teatrale Le storie del mondo, tratto da Le Metamorfosi di Ovidio, attualmente in giro per l’Italia, lo vedeva protagonista. Nei prossimi giorni, infatti, era atteso a Genova.

Recentemente su Facebook si era sfogato così:

Fare cultura, per me, vuol dire allargare lo spazio della mente, le crepe nel muro, per far passare la luce. la cultura non deve essere rassicurante, ma fare sgambetti, mettere in crisi l’equilibrio, costringere a spostamenti, a conflitti ad avventure. Questo voglio fare in teatro, questo faccio con il mio spettacolo su Ovidio. E so e dichiaro, che il successo, il pieno di pubblico osannante è anche e spesso legato ad un patto fra l’attore e lo spettatore: Io e te siamo bravi, belli, intelligenti, tu ci dici quello che vogliamo sentirci dire, e noi ti siamo grati con gli applausi e ce ne andremo tutti a casa con questo sapore buono e rassicurante in bocca. E’ la conferma dell’esistente. Non mi interessa. I miei pochi spettatori li porto lontano, e quando tornano hanno qualcosa in più di conoscenza e di sentimento. Questo è cultura.

Foto via Facebook