Roberto Benigni, le polemiche sul cachet sono un format aggiunto: cosa rende davvero unico ogni suo evento televisivo
Roberto Benigni torna con una trasmissione dedicata a San Pietro. Ci sono anche le immancabili polemiche sul cachet dell’artista: un format aggiunto che alimenta l’appeal nei confronti di una figura preziosa ma anche fortemente divisiva.
Ogni evento televisivo di Roberto Benigni è come il Festival di Sanremo: si parla di tutto, tranne che del motivo per cui viene trasmesso. A Sanremo conta la scenografia, contano gli ospiti, contano i big in gara. Contano persino le polemiche fra un’esibizione e l’altra, ma quasi nessuno pensa – almeno immediatamente – alle canzoni.
Lo stesso accade con i programmi televisivi di Benigni: ha portato sul piccolo schermo Dante, i Dieci Comandamenti, la Costituzione, la storia dell’Unione Europea, l’esegesi dell’Inno d’Italia ma quello che è rimasto in mente – nella maggior parte del pubblico – riguarda le polemiche sul cachet dell’artista. Le cifre hanno tenuto banco, in termini mediatici, più dei contenuti stessi. Eppure Benigni ogni volta occupa la scena da solo.
Roberto Benigni torna in tv
Nel senso che passano le ore e riesce, con l’arte della retorica e una dialettica pronta e ricca di vocaboli, strutture e registri, a intrattenere un pubblico numeroso. Una platea televisiva che lo aspetta, lo guarda e lo critica: “Eh, ma era meglio quando faceva i film”, “Ormai è solo in grado di fare prediche”, “Perchè non prende meno soldi?”. Questi sono solo alcuni dei commenti sotto il profilo social della Rai, all’annuncio della trasmissione dedicata “Pietro – Un uomo nel vento” che vedrà Benigni protagonista.
L’artista toscano viene da un passato cinematografico: una gioventù pregna anche di satira pungente e siparietti che sono ancora oggi sotto gli occhi di tutti. Nel tempo è cambiato, sia artisticamente che televisivamente. Anche uno spettatore occasionale saprebbe cogliere la differenza tra “L’inno del corpo sciolto” e la prosa dell’Inferno di Dante. Ci sono momenti (e fasi della carriera) per poter fare entrambe le cose. Roberto Benigni ha sempre saputo di essere divisivo: c’è a chi piace e a chi, invece, risulta indigesto. Questo è un rischio di tutti coloro che scelgono di intraprendere una carriera da palcoscenico. Essere sottoposti al giudizio della platea non è poi così sorprendente, se lo aspetta l’attore ed (ex) satiro.
Aspettativa e polemiche
Quello che, invece, non si aspettava (o forse sì ma non l’ha mai detto apertamente) sono le reazioni legate al proprio cachet. Benigni si fa strapagare ogni volta che torna in televisione. L’opinione pubblica si ricorda ancora la cifra che ha chiesto e ottenuto per affrontare l’analisi e la discussione dei Dieci Comandamenti sul Servizio Pubblico. Correva l’anno 2014 e per quel tipo di evento la tv di Stato ha pagato circa 4 milioni di euro. Uno soltanto, invece, nel 2025 – a distanza di 10 anni – per la lezione sul “Sogno d’Europa” riguardante la storia del continente e la nascita dell’Unione Europea.

Cifre discutibili secondo molti, che avrebbero volentieri evitato di affrontare nuovamente le stesse polemiche, ma Benigni fa Share anche per questo. Dato che è consapevole di quanto (e come) si parla delle questioni extratelevisive. Quindi ogni suo ritorno in tv è segnato: il successo è anche conservare l’abilità di fregarsene. E Benigni lo fa indistintamente, perchè poi ottiene – quasi sempre – numeri da capogiro in termini di Audience.
Quanto spende la Rai
I soldi spesi dalla Rai, nello specifico, ritornano in termini di pubblicità ma a questo il pubblico non fa caso. Non interessa perchè resta, stando all’opinione comune, uno schiaffo alla miseria. La domanda da porsi, tuttavia, è un’altra: c’è qualcuno in grado di fare e ottenere quello che compie e conquista Benigni – in termini di appeal – sul piccolo schermo? La risposta è forse e, fin quando rimarrà questo dubbio, nel pubblico e nei dirigenti televisivi, continueranno a esserci le medesime polemiche sul cachet (che sono un format aggiunto) e gli stessi risultati.
L’Auditel cresce anche grazie alle proteste e al dissenso, persino quando si parla di Pietro che della concordia ha fatto un vessillo. Se a parlarne, però, è un ex “piccolo diavolo” come Benigni, allora tutto cambia. Almeno fino a poco prima della messa in onda, poi l’abilità dialettica e le competenze sovrastano il chiacchiericcio sterile e i retroscena (che riprenderanno dopo i titoli di coda) per fare spazio all’essenza di quelle che restano dimostrazioni di cultura – magari eccessivamente didascaliche – necessarie a ricordare che non è tutto perduto.
Il valore del Servizio Pubblico
Una prima serata televisiva diversa, che mette in pausa lo show per far partire riflessioni inedite e preziose. Perchè il Servizio Pubblico torna a essere tale per mezzo di eccezioni che confermano la regola e Roberto Benigni, prima di ogni altra cosa, è l’esempio vivente che genio e sregolatezza possono fondersi e resistere a tutto. Persino alle rimostranze di una platea insofferente e curiosa.