C’era una volta… il principe azzurro di Raffaella Carrà (VIDEO)

Una primavera di fine anni ’80 in Fininvest. Raffaella Carrà porta Il principe azzurro in prima serata su Canale 5 (prima del ritorno in Rai)

Ci troviamo all’alba della primavera 1989, un anno che televisivamente porta una evoluzione televisiva non di poco conto: fra i passaggi più importanti ricordiamo l’esplosione della satira con l’approdo di Blob su Rai 3 e i primi passi di Striscia la Notizia, di lì a poco fiori all’occhiello delle due reti. Non solo, ci vogliamo scordare di un importante ritorno a casa come quello di Pippo Baudo? Esiliato dalla tv pubblica per due anni, rientrò a piccoli passi verso Mamma Rai che lo riabbracciò in breve tempo. Abbiamo citato un pilastro del piccolo schermo e non a caso, perché se parliamo di protagonisti della tv non possiamo non coinvolgere chi – tra gli altri – ha portato avanti la bandiera dell’arte e dello spettacolo puro, fin dai primi anni del piccolo schermo in Italia : Raffaella Carrà.

Esattamente come Baudo, Raffaella fece scalpore per l’imminente passaggio in Fininvest alla fine del 1987, un accordo già sfiorato in precedenza, nel 1984, mentre era in corso il successo della prima edizione di Pronto…? Raffaella! Evidentemente nulla andò in porto, ma non si attese troppo tempo prima di rivedere la stessa situazione (e stavolta con la missione riuscita).

Canale 5 vide nascere il biennio della showgirl con l’inizio del 1988 per poi proseguire l’anno dopo con un varietà particolare, interessante: Il principe azzurro. 3 marzo 1989, data della prima puntata. Raffaella si presenta di bianco vestita come al suo solito quando si tratta di una prima, lo studio è il numero 1 del Centro Palatino di Roma. L’obiettivo del programma? Eleggere il principe azzurro degli anni ’90, un concorso di bellezza? Niente affatto, diremmo più un talent show.

Una gara tra giovani e giovanissimi d’età compresa tra i 25 e i 45 anni che mostravano le loro doti di canto, ballo, improvvisazione e molto altro. Il tutto davanti ad un pubblico e ad una giuria composta di sole donne che ogni puntata aveva il compito di eleggere i 3 aspiranti principi.

Durante la settimana il pubblico a casa votava tramite telefono, questi voti si sommavano a quelli della giuria in studio, da qui la classifica decretava il più gradito che, quindi, passava agli step successivi, fino – eventualmente – alla finale del 30 giugno 1989. Il vincitore (oltre ad una botta di autostima) non vinceva denaro, bensì una lussuosa Ferrari. Andò al sassofonista romano Gianni Scaperrotta, oggi 52enne dirigente di una società del settore interinale.

Quanti volti mai più rivisti son passati dalla prima e ultima edizione de Il principe azzurro, ma sapevate che alcuni dei candidati sono diventati volti familiari per il pubblico a casa? Ad esempio, nella puntata del 17 marzo tra i 6 papabili spuntano due facce giovani che forse vi diranno qualcosa: Dario Cassini, oggi affermato attore comico con varie presenze a Zelig, Colorado e qualche comparsa in Don Matteo e l’indimenticato ballerino e coreografo Silvio Oddi, scomparso a soli 43 anni nel 2014. Più avanti, nelle puntate finali del programma, Gianfranco Phino, anch’esso attore con alcune esperienze televisive già alle sue spalle e successivamente in cast di trasmissioni come Il pranzo è servito, Finalmente Venerdì, Campioni di Ballo, Tira e molla e molti altri.

Su Il principe azzurro Fininvest puntò tanto, tantissimo. Si dice che ogni puntata (diciotto in totale) venne a costare la bellezza di 750milioni di lire (quasi 390 mila euro). La gara di certo non toglieva l’attenzione su di Raffaella che ogni settimana veniva attorniata da ospiti musicali, teatrali e volti noti. Insieme a lei costruivano sketch o duetti ad arricchire il programma, tra gli ospiti di rilievo: Gigi Proietti, Nino Manfredi, Donna Summer, Jovanotti.

In una puntata avrebbe dovuto partecipare anche l’attore Alain Delon ma, nonostante fosse stato annunciato dal programma, lui all’ultimo momento declinò contrariato dalle idee che la Carrà gli propose per un momento di spettacolo. La conduttrice spiegò al pubblico il perché dell’assenza e il suo intervento risuonò come una frecciata clamorosa visto l’epilogo.

I tempi morti? Nemmeno si prendevano in considerazione, il ritmo era talmente veloce che le due ore parevano passare in soli 15 minuti. Anche questo, come tanti altri programmi Fininvest in onda fino ai primissimi anni ’90, si avvaleva della famigerata diretta registrata. Ciò vuol dire che la registrazione del programma veniva prodotta come se fosse un programma in diretta (quella che fino ai primi anni ’90, Fininvest non poteva ancora avere), dunque qualsiasi incidente di percorso non era tagliato fuori. Se “bello della diretta” dev’essere, tutto deve essere spettacolo, è la legge della tv.

La sigla di testa della trasmissione è Voglio tutto, soprattutto te. Il videoclip realizzato per il brano è un cartoon che porta Raffaella in un’avventura insieme al suo principe azzurro. Le musiche sono prodotte dal maestro Danilo Vaona, sempre a fianco della conduttrice in molti dei suoi programmi. I costumi di Luca Sabatelli e la regia del programma (con produttori esecutivi Gianni di Stolfo e Tito Presciutti) era affidata a Sergio Japino.

In questa settimane Mediaset Extra (canale 55 DTT) sta trasmettendo – in ordine sparso – alcune repliche del programma il lunedì in seconda serata, un modo per pensare che Raffaella c’è e ci sarà ancora.

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