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Il boom della Radiovisione in Italia e all’estero: a che punto vuole arrivare?

I passi in avanti fatti dalla radiovisione negli ultimi 20 anni: innovazione e risultati. Fuori dall’Italia osservano e si ‘ispirano’…

Da tempi non sospetti c’è un mezzo “fedele compagno di mille avventure” si direbbe. Intramontabile, mai vecchio, sempre attuale: è la radio. Ovunque la si senta, in qualunque momento, fa sempre la sua parte da protagonista. Cassa di risonanza per le notizie, un servizio pubblico che come si suol dire “non tramonta” ed è vero. La sua presenza col passare degli anni ha dato modo e maniera di sviscerare le sue qualità ampliandosi a livelli importanti, uscendo persino dal suo recinto.

Secondo quanto pubblicato dagli ultimi dati di TER (Tavolo editori radio) nell’indagine ufficiale sull’ascolto delle radio italiane collegati al secondo semestre 2020, sono 33 milioni gli italiani che ascoltano il mezzo ogni giorno, 43 milioni alla settimana.

Perché i numeri sono così alti? La sua evoluzione è sotto gli occhi di tutti: dall’autoradio allo smartphone, passando per i tablet, il DAB, gli smart speaker, il pc ma è la televisione – da qualche anno a questa parte – a fare la voce grossa.

Oggi la chiamiamo comunemente radiovisione, una parola che nel gergo televisivo è entrata prepotentemente d’ufficio negli ultimi 15 anni, ma i suoi primi passi – senza sapere minimamente come sarebbe andata a finire – arrivano da più lontano.

A cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 la Rai sperimentò la radio in tv. Su Rai 1, all’interno di Unomattina, venne mandata in onda giornalmente un’edizione del GR2 in diretta. Rai 2 fece di più trasmettendo per qualche anno Radio Anch’io, storico programma di attualità targato Rai Radio 1 che allora veniva condotto da Gianni Bisiach. Il trend si interruppe e successivamente venne meno questa usanza.

Il 2000 fu pregno di novità, l’avvento di MTV e All music spinse altre teste a fare leva sull’accensione di altri canali musicali in Italia. E’ il caso di RTL 102.5 TV che ben 21 anni prima di diventare la ‘radiovisione’, nacque con il nome di 102.5 Hit channel. Cinque anni dopo si trasformò in RTL 102.5 Hit channel, da quel momento iniziò un lento processo di ‘cambio pelle’ sino al settembre 2006, periodo cruciale per l’inaugurazione della prima vera radiovisione con la messa in onda graduale di alcune trasmissioni in contemporanea con la radio.

La prova viene superata e dal settembre 2007 l’emittente ha esteso la totale programmazione della radio anche in tv.

Durante lo stesso periodo Rai Radio 2 era tornata a sondare il territorio televisivo, ma in maniera sporadica (prima di inaugurare la sua visual tv, nel 2020). L’esempio più lampante: Fiorello che nel 2006 e 2007 portò la sua Viva Radio 2 in tv sull’allora canale satellitare RaiSat Extra.

Ancora nel 2006, ma su All Music, approda Deejay Chiama Italia. Il programma condotto da Linus e Nicola Savino sfonda il muro di Radio Deejay e si fa vedere sul piccolo schermo con una particolarità: a differenza di RTL 102.5 dove i video musicali si mostrano, l’idea di DJCI è quella di lasciare le telecamere accese sul lavoro della redazione e dei conduttori in corso d’opera durante le clip, come un piccolo Grande Fratello.

Un’abitudine terminata da poco tempo, dallo scorso settembre 2020 Linus (direttore artistico di Radio Deejay) ha detto stop ai fuori onda sulla rete attuale in cui va in onda (Deejay TV):

Le cose non devono essere sempre uguali per tutta la vita. Sono 14 anni che facciamo il programma in televisione. Ovviamente il fuori onda era molto curioso, ma lo era per il super mega ultras. Alla gente normale rompeva un po’ i co*****i. A noi avere qualche minuto di privacy serve veramente tantissimo per la sanità mentale e per la qualità del programma.

Tanti modi di concepire diversamente l’ascolto della radio che, dunque, è sempre più ‘vista’. E’ importante sottolineare come la tecnica non abbia messo i bastoni tra le ruote alla cara vecchia radio, semmai le ha dato nuova energia rendendola ancora più contemporanea e vicina. Alle voci si accompagnano pure i volti e la loro familiarità, mica roba da poco. Insomma la radio piace sempre, ma la radiovisione non è da meno.

I dati del Censis pubblicati poche settimane fa assumono ancora più importanza. Diciannove milioni sono gli italiani che seguono programmi radio in formato video su tv, smartphone o pc. Undici milioni di loro guardano la radio in tv.

Sempre più emittenti nazionali e locali si adoperano per avere una loro personale radiovisione. Tra i network principali, dopo RTL 102.5, anche RDS e Rai Radio 2 hanno aperto la visual radio h24. Altre (ne citiamo alcune) come R101, Radio 105, Kiss Kiss, Radio Monte Carlo, Virgin Radio, Radio Italia o M2O hanno un loro canale tv con una o più trasmissioni collegate alle dirette radiofoniche (senza avere una copertura totale del palinsesto) o semplicemente trasmettono musica in modalità ‘flusso continuo’.

Dunque il modello della radiovisione è il progetto su cui in tanti vogliono fare affidamento. Non si tratta solo di un’espansione a macchia d’olio sullo stivale, fuori dal nostro paese la copiatura (perché di questo si tratta) è venuta bene a paesi come Svizzera, Francia, America.

Pochi giorni fa il patron di RTL 102.5, Lorenzo Suraci, in un’intervista rilasciata a Sky Tg 24 ha commentato con soddisfazione “l’ispirazione” degli altri paesi:

La notizia di questi giorni secondo cui il modello di Radiovisione di RTL 102.5, è copiato dagli svizzeri e dagli americani, ci riempie di una gioia inimmaginabile. È chiaro che viviamo il nostro prodotto da oltre 20 anni e, guardando al futuro, il fatto che oggi sia riconosciuta a noi non solo la radio, ma anche la radiovisione è il completamento di un investimento fatto in passato.

Informazione, musica, intrattenimento e soprattutto contenuto crossmedia. Fattori che sino a 20 anni fa erano pura fantasia, oggi sono la realtà. Suraci a proposito:

Radiovisione significa non solo far vedere la radio: noi organizziamo contenuti che, partono da zero, e sono fruibili sia in radio, sia in radiovisione. È praticamente un simulcast: la pubblicità va in onda in radio, in tv o sull’App. Per noi è una cosa normale, ormai.

A questo punto, vista l’evoluzione la domanda che ci si pone è: dove vuole arrivare la radiovisione? vorrebbe spalleggiare la tv generalista? Le carte in regola ci sono.