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Pierfrancesco Favino e le imitazioni: una “trappola” tutta televisiva

Pierfrancesco Favino è al cinema con “Il Maestro”, nuovo film di Andrea Di Stefano. La promozione del lungometraggio lo ha visto anche in tv, dove avviene un cortocircuito che non valorizza la sua professionalità.

13 Novembre 2025 11:17

“Una volta c’erano i ruoli per gli attori, adesso li fa tutti Favino”, Mattia Torre – uno degli autori di Boris, la serie – con la forza di una battuta aveva previsto tutto. Pierfrancesco Favino è uno dei migliori attori italiani, se non il migliore, a livello contemporaneo. Riesce a recitare qualunque cosa, ma questo dovrebbe essere la prassi per chi sceglie un certo tipo di professione.

La caratura di Favino, però, sta nel riuscire a fare proprio ogni personaggio che interpreta. Celebre una frase della moglie, Anna Ferzetti, quando l’attore romano era sul set di Hammamet e doveva interpretare Bettino Craxi: in quel caso Gianni Amelio gli chiese uno sforzo particolare non solo dal punto di vista del trucco e parrucco.

Pierfrancesco Favino, tra persona e personaggio

Favino dovette entrare profondamente nella fisionomia del personaggio, al punto che anche nei momenti liberi – fuori dal set – si comportava come avrebbe fatto Craxi. Il modo di parlare, di gesticolare. Allora Anna Ferzetti disse, in una simpatica dichiarazione: “Io non ce la faccio più, non vedo l’ora che finiscano le riprese. Io faccio le videochiamate con Craxi ed è inquietante”.

Il Maestro Pierfrancesco Favino
L’attore romano di nuovo in sala nei panni del maestro di tennis Raul Gatti (Wikipedia profilo ufficiale) – TvBlog

A parte i sorrisi che queste parole hanno suscitato negli appassionati, Favino riesce a fare sua ogni tipo di maschera. Come un vestito cucito su misura per il tempo necessario di un film o una serie tv. Motivo per cui ogni volta che arriva al cinema o in televisione con qualcosa di nuovo è sempre un evento.

Recentemente è in sala con “Il maestro”, film diretto da Andrea Di Stefano. Il regista aveva già lavorato con Pierfrancesco Favino in occasione di un altro lungometraggio molto intenso: “L’ultima notte d’amore”. In quest’ultimo film la storia è diversa: si parla di sport, ma anche di vita vissuta. Grazie all’epopea – professionale e personale – del maestro Raul Gatti. Andare al cinema, in particolare a vedere questi film, è sempre un’esperienza formativa. Per capirlo, fra le altre cose, basta guardare come l’attore si spenda nella promozione.

Andrea Di Stefano e Il Maestro

Favino in questo periodo è praticamente ovunque per cercare di promuovere e sponsorizzare il progetto: lo abbiamo visto in tv, nei podcast, persino agli eventi sportivi di tennis e al cospetto di qualche illustre content creator. Tutto per ricordare al pubblico che “Il maestro” arriva in sala dal 13 novembre 2025. Missione compiuta. Tuttavia la presenza dell’attore sul piccolo schermo non è solo occasione per affrontare dialetticamente quella che è stata per lui la più recente esperienza cinematografica. Avere Favino ospite in un contesto mediatico oggi significa anche essere, in qualche maniera, testimoni dell’eccellenza cinematografica in circolazione.

Allora perchè si finisce sempre per chiedergli le imitazioni come se fosse l’animatore di una festa privata? Favino è un attore, con la A maiuscola, che si diverte a imitare più o meno noti personaggi. Amici, colleghi e conoscenti. Non risparmia nessuno, per lui è un esercizio di stile oltre che uno sfogo. Tutto bellissimo, finché parte da lui. La sensazione, però, è che ogniqualvolta Favino torni in televisione viene in qualche maniera spinto a cimentarsi in queste performance. Spesso nei momenti meno opportuni.

Le imitazioni in tv

Nei contesti televisivi in cui Favino ha fatto promozione, che non serve sottolineare perché sono ancora sotto gli occhi di tutti, ha cercato anche di aprirsi. Mentre parlava della sceneggiatura, dell’architettura scenica del film, di come la drammaturgia di Gatti (il personaggio che interpreta) fosse contemporanea senza perdere di vista i grandi modelli del passato, gli veniva chiesto di fare l’imitazione di Verdone o di Mastroianni. Rompendo così un’atmosfera particolarmente suggestiva in nome della risata facile.

Si è parlato spesso di paragoni importanti, equiparando la caratura di Favino a quella di altri gradi nomi della recitazione del passato. Quindi la domanda è: Mastroianni, durante la promozione di Otto e Mezzo o qualsiasi altra opera, sarebbe mai stato interrotto sul più bello per cimentarsi in parodie improvvisate? Assolutamente no.

Il riconoscimento di uno status

E non perchè Mastroianni o Gassman non fossero in grado di imitare qualcuno, ma perchè quando determinati attori parlano in tv è come assistere a una masterclass. Un approfondimento perenne tra quello che è accaduto sul set e quello che potrebbe accadere fuori, rispetto all’evoluzione delle loro personalità. La maturazione che hanno (o non hanno) avuto dopo una performance recitativa ben precisa.

Questa sottile differenza, a livello contemporaneo, l’hanno capita più alcuni podcaster (si veda Gazzoli durante l’intervista a Pierfrancesco Favino al BSMT) che alcuni conduttori navigati del piccolo schermo. Favino, oggi, è Favino. Vuol dire che rappresenta quanto di buono e profondo è rimasto del cinema italiano. Anche se è un bravo imitatore, non gli si può chiedere di fare le faccette o la voce strana per strizzare l’occhio all’intrattenimento. Non è possibile, soprattutto, mentre sta parlando di un’esperienza personale legata a determinati film che ha fatto o deve fare. È una questione di rispetto non solo verso la persona, ma anche e soprattutto nei confronti del suo status professionale.

Oltre la semplice parodia

Favino non ha la spocchia o la superbia di rifiutarsi: a favore di telecamera concede un sorriso imitando Verdone o Giallini, per citarne due fra i più riusciti, ma è palpabile la sensazione di disagio percepita subito dopo. Un attore impeccabile trattato come un parodiere qualsiasi mentre cerca di spiegare le sensazioni, le suggestioni che l’hanno portato a migliorarsi durante la resa scenica di un determinato carattere. La promozione televisiva, in particolare quella dei film al cinema, può diventare anche patrimonio di conoscenza per chi ascolta.

Quindi bisogna uscire dalla logica della risata facile, dello sketch fine a sè stesso, del siparietto sterile. Tutti espedienti che servono, ma non al cospetto di momenti importanti – se vogliamo anche con una certa solennità – come quelli che Favino sta cercando (fra un’imitazione e l’altra perchè questo gli chiedono in tv) di portare all’attenzione del pubblico. Così succede che per sentire parlare l’attore romano di immedesimazione, di commozione, anche del suo rapporto con il padre rispetto alla professione di attore, occorre andare sul Web, perchè in televisione quello che rimane – di tutto un discorso più ampio – agli occhi e alle orecchie della gente è: “Hai visto Favino come imita Mastroianni?” oppure “Verdone lo ha fatto uguale”.

Una “trappola” televisiva

Questo, in tempi dove tutto va fin troppo veloce, è un gran peccato. Favino è molto di più di una serie di imitazioni ben fatte. Questo, dal punto di vista televisivo, non viene veicolato a dovere perché ogni sua ospitata diventa l’occasione per tirare fuori cavalli di battaglia parodistici che, il più delle volte, stridono con quello che l’interprete vorrebbe affermare di sè e del progetto che sta portando avanti. Liberiamo Pierfrancesco Favino dalla “trappola” televisiva delle imitazioni.

Che è bravo lo sappiamo, che sia anche uno dei pochi in grado di recitare a 360 gradi anche, quindi è ora di uscire dal loop della ripetizione sterile – in primo piano – di tormentoni che rischiano solo di offuscare tutto il resto. La sensazione, ogni volta che Favino viene chiamato (perchè non parte da lui l’idea di cominciare) a imitare qualcuno, è la stessa di quando atterra l’aereo e i passeggeri fanno l’applauso al pilota. Non serve più, non in questo momento storico, non quando ci sarebbe ben altro da dire, fare o chiedere. Favino è un attore, non solo un imitatore: cerchiamo di ricordarlo più spesso, televisivamente parlando, lontano da certi meccanismi che ormai risultano stantii e fuori luogo.