Home Notizie Pier Paolo Pasolini, la televisione e la “civiltà dei consumi”: perchè le sue riflessioni sono ancora attuali

Pier Paolo Pasolini, la televisione e la “civiltà dei consumi”: perchè le sue riflessioni sono ancora attuali

Pier Paolo Pasolini, la televisione e il lato oscuro del consumismo. A mezzo secolo dalla dipartita del celebre intellettuale e drammaturgo ripercorriamo uno dei suoi scritti più profondi.

29 Ottobre 2025 15:32

Un filo rosso che parte da Ostia e arriva a Casarza della Delizia, dove riposa da mezzo secolo, in attesa di capire, sapere e riflettere ulteriormente. Pier Paolo Pasolini veniva ucciso 50 anni fa all’idroscalo di Ostia – sul litorale romano – in circostanze ancora da chiarire. Gli anni sono trascorsi e le domande sono cresciute per una vicenda ancora avvolta in un profondo alone di mistero. In linea, per certi versi, con quello che è stato l’intellettuale, scrittore, saggista e drammaturgo.

Il vezzo e l’abitudine di approfondire, indagare e valutare non li ha mai persi. Proprio a questo si aggrappano gli affezionati ed estimatori che, ancora oggi, non dimenticano il suo operato e vorrebbero capire – davvero – senza supposizioni e ricostruzioni più o meno autentiche fatte nel tempo cosa sia accaduto davvero quel giorno funesto. I motivi di tale dipartita, assai prematura, riecheggiano ancora nel grande vuoto delle testimonianze che mancano e potrebbero risolvere un interrogativo in grado di cambiare, tra le altre cose, la storia di un intero Paese.

Pier Paolo Pasolini, mezzo secolo dalla morte

Pasolini sarà tributato a dovere il prossimo 2 novembre 2025, tornando idealmente con la memoria a quel ’75 che ha fermato – in un certo qual modo – un’evoluzione personale e collettiva (perchè Pasolini influenzava e influenza tante coscienze) nel momento più importante. Ora di momenti da ricordare e ricostruire ce ne sono tanti. A partire da Ostia, dove sarà omaggiato con manifestazioni dedicate e proiezioni delle sue opere più celebri, a Casarza della Delizia.

Sfida ai dirigenti della televisione Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini con Bernardo Bertolucci (Wikipedia profilo ufficiale) – TvBlog

Casa sua, in cui risiede serenamente il corpo. Lo spirito, invece, ancora viaggia e si diffonde in chi crede che i suoi insegnamenti – nonostante la dipartita a 53 anni – siano ancora tremendamente attuali. Un uomo che ha sempre visto, oltre alla carta stampata e alla letteratura, il cinema come occasione di riscatto. La televisione era un mezzo ulteriore, con cui ha sempre avuto un rapporto di amore e odio. Pasolini, questo va sottolineato a scanso di equivoci, non era contro l’evoluzione: si è sempre schierato, in maniera netta, contro l’utilizzo degli strumenti evolutivi al servizio del potere.

“Sfida ai dirigenti della televisione”: il titolo che ha cambiato la storia del piccolo schermo

Le sue rimostranze, nei confronti del mezzo televisivo, le spiega bene all’interno di un articolo. Contenuto che, rileggendolo oggi, assume valori contrastanti: profonda malinconia per chi ritiene che l’intellettuale sia ancora un punto di riferimento, riflessione per chi invece ha ritenuto Pasolini una personalità importante che potrebbe aver toccato alcuni tasti non del tutto dolenti ma con tante ombre piuttosto che luci. Il riferimento – nello specifico – è un articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 9 dicembre 1973 dal titolo “Sfida ai dirigenti della televisione”.

Una vera e propria riflessione che inizia con un paragrafo in grado di lasciare poco spazio all’immaginazione: “Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta”.

Un esempio ancora attuale

Pasolini, nella fattispecie, richiama l’attenzione al periodo fascista non solo in contrapposizione a quella che era la sua ideologia di sinistra, ma rispetto all’utilizzo dei mezzi di comunicazione a fini propagandistici. La televisione, secondo la visione pasoliniana, era un’occasione da sfruttare ma anche un’arma a doppio taglio. In grado di manipolare pensieri e parole in nome del consumo. L’intellettuale aveva – alla sua maniera – anticipato il concetto di ipertrofia mediatica. L’assuefazione a un certo tipo di racconto, politico ma non solo, scevro da analisi e approfondimenti. Alla ricerca del pensiero unico.

Pier Paolo Pasolini e l'articolo su Il Corriere della Sera Sfida ai Dirigenti della Televisione
Pier Paolo Pasolini contro l’uso della televisione come mezzo propagandistico (Wikipedia profilo ufficiale) – TvBlog

Pasolini, sempre all’interno dell’articolo, fa riferimento alla morte dello spirito critico che il centralismo del piccolo schermo avrebbe potuto causare. Oggi gli standard sono cambiati, ma certe domande restano scolpite nella mente. La manipolazione mediatica è un concetto molto complesso e ampio che, attualmente, può vantare nuove frontiere e altrettanti paradigmi. La base su cui cominciare a riflettere, però, l’ha posta il compianto saggista.

La forza del ricordo come antidoto al rimorso

Domande con risposte complesse che trovano mordente ancora oggi, a mezzo secolo dalla scomparsa del regista e scrittore di Casarza della Delizia, al pari di un monito da tener in considerazione. Addetti ai lavori – dentro e fuori gli ambienti televisivi – hanno spesso definito Pasolini come una personalità scomoda ma centrata. Quello che affermava, in qualche maniera, si è riproposto anni dopo con una profonda lungimiranza accompagnata da altrettanta amarezza. Soprattutto se si pensa a quante altre cose avrebbe potuto chiarire a chi avesse avuto ancora voglia di leggerlo e ascoltarlo. La forza del ricordo, però, è più forte del rimorso. Per molti. Nonostante tutto.