Caso Vannini, condanna dei Ciontoli, Selvaggia Lucarelli: “Quarto Grado, Le Iene, La vita in diretta e Chi l’ha visto hanno ripetuto bugie allo sfinimento”

La giornalista attacca alcune trasmissioni tv che si sono occupate del caso: “Sentenza di ieri sancisce che le loro illazioni erano false”

Quanto ha pesato la televisione e, più in generale, il cosiddetto circo mediatico sulla sentenza di condanna per omicidio volontario a 14 anni per Antonio Ciontoli e a 9 anni e 4 mesi per la moglie e i due figli per la morte di Marco Vannini?

Nel corso degli anni, molti programmi televisivi si sono occupati della terribile vicenda del 20enne ucciso nel 2015 da un colpo di pistola. Da Le Iene che vi hanno dedicato numerosi servizi firmati da Giulio Golia e Francesca De Stefano e uno speciale in prima serata, a Quarto Grado, che in alcune occasioni ha proposto elementi nuovi come per esempio l’audio della telefonata al 118 isolato e ripulito grazie alla perizia della società Emme Team, passando per Un giorno in pretura, La vita in diretta e Chi l’ha visto (anche nella puntata di ieri). Il canale Nove ha trasmesso lo speciale prodotto dalla Stand By Me dal titolo Il caso Vannini.

In particolare, un servizio della trasmissione di Italia 1 in cui venivano raccolte le rivelazioni di Davide Vannicola aveva avuto ripercussioni concrete, con l’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex comandante dei Carabinieri di Ladispoli, Roberto Izzo (le accuse nei suoi confronti sono state poi archiviate).

Selvaggia Lucarelli, che pubblicamente aveva preso le distanze da “un accanimento mediatico volto alla morte sociale dei Ciontoli” asserendo che “meritano di scontare la loro pena, ma non in questo esilio penoso” e che di recente per questo fatto di cronaca aveva battibeccato a distanza con Gianluigi Nuzzi, stamattina su Radio Capital ha detto:

Possiamo dire che la sentenza di ieri ha sancito che quasi tutte le cose che sono state dette in tv, a Quarto Grado, Le Iene, La vita in diretta e Chi l’ha visto, moltissime delle illazioni fatte erano assolutamente false (…) Tutto questo ha costruito una narrazione molto suggestiva che si allontanava dalla realtà (…) E, soprattutto, la verità pura avrebbe impedito probabilmente a tante trasmissioni di fare 40 servizi consecutivi, con testimoni improbabili e con bugie ripetute fino allo sfinimento. Se 20 volte di seguito dici che Marco ha perso un sacco di sangue, tu spettatore finisci per crederci.

La domanda che vi giriamo è: il costante interesse delle trasmissioni tv ha aiutato a fare luce sulla verità e a non spegnere i riflettori sulla vicenda o ha danneggiato le indagini? Ed ancora, cosa sarebbe successo se del caso se ne fossero interessati solo i telegiornali?

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