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Olimpiadi di Tokyo 2020: una Cerimonia di Apertura più mesta che sobria e che emoziona solo alla fine

La Cerimonia d’Apertura delle Olimpiadi Tokyo 2020 va in onda in diretta su Rai 2 dalle 13.00 alle 16.30, rigorosamente a porte chiuse.

Le Olimpiadi di Tokyo 202o sono ufficialmente iniziate. Si dice sia stata la voglia di non strafare, di non ‘celebrare’ in un momento così difficile: di certo la Cerimonia di Apertura non ha brillato per ritmo e per entusiasmo. Poco si è visto di quella visione ironica e capace di stupire che si era assaggiato nel 2016 con la clip di presentazione trasmessa durante la cerimonia di chiusura di Rio 2016, in un passaggio di testimone che prometteva bene. Poi la pandemia, i lutti, la crisi, lo stop, la tensione per uno spostamento lungo un anno ma che ancora adesso è sub judicio dell’andamento dei contagi.

La cerimonia di apertura di Tokyo 2020 quindi si è mossa sulle uova, con una grande ricorso alla retorica e un continuo riferimento al passato, che ha messo forse al riparo dalle possibili critiche sul presente. E così la celebrazione è quella della storia del Paese, con un richiamo continuo all’edizione del 1964, mentre il futuro di cui il Giappone è sempre stato ub maestro si consuma in un presente incerto. Tolto il futuro, di cui davvero non c’è contezza, e incerto il presente, non resta che tornare a un passato che il Giappone omaggia sempre, per cultura. Tanta retorica olimpica in un mondo che mai come in  questo anno e mezzo ha mostrato le sue distinzioni, ma che qui si compattano nella sfilata dei paesi in gara, che resta uno dei migliori compendi di storia e geografia politica e sociale, se si sa leggere e commentare. Forse complice l’assurda divisa della delegazione italiana, questa sfilata nello stadio deserto (mi) è parsa una versione mundial dell’Eurovision Song Contest: gli unici elementi davvero ‘leggeri’ da commentare sono state le divise degli atleti, mentre lo spirito di unità che le Olimpiadi hanno sempre portato con loro è sembrato svanire sotto il peso delle difficoltà pandemiche e politiche in corso. La delegazione dei Rifugiati, quella degli ‘atleti’ apolidi, il ricordo degli atleti morti nel corso delle Olimpiadi (con la citazione di Monaco 1972), le sottolineature sui paesi al momento letteralmente ‘in guerra’ non ha permesso di godersi una cerimonia che ha fatto della malinconia, della tristezza, della cupezza il suo tratto distintivo. Sarà anche il distanziamento fisico richiesto tra gli stessi atleti, l’impossibilità di mescolarsi, di far festa ad aver reso questa cerimonia particolarmente triste. Se la filosofia delle cerimonie è quella del Guardare Avanti e il claim della cerimonia d’apertura doveva essere Uniti dalle emozioni, ecco forse proprio queste sono mancate: senza pubblico, la gioia si è spenta; senza contatto, l’unione è svanita. Questa la sensazione.

Niente festa, ma sfugge anche un filo narrativo in questa cerimonia, che anche televisivamente non è sembrata all’altezza della proverbiale precisione dei giapponesi: tecnici in campo, inquadrature sporche, ma una regia tendenzialmente pulita. Anche piatta, per una cerimonia piatta, nella forma, nei contenuti e nella resa. Più mesta che sobria, più per mancanza che per vera scelta: una ‘sobrietà’ subìta per la difficoltà di trovare una cifra efficace, in linea col  contesto. Una missione difficilissima, per carità. E forse non compiuta del tutto.

I momenti migliori sono forse riservati alla fine e coincidono con il ritorno del ‘guizzo’ ironico, come il momento dei pittogrammi live che ha messo a dura prova una regia non proprio perfetta.

A contrasto il video della centenaria Agnes Keleti, con la quale abbiamo ripercorso i momenti più significativi degli ultimi 100 anni a cinque cerchi.

 

E poi la torcia: resta davvero la quintessenza della cerimonia, al netto dei quadri retorici e ripetitivi (il legno, i 5 cerchi realizzati col legno degli alberi piantati nel 1964, il kabuki ma viva la pianista) e della verbosità del Presidente CIO Bach. Niente più del Bolero che accoglie la torcia, dello sguardo commosso di un ex atleta ormai quasi paralizzato che abbraccia la fiamma con lo sguardo, dell’emozione degli altleti che hanno vissuto quell’esperienza può rendere la bellezza del momento.

 

 

E allora asciughiamo queste cerimonie: forse è il momento. Meno coreografie forzate, meno lunghezze da rispettare, solo atleti tanto più che quest’anno ci sono solo loro in campo. E allora celebriamoli con un commento alla sfilata degno del valore del momento, oltre la retorica, oltre le curiosità, oltre i barocchismi. In questo la diretta Rai non ha aiutato: nonostante la bravura di Franco Bragagna (e i suoi molteplici accenti ormai leggendari), il commento ha patito la mancanza dell’entusiasmo della cerimonia. Mi spiego: in un contesto in fondo così asciutto, quasi mesto, l’attenzione era tutta sulle parole, più di sempre (anche mentre sfilavano le pizze di Armani). In più, mai come in questo periodo le parole sono delicate. E allora certi commenti un po’ superficiali, certe osservazioni un pizzico stereotipate, la tanta retorica spesa in un contesto come questo hanno talvolta stonato. Soprattutto nel commento di Julio Velasco. E’ forse il momento di cambiare le Cerimonie di Apertura, ma anche il racconto di esse, delle delegazioni, dello sport, del valore sociale e politico dello sport stesso.

Ma ora spazio alle gare delle Olimpiadi di Tokyo 2020. In sicurezza. Per tutti.

 

Olimpiadi di Tokyo 2020, la Cerimonia di Apertura (monstre) in diretta tv

Nonostante si sia ufficialmente ventilata la possibilità di cancellare i giochi a poche ore dal loro inizio, le Olimpiadi di Tokyo 2020 si preparano al via. La Cerimonia d’Apertura è in programma per venerdì 23 luglio su Rai 2 ma non su RaiPlayin chiaro dalle 13.00 alle 16.30 ora italiana (dalle 20 ora di Tokyo) ed è già segnata da un paio di eventi che non hanno contribuito a stemperare il clima. Prima la polemica contro il dj Cornelius, costretto a dimettersi per il comportamento bullo contro dei compagni disabili quanto era ragazzo, poi il licenziamento del regista giapponese Kentaro Kobayashi, che avrebbe dovuto dirigere la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Tokyo, ma messo alla porta dopo una battuta sull’Olocausto.

In tutto questo, causa Covid, la Cerimonia si svolgerà a porte chiuse, quindi senza pubblico nello stadio: una condizione davvero eccezionale, che condizionerà inevitabilmente il clima e la resa di questo Opening Act. Dei 68.000 posti disponibili nello Stadio Olimpico di Tokyo, solo mille circa saranno occupati da ospiti vip – debitamente testati e sotto controllo sanitario come tutte le delegazioni arrivate in Giappone.

Come detto tre ore e mezza di Cerimonia, nonostante la mancanza di pubblico: le delegazioni nazionali, quindi, entreranno sulla pista dello Stadio Olimpico senza applausi e senza ovazioni, salutando gli spalti vuoti (e soprattutto le telecamere che incontreranno sul proprio percorso) e non potendo neanche molto salutarsi tra di loro: vietati infatti tutti i possibili contatti tra atleti. La delegazione italiana, con Jessica Rossi, la campionessa del tiro a volo, e il ciclista Elia Viviani portabandiera, sarà la 18esima a sfilare, seguendo l’ordine alfabetico: la prima sarà come sempre quella Greca, culla dei giochi olimpici, gli ultimi i padroni di casa, preceduti dalle delegazioni che organizzeranno i prossimi Giochi, ovvero la Francia (Parigi) nel 2024 e gli USA (Los Angeles) nel 2028 (mentre le Olimpiadi 2032 sono state appena assegnate a Brisbane in Australia). La pallavolista Paola Egonu sarà tra i portabandiera del drappo olimpico.

Pronti dunque a seguire la diretta della Cerimonia delle Olimpiadi di Tokyo 2020 a partire dalle 13.00. Diretta anche su Discovery+ (anche sulle piattaforme TIMvision, Amazon Prime e Fastweb) ed Eurosport Player.