Home Retroscena Noi del Rione Sanità, la conferenza stampa sulla nuova serie di Rai 1. Carmine Recano: “Una delle esperienze più difficili della mia carriera”

Noi del Rione Sanità, la conferenza stampa sulla nuova serie di Rai 1. Carmine Recano: “Una delle esperienze più difficili della mia carriera”

Su Rai 1 arriva Noi del Rione Sanità, la nuova serie ispirata alla storia di Don Antonio Loffredo e che va in onda a partire dal 23 ottobre.

9 Ottobre 2025 12:28

A partire dal 23 ottobre, su Rai 1 va in onda la nuova serie tv Noi del Rione Sanità, ispirata alla vera storia di Don Antonio Loffredo. Il prodotto è una coproduzione Rai Fiction – Mad Entertainment – Rai Com per la regia di Luca Miniero. Il protagonista è Don Giuseppe Santoro (interpretato da Carmine Recano), un prete visionario dall’animo imprenditoriale, un uomo nato con la vocazione di salvare le anime con azioni concrete. Don Giuseppe comprende da subito che deve cambiare lo sguardo dei ragazzi senza futuro nati e cresciuti nel rione Sanità, avvicinandoli al potere salvifico della bellezza e dell’arte, risorse preziose per una crescita personale e collettiva, per guarire dalle proprie ferite e per risanare l’intero quartiere. Nel cast Nicole Grimaudo, Bianca Nappi, Vincenzo Nemolato, Tony Laudadio, Chiara Celotto e con Giovanni Ludeno.

La trama

Don Giuseppe Santoro, prete pragmatico e visionario, arriva come nuovo parroco del rione Sanità di Napoli dopo essere stato allontanato dal carcere di Poggioreale: il suo progetto di creare una cooperativa che desse una possibilità di riscatto ai detenuti si è infranto, infatti, a causa della fuga di alcuni di loro nel corso di una gita presso un caseificio di campagna. Nel cuore della Sanità Don Giuseppe si ritrova circondato da un’umanità complessa, a cavallo tra il disagio degli adulti, restii al cambiamento, e la vivacità dei ragazzi, alla ricerca di un improbabile futuro migliore. Tra questi ultimi c’è Massimo, figlio di un collaboratore di giustizia che ha chiesto a Don Giuseppe di vegliare sul ragazzo; Enzo, abilissimo con i numeri, e suo fratello Sante, prossimo a sposarsi; Anna e Alex, figli di un fornaio e di una madre detenuta; Mimmo, che dà una mano nell’emporio del padre e si innamora a prima vista di Caterina, appena trasferitasi da un quartiere benestante. Don Giuseppe può contare da subito sui validi alleati che vivono nella canonica: la pugliese Suor Celeste, il vecchio e goloso sacrestano Lello e il chierichetto Asprinio. In un quartiere dove i ragazzi crescono senza speranze, Don Giuseppe li aiuta a scoprire i propri talenti e a sognare in grande.

Gli ostacoli però sono molti: a partire dalla malavita del rione, che sfrutta i giovani promettendo guadagni facili nel traffico di droga, fino alla diffidenza della Curia, che non vede di buon occhio l’operato rivoluzionario del nuovo parroco. Nonostante ciò, il quartiere fa squadra con Don Giuseppe, accogliendo una nuova idea di chiesa che abbracci le piazze, le strade, le case, tutti gli abitanti uniti dallo stesso obiettivo: restituire speranza alla Sanità. Non mancano, tuttavia, le tentazioni del passato per lo stesso protagonista, che si concretizzano nell’incontro con Manuela, unico amore degli anni di gioventù. La donna si riaffaccia nella vita del parroco tra la nostalgia per le scelte irreversibili e l’urgente richiesta di aiuto per salvarsi da un matrimonio tossico e violento. Man mano prende forma nella mente di Don Giuseppe l’idea di creare una cooperativa che possa valorizzare le risorse del rione, come le monumentali Catacombe di San Gennaro, aprendolo al turismo e offrendo un’opportunità di lavoro ai ragazzi. Ma la minaccia della criminalità organizzata, incarnata nella figura del boss Mariano Santella, incombe fino all’ultimo, mettendo alla prova la determinazione del protagonista e dei suoi giovani, chiamati a scegliere da che parte stare.

Le dichiarazioni del protagonista Carmine Recano

Durante la conferenza stampa Rai di presentazione della serie Noi del Rione Sanità, il protagonista Carmine Recano ha dichiarato di aver avuto modo di conoscere il lavoro dei ragazzi rassegnati e impotenti rispetto alla mancanza di opportunità. “Erano al tempo stesso dei ragazzi creativi, sensibili, pieni di luce” – ha continuato – “e questo don Antonio lo ha intuito e ha quindi cercato di trasformare un luogo abbandonato in opportunità, creando spazi e portando il teatro all’interno della Chiesa. Per questi ragazzi il teatro è stato costruzione, confronto e ha ridato uno sguardo nuovo ai giovani. Ho sentito il peso e la responsabilità di vestire quei panni e credo che sia stata una delle esperienze più difficili della mia carriera, ma allo stesso tempo più emozionanti“.