Nicola Porro, il giornalista tv (inventato da Santoro) che si trasforma sui social

Nicola Porro, ossia un giornalista tv che si trasforma quando va in diretta sui social. Tutto iniziò ad Annozero di Michele Santoro

Moderato, istituzionale, garbato in televisione, schierato, ficcante, scorretto sui social. Ecco Nicola Porro, giornalista della carta stampata da qualche anno ormai nei panni del conduttore televisivo. A regalargli la popolarità in tv fu Michele Santoro, che nel 2009 lo ospitava (in alternanza con Maurizio Belpietro e pochi altri) ad Annozero su Rai2, in quota centrodestra, cioè quasi sempre in opposizione rispetto alla narrazione giornalistica offerta da quel talk show (erano gli anni d’oro delle battaglie antiberlusconiane). Qui il vice direttore de Il Giornale si fece notare per dialettica, personalità, competenza anche in materia economica e bella presenza (Carlo Freccero lo descrisse così, qualche anno fa: “Porro ha tutto: è bello, intelligente, mondano, conosce l’economia, ha un’agenda ottima“).

Dopo le esperienze altalenanti da conduttore prima su La7 (In Onda), poi su Rai2 (Virus), Porro ha trovato la sua cifra televisiva a Mediaset, con Matrix. Da quel momento, fino all’approdo a Quarta Repubblica nel 2018, è iniziato il suo (riuscito) processo di istituzionalizzazione. Non a caso, oggi Porro mette in scena il più ragionato dei talk show di prime time di Rete 4 (negli ultimi tempi gli fa concorrenza, in questo senso, Zona Bianca di Giuseppe Brindisi). E che Mediaset lo consideri volto affidabile e autorevole è confermato dal fatto che qualche mese fa sia stato scelto per guidare gli speciali, in collaborazione col Tg4, realizzati per l’elezione del Presidente della Repubblica.

Va detto che il Nicola Porro che ogni mattina anima i suoi canali social con il format ‘Zuppa di Porro‘ è assai distante dal conduttore televisivo che ogni lunedì sera entra con savoir-faire nelle case dei telespettatori di Rete 4. Porro nella sua personalissima rassegna stampa social, rigorosamente live, si lascia andare ad un linguaggio particolarmente sguaiato (“ma come caxxo è possibile?“, “la bistecca della minch*a“, “teste di minch*a“, “porca tr*ia“), alza spesso la voce, aggredisce, ironizza, ad un certo punto sentenzia che “il 90% dei giornalisti è di sinistra” e alla fine dà dei “cretiniagli esponenti del centrodestra (“sono un gruppo di folli, pazzi, scatenati! Deficienti, sono maggioranza nel Paese, ma vanno a perdere le elezioni“). Tutt’altro stile in tv, dove, salvo qualche eccezione – nell’ultima puntata stagionale di Quarta Repubblica, andata in onda il 27 giugno scorso, si è vantato di non essere equilibrato (“me ne frego dell’equilibrio“) – ricopre con efficacia il ruolo di conduttore equidistante, limitandosi a porre interrogativi e quesiti, lasciando saggiamente che a scannarsi (è pur sempre un talk show!) siano gli ospiti.

 

 

 

 

 

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