Netflix, Eleonora Andreatta: “Inclusione, diversità e multiculturalismo nelle nuove serie italiane. In primavera arriva Zero”

Andreatta commenta anche alcuni successi della piattaforma, come Stranger Things, The Crown, After Life e La regina degli scacchi

Inclusione, diversità, attenzione a rappresentare le realtà che ci circondano e che raccontano al meglio la nostra società. Eleonora Andreatta ha lasciato la direzione di Rai Fiction a giugno scorso per approdare a Netflix, dove ricopre l’incarico di Vicepresidente delle serie originali italiane, ma i suoi obiettivi non sono -per fortuna- cambiati.

In un’intervista rilasciata a Silvia Fumarola all’interno della rubrica “L’anno che verrà” su Repubblica, Andreatta ha sottolineato prima di tutto l’importanza del gesto di Netflix di iniziare a guardare oltre gli Stati Uniti, aprendo uffici anche in altri Paesi stranieri, Italia compresa. Un gesto che si riflette anche nella decisione di aumentare le produzioni delle Nazioni in cui la piattaforma streaming è disponibile:

“Quello che Netflix sta facendo è invertire il flusso di importazione del prodotto americano verso l’Europa ed aver permesso di ‘navigare’ il mondo intero e portare colori, personaggi e lingue del mondo in tutte le direzioni. Per l’Italia è una grandissima opportunità: abbiamo un’industria e talenti di grande valore, fino ad oggi abbiamo avuto un limite, quello della lingua. Ma Netflix permette, con sottotitoli e doppiaggio, di avere una fruizione su 190 Paesi. Proprio perché locale, un prodotto può avere la capacità di arrivare in ogni parte del mondo grazie ad un messaggio universale. Un esempio è Unorthodox, una serie che arriva dall’Europa, ha vinto un Emmy Award eppure parla di una comunità piccolissima”.

Dopo aver riconosciuto che la serialità moderna non è fatta di tanti generi distinti, ma di una mescolanza di essi, la neo Vicepresidente delle produzioni originali italiane ha sottolineato l’importanza ed il valore non solo del catalogo di Netflix, ma anche della sua possibilità di fruizione in una fase storica estrema com’è stata quella del lockdown:

“Il lockdown ha messo in luce la grande responsabilità di chiunque mette in scena un racconto: a volte è un bisogno di consolazione, altre di identificazione, altre di provocazione. Il catalogo di Netflix ha concesso a chiunque di trovare qualcosa. Sembra ovvio, ma Netflix permette di avere accesso in qualsiasi momento ad una programmazione che si vuole scegliere, cosa che supera il condizionamento del tempo e la difficoltà di procurarsi materiale da vedere”.

Incalzata da Fumarola, Andreatta si è poi spostata a commentare come il suo lavoro in Rai Fiction si tradurrà in questa nuova esperienza. Immancabili le stesse attenzioni da lei avute durante la sua direzione al settore Rai dedicato alla serialità, che grazie a lei ha subìto un netto balzo in avanti in termini di qualità e prodotti:

“Il servizio pubblico ha tra i suoi doveri quello di dare una rappresentazione dignitosa e corrispondente alla realtà della donna, fa parte di quei doveri che sento che mi appartengono, a cui ho dato sempre particolare valore. Il racconto delle donne [su Netflix] avverrà fuori dagli stereotipi, comprendendo la molteplicità della figura femminile. Nella cultura di Netflix c’è anche l’inclusione e la diversità: la rappresentazione delle donne, ma anche come cambiano i modelli maschili, la paternità… E poi anche l’orientamento sessuale, la diversità religiosa ed il multiculturale“.

A proposito del multiculturalismo, Andreatta ammette che in Italia è arrivato tardi, ma si rimedierà. Oltre a citare la protagonista di Summertime, cita anche quello di Zero, prossima serie originale di Antonio Dikele Distefano che Netflix distribuirà in primavera:

“Il protagonista è un ragazzo di seconda generazione che vive nei sobborghi di Milano. Tra i registi ne abbiamo scelto uno che fosse di seconda generazione, come lui. E’ una storia in cui il protagonista si sente invisibile, ma è una sensazione di tutti quei ventenni che fanno fatica ad avere amici o a trovare l’amore”.

Ma Andreatta che serie guarda su Netflix?Stranger Things mi ha molto stupita, l’idea di citare gli anni Ottanti per catturare sia chi quegli anni li ha vissuti sia chi non li ha vissuti è stata una sorpresa; The Crown è un grande classico capolavoro”. Eppure, la sua serie preferita resta After Life: “il protagonista è scorbutico e st****o, ma poi il contatto umano lo rende un po’ propenso alla vita”. Immancabile anche un commento sull’ultimo cult sfornato dalla piattaforma, ovvero La regina degli scacchi:

“Penso che ci sia un tema importante universale, come quello del genio e dell’altro lato della medaglia, ovvero l’angoscia e la dipendenza rispetto al talento mentale della protagonista. E’ una serie universale, perché parla di una condizione non molto lontana da quella che vivono gli adolescenti, che sviluppano un’intelligenza viva e curiosa. I ragazzi in quegli anni, però, provano anche una grande angoscia e solitudine. Il dettaglio qui è davvero importante: le partite giocate sono reali, ed anche ciò rende questa serie perfetta”.

La Netflix di Andreatta sta lavorando anche a nuove produzioni tratte dalla letteratura italiana, come La vita bugiarda degli adulti di Elena Ferrante o Fedeltà di Marco Missiroli. “Avere la possibilità di lavorare sulla sua ultima opera è un grande regalo”, dice a proposito della collaborazione con Ferrante. “Ogni adattamento è un percorso unico, sarà differente ma estremamente interessante. Ho lavorato molto sia su romanzi contemporanei che non, perché la letteratura offre mondi possibili e personaggi che riescono a riassumere eventi e situazioni dalla valenza universale. Ora sono in esame numerosi progetti, anche tratti dai romanzi. Dalla letteratura nasce quello che è il romanzo contemporaneo della serialità”.

Infine, un auspicio: “Poter vivere senza il Covid, questo vale per tutti ed anche per le produzioni. Mi auguro poi al nostro Paese di gettare le basi di una nuova crescita, puntando sui giovani”.

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