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Le nomine dei tg fanno infuriare Conte. Il Movimento 5 Stelle non parteciperà più alle trasmissioni Rai

Per il leader del Movimento 5 Stelle, con le nomine dei nuovi direttori dei tg, in Rai è stata uccisa “qualsiasi parvenza di pluralismo”

“Siamo alla definitiva degenerazione del sistema” secondo Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle. I curricula dei nuovi direttori delle testate Rai inviati oggi dall’amministratore delegato Carlo Fuortes ai membri del cda segnano di fatto le prime nomine editoriali realizzate dall’ad dopo il suo insediamento. Seppure l’ultima parola non sia ancora detta (domani il Consiglio d’amministrazione dovrà approvare con maggioranza di due terzi tali nomine – servono quindi tre voti contrari per affossarle), le scelte di Fuortes stanno già facendo parlare di sé.

Le pagine dei quotidiani di quest’oggi erano ricche di ricostruzioni sulla lunga trattativa che ha preceduto le decisioni finali prese dall’amministratore delegato, trattativa che poco ha, come al solito, a che fare con la professionalità e le competenze dei possibili candidati presi in questione, quanto piuttosto con il favore che questi riscuotono nelle forze politiche.

Una gestione per nulla inedita, denunciata già nelle prime ore di questa mattina dall’Usigrai, che in un comunicato parlava esplicitamente di “nomine decise a Palazzo Chigi”. Ma cosa è successo dopo che all’ora di pranzo è arrivata la certezza dell’intenzione dell’ad di non rinnovare l’incarico di Giuseppe Carboni al Tg1, non affidandogli fra l’altro alcuna direzione, come fatto invece nel caso di Mario Orfeo e Andrea Vianello, che dovrebbero passare rispettivamente alla direzione del genere Approfondimento e alla direzione di Rai Radio 1 e del Giornale Radio, lasciando le loro attuali poltrone di direttore di Tg3 e Rai News 24 a Simona Sala e Paolo Petrecca?

L’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, attuale leader del Movimento 5 Stelle, circondato dai capigruppo di Camera e Senato, dal capogruppo dei Cinque Stelle in Commissione di Vigilanza Rai e dal vicepresidente della medesima commissione, Primo Di Nicola, oltre che dal capodelegazione del Movimento all’interno del Governo, Stefano Patuanelli, ha rilasciato in serata alcune dichiarazioni in merito, annunciando una netta decisione per rispondere a quanto avvenuto oggi: il Movimento 5 Stelle non si presenterà più nelle trasmissioni Rai attraverso i suoi esponenti.

L’amministratore delegato della Rai Fuortes poteva scegliere come affrontare le nomine. Ha scelto di sottrarsi a qualsiasi confronto nelle sedi istituzionali, ha rinviato dapprima l’incontro richiesto nei giorni scorsi dai consiglieri di amministrazione Rai e ha rinviato poi la convocazione già programmata davanti alla Commissione di Vigilanza Rai. Quanto al merito delle scelte, aveva varie possibilità: ha scelto di continuare ad applicare la vecchia logica che prevede di tenere conto delle istanze delle varie forze politiche. Nell’applicare questo criterio ha però scelto di escludere, tra tutte le forze dell’arco parlamentare, compresa maggioranza e minoranza, esclusivamente il Movimento 5 Stelle, il partito di maggioranza relativa e che rappresenta 11 milioni di elettori. Ci chiediamo per altro che ruolo abbia giocato il governo in tutto questo.

Conte arriva poi a definire il Movimento 5 Stelle prigioniero della “lottizzazione politica”, sistema che però – si difende – “abbiamo denunciato più volte”. Si arriva quindi al nocciolo della questione:

Fuortes non libera la Rai dalla politica, ma sceglie deliberatamente e consapevolmente di esautorarne una parte, per altro la più ampia, uccidendo qualsiasi parvenza di pluralismo. 

Dunque per il leader  del Movimento resta una sola scelta: imporre lo stop alle ospitate dei propri politici “nei canali del Servizio Pubblico”.

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