Home Notizie Morta Anna Falcone, il “contributo garbato” alle fiction sul fratello Giovanni: un monito (senza tempo) a Rai e Mediaset

Morta Anna Falcone, il “contributo garbato” alle fiction sul fratello Giovanni: un monito (senza tempo) a Rai e Mediaset

La primogenita dei fratelli Falcone, scomparsa oggi a Palermo aveva 95 anni. Insieme a Maria creò la Fondazione e controllò rigorosamente le opere cinematografiche sul fratello ucciso dalla mafia

5 Gennaio 2026 13:57

Si è spenta a Palermo all’età di 95 anni Anna Falcone, primogenita dei tre fratelli Falcone e sorella maggiore del magistrato Giovanni, ucciso nella strage di Capaci il 23 maggio 1992. Con un carattere riservato e una straordinaria dignità, Anna aveva dedicato gli ultimi trent’anni della sua vita alla tutela della memoria del fratello attraverso un impegno discreto ma fondamentale, lontano dai riflettori ma sempre vigile nel preservare la verità storica e il ricordo autentico del giudice che aveva sfidato Cosa Nostra.

La nascita della Fondazione Falcone

Insieme alla sorella Maria, Anna Falcone aveva collaborato alla costituzione della Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, istituita a Palermo il 10 dicembre 1992, pochi mesi dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, in cui perse la vita Paolo Borsellino. L’ente dedicato ai coniugi Falcone si occupa di promuovere attività culturali, di studio e di ricerca per diffondere una cultura antimafia, rivolgendosi in particolare al mondo della scuola attraverso progetti educativi sulla legalità.

Maria Falcone, professoressa di Diritto negli Istituti Superiori, è da sempre la presidente della Fondazione e ha rappresentato l’ente in numerosi incontri nazionali e internazionali, mentre Anna aveva scelto un ruolo più appartato ma non meno importante: offrire un sostegno silenzioso ma fondamentale alla diffusione dei valori di legalità e giustizia che il giudice Falcone aveva incarnato.

Il controllo rigoroso su film e fiction

Uno degli aspetti meno conosciuti dell’attività di Anna Falcone riguarda il controllo attento e rigoroso che le sorelle esercitavano sulle opere cinematografiche e televisive dedicate a Giovanni. La figura del magistrato è stata raccontata in diversi film e fiction televisive, a partire dal primo lungometraggio Giovanni Falcone diretto da Giuseppe Ferrara nel 1993 con Michele Placido, fino alla miniserie Rai Giovanni Falcone – L’uomo che sfidò Cosa Nostra del 2006 con Massimo Dapporto.

Il film di Ferrara venne mostrato in anteprima l’8 ottobre 1993 e la proiezione causò immediate controversie. Maria Falcone, insieme ad Anna, ottenne dal produttore Giovanni Di Clemente il taglio di una scena di pochi minuti “per impedire che nel film Ferrara rappresentasse la circostanza, assolutamente falsa, del viaggio di mio fratello negli Usa dopo la morte di Lima per interrogare Buscetta”.

“Una ricostruzione fedele”

Le sorelle avevano incontrato il regista prima delle riprese, e lo stesso Michele Placido raccontò che durante una visita a casa delle sorelle Falcone, mentre il regista spiegava la sua visione, il nipote del magistrato rivelò che lo zio era ossessionato dal film “Il settimo sigillo” di Bergman, che adorava.

Michele Placido descrisse il rapporto con le sorelle Falcone con poche parole: “Rispettoso, erano molto attente e scrupolose, ma sempre collaborative. Tenevano enormemente al fatto che ogni ricostruzione fosse non verosimile, ma assolutamente fedele”.

Anche per la miniserie Rai del 2006, prodotta da Rai Fiction e Palomar, le sorelle Falcone vigilarono attentamente sulla ricostruzione storica, assicurandosi che la rappresentazione del magistrato e della sua battaglia contro la mafia rimanesse fedele alla realtà dei fatti. Questo controllo si estendeva non solo agli aspetti narrativi ma anche ai dettagli biografici e alle dinamiche investigative, in un’ottica di tutela della memoria e della verità storica.

Anna Falcone
Anna Falcone con un ritratto del fratello Giovanni e di sua moglie, uccisi nella strage di Capaci – Credits TVBlog.it

Un libro per raccontare l’uomo normale

Nel 2007 Anna e Maria Falcone pubblicarono insieme a Leone Zingales il libro Giovanni Falcone, un uomo normale (Edizioni Aliberti), un volume che offriva una prospettiva intima e familiare del magistrato, lontana dalla retorica eroica ma capace di restituire la dimensione umana di un uomo che aveva fatto della lotta alla mafia la sua missione. Il titolo stesso rifletteva la volontà di presentare Giovanni come una persona comune che aveva scelto con coraggio e determinazione di servire lo Stato, nonostante i rischi mortali che il suo lavoro avrebbe comportato.

L’ultimo gesto di riconciliazione

Tra i rari interventi pubblici di Anna Falcone, uno degli ultimi e più significativi risale al novembre 2024, quando insieme alla sorella Maria aveva accettato di incontrare l’ex calciatore Fabrizio Miccoli presso la sede della Fondazione. L’attaccante, ex capitano del Palermo condannato a tre anni e mezzo per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, aveva chiesto scusa per le frasi offensive rivolte alla memoria del magistrato in conversazioni intercettate tra il 2010 e il 2011. Anna Falcone aveva accolto le scuse dichiarando con semplicità: “Ha chiesto scusa e l’ho perdonato”, dimostrando ancora una volta quella dignità e quella capacità di guardare oltre l’offesa che aveva caratterizzato tutta la sua vita.

Il cordoglio della città

Il sindaco di Palermo Roberto Lagalla ha espresso il cordoglio dell’amministrazione comunale alla sorella Maria e alla famiglia: “La scomparsa di Anna Falcone rappresenta un momento di profondo cordoglio per la città di Palermo. Con il suo stile riservato e la sua straordinaria dignità, Anna Falcone ha custodito e onorato la memoria del fratello Giovanni. Insieme alla sorella Maria ha contribuito alla nascita della Fondazione Falcone, offrendo un sostegno silenzioso ma fondamentale alla diffusione dei valori di legalità e giustizia che il giudice Falcone ha incarnato. Il nome Falcone resta patrimonio morale della nostra comunità”. 

L’eredità della famiglia Falcone

Anna Falcone lascia un’eredità di impegno civile discreto ma costante, incarnando quel principio che lo stesso Giovanni Falcone aveva enunciato: “Gli uomini passano e restano le idee che continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”. Gambe come quelle di sua sorella Maria che hanno promosso per oltre trent’anni quelle stesse idee, garantendo che la memoria del magistrato si trasformasse in educazione, responsabilità civile e difesa intransigente della verità storica.