Monica Setta a TvBlog: “Sono arrivata in tv grazie a Maurizio Costanzo. Unomattina in Famiglia? Vorrei restarci per tutta la vita”
TvBlog incontra Monica Setta, conduttrice e giornalista di punta di Unomattina in Famiglia e del palinsesto Rai.
Monica Setta è un vero portento della tv italiana. Energia pura, passione e tanta umiltà. La conduttrice di Unomattina in Famiglia racconta, in questa intervista a TvBlog, il posto che il programma mattutino di Rai 1 ha sempre avuto nella sua vita e il sogno di volerci restare “per almeno altri 10 anni“. Poi spiega le tappe più importanti della sua lunga gavetta, l’incontro con Maurizio Costanzo e il format Storie di donne al bivio, che arriva in prima serata i prossimi 24 giugno e 1 luglio. Il 23 giugno è invece al timone – per il secondo anno consecutivo – di Safety Love a Gorizia, un evento in cui si affronta il tema della sicurezza sul lavoro. Sul palco salgono dieci artisti celebri come Anna Ferzetti, Piero Pelù, Ermal Meta, Levante, Mario Biondi e Francesca Michielin. Ad accompagnarli l’Orchestra Giovanile Filarmonici Friulini, diretta dal Maestro Marco Battigelli. L’evento andrà in onda su Rai 1, in seconda serata, in data da destinarsi. A tal proposito, Monica Setta dice: “La sicurezza sul lavoro è il tema dei temi. Le coincidenze non esistono; ci sono troppi eventi del genere e tutti i giorni. Non abbiamo una cultura di prevenzione“.
Primi passi, programmi tv ma soprattutto tanta gavetta. In Storie di donne al bivio parla di donne e delle loro scelte. C’è stata qualche scelta che lei avrebbe voluto intraprendere? Qual è il suo rimpianto più grande?
Non ho rimpianti perché ho sempre lavorato tantissimo. All’inizio non volevo fare la conduttrice, ma la giornalista, e ho iniziato a lavorare al Quotidiano di Brindisi negli anni in cui frequentavo il Liceo Classico. Il primo articolo l’ho scritto sulla Gazzetta quando avevo 13 anni e da allora non mi sono mai fermata. Ho lavorato per la Gazzetta del Mezzogiorno, mi sono trasferita a Roma per studiare Filosofia, ho scritto su L’Avvenire e su Il Giorno. Sono diventata giornalista professionista nel 1988 e una parte della mia carriera è stata tutta legata al giornalismo economico-finanziario. Sono arrivata in tv per caso, grazie a Maurizio Costanzo. Andai da lui per un’intervista e mi disse che era da poco diventato consulente di Tele Montecarlo, l’attuale La7.
In quel momento stava cercando una giornalista per un programma dedicato alle donne e pensò a me. “Io non ho mai fatto la tv“, gli dissi. E allora mi rispose: “Tu sei una donna che non ha invidia delle altre donne, e che mette a suo agio le amiche anche quando non sono amiche. Non sei aggressiva nel rapporto con il femminile. Sei la persona più adatta“. Di lì a poco mi proposero il format Donne allo specchio, che è stato il mio primissimo programma su La7. Poi passai in Rai con tante edizioni di Domenica In, con Il Fatto del Giorno e con molti altri programmi. Nel frattempo ho lavorato in radio, sul web, non ho mai lasciato né quotidiani né periodici. Non ho rimpianti perché mi sono tolta tutte le soddisfazioni e non c’è nulla che io rimpianga. Sono molto felice del percorso che ho fatto.
In un’intervista ha detto: “Non ho mariti potenti, sono andata avanti senza raccomandazioni e solo grazie alla mia bravura”. Quali difficoltà ha riscontrato, in qualità di giovane conduttrice emergente, agli inizi della sua carriera?
Tantissime difficoltà; all’inizio c’è stato un periodo infernale. Molti pensano che entrare in questo mondo sia difficile, ma lo era molto di più agli inizi degli anni ’90. Adesso c’è il web: tanti partono da lì, hanno fortuna in rete e vengono poi portati in tv o nei giornali. All’epoca non c’era tutto questo, e la via di accesso al mestiere era solo quella. Bisognava essere assunti come praticanti ed era un terno al lotto; c’era tantissima gavetta e, se contiamo gli anni, io personalmente ho fatto ben 8 anni di gavetta per poi diventare praticante. Si chiamava “abusivato“. Io non mi sono però mai arresa; caratterialmente non mollo mai.
Questo spirito si denota anche dalle sue interviste, e dall’approccio che ha con la persona che le è di fronte.
L’ascolto è importantissimo. Io mi sento quasi una psicoterapeuta, e non mi stanco mai di ascoltare le storie delle donne. Anche se le intervisto più volte, ogni volta hanno qualcosa da dirmi. Le vite degli altri sono sempre più piene di cose di quanto noi possiamo immaginare.
Nel palinsesto Rai la presenza femminile è in crescita, anche se ancora distante dalla parità. Uno studio del 2022 ha rivelato che le donne rappresentano il 38.1 % dei personaggi televisivi che lavorano in azienda. Secondo il suo punto di vista, quali sono le ragioni principali di questa disparità?
Sul “gender gap” sono molto preparata perché ho lavorato come capo-redattore di Io Donna, e mi sono occupata proprio di leadership al femminile. Ho fatto anni e anni di studio, ho scritto dei saggi su come le donne riescano a “bucare il soffitto di cristallo” che blocca le loro carriere.

Il mondo dello spettacolo è un mercato artistico e le quotazioni sono diverse. Nelle aziende ordinarie, le donne sono sempre legate al tema della gravidanza, della cura dei figli e degli anziani. Secondo me questo problema è dovuto soprattutto alla divisione dei compiti in famiglia. Se ci fossero dei congedi parentali e mariti abituati a condividere, le donne potrebbero riuscire a conciliare vita privata e lavoro. Io sono una che crede che questo sia possibile, e non penso che la donna in carriera debba sacrificare una parte della sua vita, come maternità e matrimonio. Si può fare ma solo organizzandosi ed essendo aiutati.
È anche un esempio per i figli vedere la mamma non rinunciare alla propria carriera.
Io non amo i termini “successo” o “leadership“; sono sempre stata molto umile e con i piedi per terra, forse anche per via delle mie esperienze di vita. Sono passata dal Corriere della Sera ad un periodo di cassa integrazione, collaborando in seguito con un’agenzia di stampa e con un altro grande giornale. In questo lavoro bisogna sempre restare aperti a nuove possibilità ed essere pronti a cambiare, a studiare, ad essere i più bravi dal punto di vista della formazione, dell’impegno, della disciplina.
Tutti elementi, questi, che notiamo proprio nel suo percorso televisivo. Da Unomattina in famiglia a Storie di donne al bivio: due format molto diversi ma che hanno entrambi coinvolto il pubblico. Se dovesse guardare al futuro, c’è un’altra sfida che vorrebbe affrontare dal punto di vista lavorativo?
Io sono innamorata di Unomattina in Famiglia e consiglio Michele Guardì la migliore delle occasioni possibili. Quando fui chiamata nel 2009 a Rai 2, il direttore era Massimo Liofredi, un amico che era stato Capo Struttura negli anni in cui io facevo Domenica In. Lui mi chiese cosa volessi fare e io risposi che avrei voluto condurre I Fatti Vostri con Michele Guardì. All’epoca non fu possibile, perché avevano altri volti, ma quando ho avuto l’occasione nel 2019 sono tornata a lavorare proprio con lui. La prossima stagione di Unomattina in Famiglia sarà la settima per me.
Quanto è importante avere una buona squadra dietro le quinte di un programma?
Moltissimo, ed è anche importante sapere cosa si vuole, essere molto precisi. Io tra 10 anni mi vedrei sempre a Unomattina in Famiglia. Per me è il programma più bello, e ci vorrei stare per tutta la vita.
Cosa le piace di più di questo format? Cosa arriva al pubblico?
Mi piace tutto: è un programma scritto benissimo, si parla di tutto in maniera molto rigorosa ma serena. Noi abbiamo affrontato anche il periodo Covid, quando non avevamo ospiti ma solo collegamenti, non c’era né trucco né parrucco. Avevamo il terrore di infettarci da un momento all’altro e, nonostante questo, siamo riusciti a fare informazione in modo preciso e a dare un sorriso agli italiani, che si svegliano con noi ascoltando storie vere e serene, raccontate in modo molto delicato.
Il 24 giugno e il 1 luglio ci saranno due prime serate di Storie al Bivio Show. Cosa può dirci a riguardo?
Posso dire che saranno due puntate un po’ “scoppiettanti“, dove anche io mi metterò in gioco con molta autoironia.
Il 23 giugno condurrà invece la seconda edizione di Safety Love a Gorizia, dove si parlerà principalmente di sicurezza sul lavoro. Anticipazioni da darci sull’evento? Quanto è importante sensibilizzare ancora queste tematiche?
Sono felicissima che Massimo Bonelli – un grande produttore – mi abbia richiamato. L’anno scorso andammo a Pesaro, e in questo evento ho unito le mie più grandi passioni: il mondo del lavoro, perché vengo dal giornalismo economico, e la musica. Mi riempie il cuore di gioia partecipare a questo progetto, perché la squadra di Bonelli è di altissimo livello ed è un argomento che coltivo quotidianamente.

La sicurezza sul lavoro è il tema dei temi, e ne ha parlato anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non possiamo arrivare a dire: “Questa è una sfortunata coincidenza!“. Le coincidenze non esistono; ci sono troppi eventi del genere e tutti i giorni. Non abbiamo una cultura di prevenzione, per cui sono felicissima di andare a Gorizia.
Qual è il suo futuro lavorativo?
Restare a Unomattina in Famiglia per altri 10 anni, se Michele Guardì vorrà. Quella è la mia casa, è il mio impegno principale, è un programma dagli ascolti stellare. Siamo ogni sabato e domenica nelle case degli italiani con un ascolto medio del 25%. Credo che non ci sia posto più bello.