Monica Giandotti: “A Unomattina collaborazione fra Rai1 e Tg1 sempre proficua. Con Santoro ho capito che il giornalismo sarebbe stato il mio lavoro”

Dal provino per il Bagaglino all’ingresso nella squadra di Santoro, fino all’arrivo ad Unomattina, Monica Giandotti racconta la sua carriera.

“Ho sempre pensato che il giornalismo fosse la strada giusta per me e i no che ho detto sono stati a proposte che mi avrebbero probabilmente portato ad altri percorsi professionali” racconta a TvBlog Monica Giandotti ripercorrendo i primi anni delle sua carriera. La giornalista da due stagioni è alla conduzione di Unomattina insieme al collega Marco Frittella.

Qual è la prima reazione che ricordi di aver avuto davanti alla proposta che ti venne fatta dal direttore di Rai1 Stefano Coletta?

La grande gioia e il grandissimo onore che provai per quella scelta, insieme alla responsabilità di condurre un programma con più di trent’anni di storie alle spalle.

Come hai gestito il passaggio da Rai3 a Rai1?

Unomattina è un contenitore informativo con tanti aspetti diversi: politica, economia, attualità, ma anche cultura, costume. Questo è stato sicuramente il primo switch che ho dovuto fare, venendo da un programma prettamente politico come Agorà Estate e da un impegno nella redazione del Tg3 in questo stesso ambito. Per Unomattina è stato poi fondamentale approcciare ogni notizia e informazione da dare sempre nella maniera più adeguata in considerazione del pubblico e dell’orario in cui si va in onda.

La collaborazione fra Rai1 e Tg1 che sta dietro a Unomattina ha creato anche in questi due anni alcune frizioni, soprattutto con il cdr del Tg1. Come hai vissuto queste tensioni da conduttrice della rete? Hanno avuto degli effetti sul rapporto con Marco Frittella?

No, noi siamo sempre rimasti solidi, senza mai nulla che abbia anche lateralmente fatto incrinare il rapporto che c’è fra di noi. Il nostro è un rapporto di grandissima collaborazione, rispetto reciproco, stima e ammirazione ognuno per le sue qualità, essendo due conduttori complementari.

Come valuti alla luce della tua esperienza la collaborazione fra rete e testata? Pare che già da quest’estate si possa passare a una suddivisione fra lo spazio del Tg1 e lo spazio assegnato invece a Rai1…

La collaborazione è sempre stata proficua. Fare un programma insieme significa poter contare sulle forze dell’uno e le qualità dell’altro, quindi, per quella che è stata la mia esperienza, la gestione del gruppo di lavoro su Unomattina è stata serena. Non c’è mai stata tensione fra i due gruppi di lavoro – quello della testata e quello della rete – che lavorano per il programma.

Nei tuoi primi anni di Rai hai lavorato nella redazione di Annozero con Michele Santoro. Qual è l’insegnamento più importante che conservi di quell’esperienza?

Probabilmente l’essere curiosa e il non fermarsi al racconto dei fatti, soprattutto perché quello di Michele era un programma di approfondimento, che per sua natura indaga il contesto in cui matura un fatto. E poi non perdere mai il gusto del racconto: il racconto di un fatto passa anche dalla generosità con cui tu ti poni di fronte ad esso.

Da Santoro al Bagaglino il passo poteva essere breve. Ti sei mai pentita di quel no detto a Pingitore?

Ho sempre studiato danza, sia classica sia moderna, e dai diciott’anni per me fare le audizioni era un modo anche per misurarmi al di fuori della mia scuola di danza. Ero appena tornata dall’Erasmus, una compagna di corso mi disse che c’era quest’audizione: io non sapevo neanche fosse per il Bagaglino. Ci andai e mi presero per lavorare, ma ci pensai e rifiutai perché volevo laurearmi. Non ho mai pensato a cosa sarebbe successo se avessi detto di sì perché in fondo fu una scelta molto ponderata. Ero andata a fare quel provino, ma in cuor mio sapevo che non avrei accettato.

Una carriera giornalistica iniziata già durante gli studi universitari. Quando hai capito però che il giornalismo sarebbe diventato veramente il tuo lavoro?

Quando riuscii ad entrare a 27 anni nella redazione di Michele Santoro, capii che il giornalismo poteva essere effettivamente la mia strada, non perché prima non credessi in quello che mi piaceva fare, ma perché obiettivamente non sempre i sogni si realizzano. Dopo la laurea sono stata per un paio di anni nello studio legale di mio padre per capire che cosa realmente si poteva concretizzare per il mio futuro: quando poi sono arrivata ad Annozero ho capito che i miei sogni erano altri.

Ci sono stati altri “no” detti in questi anni, oltre a quello da giovanissima a Pingitore?

Ho detto no a tutte quelle esperienze professionali che mi avrebbero portato in un’altra dimensione. Da giovani non è sempre facile capire qual è la cosa giusta per te: io mi riconosco la tenacia di aver capito che il giornalismo fosse la mia strada. In nome di questa consapevolezza ho detto dei no che avrebbero potuto aprire altri percorsi, magari più legati all’intrattenimento.

Oggi invece Monica Giandotti a cosa direbbe di no?

Direi di no a tutto ciò che non rappresenta il percorso che ho fatto fino ad ora. Questo è quello che voglio continuare a fare.

Per il tuo futuro escludi un ritorno al Tg3?

Al Tg3 ho fatto alcune delle esperienze più belle e formative della mia carriera. Seguire il racconto nell’immediatezza dei fatti, ma anche nell’approfondimento è qualcosa che rimane sempre nel mio cuore. Probabilmente mi piacerebbe tornare nell’ottica di una crescita, ma a prescindere da ciò la cosa che mi sta più a cuore è continuare a lavorare in Rai per il servizio pubblico.

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